venerdì 3 ottobre 2014

[racconti brevi] - Ritorno a Bari, di Silvia Devitofrancesco



RITORNO A BARI

Certe storie d’amore sono destinate a durare per sempre. Mai come oggi posso considerare questa massima vera. Esco dalla stazione di “Bari centrale” stringendo forte il manico del mio trolley e attraverso, in direzione della fontana, confondendomi tra miriadi di visi. Uomini, donne, bambini e universitari, tutti guardano l’orologio e alzano il passo. Qualcuno più attendo (o più calmo!) mi riconosce. Mi ferma. Mi ringrazia per aver scritto un libro che parla di vita vera, ambientato proprio a Bari e non in una grande città americana. Un libro semplice che riporta la voce di gente semplice. Quella gente che ogni mattina si reca a lavoro, che non si preoccupa di essere sempre impeccabile e alla moda, che non usa tante parole. Sì proprio quella gente è la protagonista del mio libro. Ringrazio con un enorme sorriso e con tante parole di autentica soddisfazione e proseguo.
Ho lasciato la mia città a malincuore, ma la vita, talora, è così imprevedibile. Vivo lontano e ogni giorno la rimpiango. Rimpiango il sole, il mare, il cibo e il folkore. 
Percorro via Sparano, attraverso piazza Umberto costeggiando il palazzo dell’Ateneo e poi proseguo verso corso Cavour. Lo stesso giro che compivo da ragazzina. Una tradizione che si rinnova a ogni passo.
«Perché sei tornata?» vi chiederete. Ecco, sono tornata perché... A dir la verità non c’è un perché. Anzi forse sì, per nostalgia. Avevo bisogno di camminare su queste strade, di sentire questo caldo umido e di specchiarmi nella mia infanzia.
Proseguo a passo sostenuto verso il lungomare. Lascio che il vento di scirocco mi scompigli i capelli e che i ricordi riaffiorino. Manco da Bari da un anno circa eppure non è cambiato nulla. Solo il vecchio “Boscolo hotel” è diventato “Nuovo hotel delle nazioni”, ma per il resto la sua essenza è la stessa. Mi fermo sullo spiazzo della “rotonda” che si snoda proprio dinanzi all’hotel. Mi siedo su una panchina e osservo il mare. Una distesa infinita di acqua che si confonde col cielo. A Bari tradizione vuole che la stagione balneare inizi a maggio e termini a ottobre e, difatti, scorgo alcuni ragazzi intenti a sguazzare liberi. Li invidio. Invidio la loro spensieratezza e la loro voglia di buttarsi, di infischiarsene, di essere se stessi.
Stringo forte, attraverso il tessuto della borsa, una copia del mio ultimo libro. Un dono per una persona speciale. Devo solo trovare il coraggio. Maledetto coraggio dove sei?
Una folata di vento procura un rapido moto ondoso. Ora posso sentire il mare infrangersi contro gli scogli. Ricordi.
Estate 2009
Lo conobbi tra i corridoi del prestigioso liceo “Flacco”. Lui bello e gentile era uno dei pezzi più ambiti e di certo io non avrei mai potuto immaginare che egli guardasse proprio me. Non volevo ammetterlo eppure era così. Quando hai appena diciassette anni non conosci vergogna. Non temi il rifiuto, perché sai che hai dalla tua parte l’incoscienza. Se ciò dovesse accadere, ti farai una grande risata con la tua compagna di banco. Mi convinsi a rivolgergli attenzioni e ad uscirci. Tutto accadde qui, proprio su una panchina come questa posizionata in questo spicchio d’asfalto, sotto un sole cocente. Poi la vita ci separò. Io cercavo l’irraggiungibile ed egli era stanco di farmi capire che bisogna sapersi accontentare. Fu questa la causa ufficiale del nostro allontanamento. Quella non ufficiale fu che ormai ci conoscevano troppo ed erano troppo diversi, troppo giovani, insomma troppo tutto.
Egli è il protagonista del mio ultimo romanzo.
Guardo il mare e in fondo il palazzo della provincia. Afferro il cellulare e apro facebook. “Troverai il libro laddove tutto iniziò e laddove tutto finì.”
Rapida, senza aspettare risposta, riafferro il mio trolley e mi dirigo spedita in direzione del castello svevo.
Mi è particolarmente difficile non perdere l’equilibrio sulle chianche, ma riesco ad arrivare sana e salva dinanzi al muretto del fossato, quel muretto dove innamorati e gruppi di persone si siedono nelle sere d’estate. Quel muretto sul quale ci sedemmo per darci il nostro primo bacio. Quel muretto sul quale ci sedemmo per dirci addio.
Sfilo la copia del libro e la poggio, come se qualcuno l’avesse dimenticato. Attraverso rapida e mi nascondo in una gelateria dalla quale posso vedere senza essere vista.
Non arriva nessuno. Il libro rimane lì a sfogliarsi spinto dal vento di scirocco. Ci sono amori che non sono destinati a essere eterni. Bisogna farsene una ragione e andare avanti per crescere, per sperimentare, per creare.
Mi alzo dal tavolino, lascio il libro su quel muretto in attesa che qualcuno se lo prenda e mi incammino tra i vicoli della città vecchia. Una tappa al panificio Fiore, un chilo di orecchiette acquistate da un’arzilla signora ferma sull’uscio di casa che mi guarda con aria simpatica e alla quale vorrei confidare le mie pene. Un nuovo giro in centro, tra palazzo Mincuzzi e via Putignani. In sottofondo la canzone del mare. Sempre nelle mie orecchie. Ritmo naturale ed eterno.
La sera fa capolino. Mi dirigo verso casa. Quella casetta piccola piccola su via Manzoni, ormai deserta. Quella casa che mi ha vista divenire una donna e scrivere le mie prime parole.  Mi aspetta mamma con la telia di pasta al forno e tanta voglia di abbracciarmi, per dirmi: « Figlia mia e mangia di più, che sei bella lo stesso anche con qualche chilo in più!»
Ecco perché amo la Puglia. Non c’è alcuna regione o posto del mondo in cui mi senta davvero a casa. La Puglia è luci, suoni e colori. E’ semplicità e lietezza. È avere i problemi e non sentirli, sorridere, perché c’è sempre una via d’uscita. Ecco perché non voglio lasciare la Puglia, perché qui riesco a sentirmi davvero me. Autenticamente me.
©Silvia Devitofrancesco

giovedì 2 ottobre 2014

[il mondo delle donne] - Perduto tra le pieghe della storia (di Loriana Lucciarini)



Quando mi sono accorta che non era più accanto a me ho voltato lo sguardo attorno attorno, nella ricerca distratta tra l'ombra delle cose.

Ho atteso, convinta di vederlo arrivare appena dietro me, appena oltre quella curva o apparire oltre la collina, subito, o subito dopo.

Poi, però, sono andata avanti, nel caso non avesse atteso me, i miei smarrimenti, i miei attimi di solitudine.

Infine, preoccupata, ho iniziato a cercare, con furia e dispetto, tra gli angoli della casa, tra armadi, cassetti, vecchie valigie e tra gli strati degli anni, ma il nostro amore non c'era, non c'era più.

Perduto chissà quando, svanito tra il cielo dei sogni e i sassi della vita. Il nostro amore non c'era più, eppure l'ho cercato ancora, l'ho aspettato ancora, l'ho amato e perdonato, ancora; fino a quando ho capito che non sarebbe tornato ad illuminare la nostra storia. Allora, piangendo, a pugni chiusi, gli ho detto addio.

Il nostro amore si è arenato tra le pieghe della storia, per non far più ritorno, perduto per sempre.

©Loriana Lucciarini

mercoledì 1 ottobre 2014

[ritratti] - Marilyn Monroe (di Arianna Berna)





Mi chiamo Norma, Norma Jeane Mortenson, sono nata il 1 giugno del 1926, ma voi mi conoscete come Marilyn Monroe.

La mia vita è stata un continuo di alti e bassi.

Non parliamo dell’infanzia, una tragedia! Figlia di una madre psicologicamente instabile, ho trascorso gran parte della fanciullezza in case-famiglia, su cui preferisco stendere un velo pietoso, meglio non ricordare le violenze e le umiliazioni subite.

Mi sono sposata giovanissima, a sedici anni sono stata ingabbiata in un matrimonio di comodo, sponsorizzato dalla mia tutrice. Le scarpe di moglie mi stavano strette, ma ho fatto del mio meglio per immedesimarmi in quel ruolo, ho fatto la brava casalinga, come era richiesto alla mia epoca.

Quando mio marito si è arruolato nella marina mercantile sono rimasta di nuovo sola ed avevo bisogno di danaro oltre che di compagnia, così ho trovato un posto di lavoro come operaia, insieme a tante mie coetanee. Prima impacchettavo i paracadute, poi mi hanno destinato alla verniciatura delle fusoliere degli aeroplani ed è stato lì che ho incontrato il mio destino.

Ricordo come ieri il giorno in cui tutto ebbe inizio, il 26 giugno 1945.

Il fotografo David Conover è venuto allo stabilimento per fotografare le "ragazze che tenessero su il morale delle truppe al fronte" per un servizio per la rivista Yank. Sono stata scelta insieme alle mie colleghe più carine, ma, fra tutte, David non aveva occhi che per me. Gli sono piaciuta talmente tanto che mi ha esortato a intraprendere la carriera da modella.

Le foto per i militari mi hanno incoronato “Miss lanciafiamme”, ma, nel giro di poco tempo, le ho pagate con il divorzio.

Foto dopo foto mi allontanavo dalla povertà e dall’anonimato per arrivare fino dove tutti sapete, fino a dove mi sono persa, fra il lusso, le tentazioni e la disperazione che solo la solitudine interiore può creare.

Sono stata la donna più ammirata del mondo intero, ma ero così triste. Gli uomini che ho amato cercavano la dea, la diva e il sex siymbol, e non la donna e l’anima. Nessuno voleva Norma, tutti volevano solo Merilyn.

Se solo mi fossi fermata un passo prima, se solo mi fossi voluta un po’ più bene.

Sarebbe stato interessante vedere la vita con gli occhi dell’età, ma la vita è la vita e gli errori si pagano, e quanto il conto arriva si salda senza sconti.

©Arianna Berna

***


Alcune delle frasi più celebri di Marilyn


“La notte mi vesto di Chanel numero 5.”


“Vorrei essere felice. Ma chi lo è? Chi è felice?”


“Tutti veniamo alla luce con la nostra sessualità, grazie a Dio, ma è un peccato che così tanta gente disprezzi e soffochi questo dono naturale. L'arte, la vera arte, viene da lì, come ogni cosa.”


“La gente non mi vede! Vede solo i suoi pensieri più reconditi e li sublima attraverso di me, presumendo che io ne sia l'incarnazione.”


“Una volta celebri, sapete, potete leggere cose sul vostro conto, le idee di qualcun altro su di voi; ma ciò che conta - per sopravvivere, per affrontare giorno per giorno ciò che vi capita - è quel che pensate voi di voi stessi.”


“Non desidero niente altro. Uomini, denaro, amore, ma solo il talento per recitare.”


“Sentivo la mia mancanza di talento come se internamente indossassi abiti da quattro soldi. Ma, mio Dio, quanto volevo imparare, migliorare.”


“Quando ero piccola, nessuno mi diceva mai che ero carina; bisognerebbe dirlo a tutte le ragazzine, anche se non lo sono.”


“Il sesso fa parte della natura, e io seguo la natura.”


“
[Hollywood è] un posto dove ti pagano mille dollari per un bacio e cinquanta centesimi per la tua anima.”



mercoledì 17 settembre 2014

Contro il femminicidio: le 4writers aderiscono all'iniziativa in rete!





LE 4 WRITERS HANNO ADERITO
ADERITE ANCHE VOI!
 
Non importa quante persone a quell'ora faranno rumore.
E' importante QUALI persone quel giorno, daranno vita ad un fragile, mondiale e toccante silenzio.

Un'ora di silenzio su facebook. In tutto il mondo, nello stesso mOMento
25 novembre 2014
Giornata Internazionale per l'Eliminazione della violenza contro le Donne

domenica 7 settembre 2014

[ritratti] - Tipe da Spiaggia... (di Monica Coppola)

Tipe da Spiaggia: piccole indicazioni per riconoscere le vostre vicine di ombrellone
(e non ricontrarle in città…)
Siete appena rientrati dalle vacanze e vorreste già ripartire?
Vi capita spesso di accostare all’orecchio oggetti nella speranza di sentire il mare?
Girovagate per le strade di città con le ciabattine da mare senza nemmeno accorgervene?
Tranquilli, sono i postumi del rientro.
Ma se avete nostalgia delle vostre favolose amicizie sbocciate sotto l’ombrellone bè sappiate che non sempre è tutto così idilliaco…
Soprattutto se, nel lettino accanto al vostro, si sistemano comode comode le Tipe da Spiaggia come quelle che ho incontrato io…

1) La Wi-fi Woman
È facile da individuare perché difficilmente vi guarderà negli occhi o si accorgerà di voi.
Potrebbe risorgere un’intera colonia di arabe fenici direttamente ai piedi del suo lettino (strategicamente munito di mensola per tablet e vano a scomparsa per smartphone), verificarsi un’improvvisa eclissi solare e le acque potrebbero riempirsi di cavallucci marini danzanti, ma lei resterebbe impassibile, pupille fisse e polpastrelli rotanti sullo schermo.
Che si trovi nell’atollo di Malè o a Bergeggi poco le importa: quello che le sta a cuore è la presenza di un servizio wi-fi e di almeno tre “tacche” di campo. Tutto il resto non la turba affatto. Potrete far scavare il clone del traforo del Fréjus ai vostri pargoli tutto intorno al suo ombrellone, inondarla con cascate di sabbia o briciole di pane e nutella, senza provocare alcuna rissa. Occhio ai gavettoni però: se malauguratamente le annegate lo smartphone potrebbe perdere il suo self control, ridurvi in polpettine svedesi e poi postarvi su Instagram. Siate prudenti.

2) La Signora Sbuffauffa
Ci prova ma proprio non ce la fa.
Il relax l’annoia come un documentario sulla riproduzione delle larve dei lepidotteri in terza serata. Lei prova a combatterlo con ogni forma di intrattenimento: sfoglia pigramente qualche rivista ma dopo un’overdose visiva a base di chiappe Vip, richiude irritata. Infastidita dagli schiamazzi dei vicini infila le cuffie sbuffando e si spara a palla la Summer Hit Compilation ma al terzo brano ha già l’emicrania.
Spegne tutto e tenta un massaggio relax sul bagnasciuga ma viene disturbata da una pallina gommosa che con regolarità le piomba sulle cosce. Irritata prova allora a rilassarsi con lo snorkeling: infila pinne e maschere ma dopo dieci minuti passati senza vedere nemmeno la lisca di un pesce ne ha piene le scatole; quando esce è incazzata più di prima perché alla sua noia si sono aggiunte le alghe nei capelli e anche due moleste vesciche sull’alluce.
Sbuffando si dirige al bar della spiaggia dove ordina un tè freddo che a lei sembra acqua sporca e per di più le resta pure sullo stomaco. Così corre di corsa alla toilette dove però la porta non si chiude e ovviamente è finita la carta igienica. Rimpiange la sua casadolcecasa e con il volto più crucciato che mai torna al suo lettino, appoggia le guance tra i pugni e osservando la folla gioiosa davvero non riesce a capire che cavolo hanno da divertirsi tanto. Lei è lì da un solo giorno e già non ne può più… quasi quasi torna a casa.
Consiglio: avvistatela e stringete amicizia. Forse passerete 24 ore di angoscia ma ne vale la pena. Di solito lascia baracca e burattini entro 48 ore e se gli siete simpatiche vi lascia eredi di un soggiorno già pagato... Meditate ragazze, meditate.

3) La D.D.A ovvero La Divina Distruggi Autostima
È facile da riconoscere.
Guardatevi intorno: quasi tutte le donne normali devono arrabattarsi alla meno peggio tra pinzoni di plastica, ridicoli cappellini in rafia o diaboliche treccine afro strappa capelli per gestire alla meno peggio le ribelli chiome messe a dura prova da sole, sabbia e salsedine.
Quasi tutte tranne la Divina.
Lei esibisce una chioma impeccabile e vaporosa, come fosse avvolta da un’aura a base di jojoba e cheratina, con una nuance perfetta che voi non potreste replicare nemmeno se Jean Louis David diventasse il vostro migliore amico.
La sua abbronzatura è sempre uniforme, dorata al punto giusto e senza fastidiosi segni, mentre per tutte le donne“normali” varia dal rosso San Marzano, all’arancio zucca di Halloween al bianco robiola Osella per le meno colorite. Datevi pace perché accanto a lei sembrerete affascinanti come petti di pollo al supermarket anche se vi state crogiolando al sole da settimane e settimane.
Se sfortunatamente prende in affitto il lettino accanto al vostro, migrate il più lontano possibile.
La vostra autostima potrebbe subire danni irreparabili che nemmeno sei barattoli di Nutella potrebbero lenire. Avvistate un ombrellone riservato alla terza età e chiedete asilo politico ad un trio di vecchiette.
Magari gli manca la quarta per tentare una canasta o un pockerino.

4) Miss Melanina
Ha tre migliori amici: l’olio al mallo di noce, i raggi ultravioletti e il lettino da spiaggia.
All’allegro trio nelle ore di punta si aggiunge un transitorio ospite costituito da un minuscolo paio di occhialini appoggia naso in plastica gialla che Miss Melanina indossa quando sente che le palpebre iniziano a scaldarsi come uova strapazzate, di solito nelle ore di punta.
Giace in posizione supina e immobile di solito dalle 9 alle 12. Alle 12.15 sgranocchia qualche carota e poi cosparge con dovizia ogni angolo del suo corpo con sostanze untuose capaci di attirare anche i raggi solari del Polo Nord. Intorno alle 13.15 si gira a pancia in giù e ci resta fino al tramonto, a meno che non si verifichino calamità naturali in grado di scuotere il suo status di tintarella perpetua.
Se ne individuate una buttatevi a pesce: è una fantastica vicina di ombrellone.
Non parla, non mangia, non schizza, non si muove. Praticamente quasi non esiste.
Unica precauzione: fate attenzione a non farle mai ombra. Anche lei come la Wi-fi Woman potrebbe alterarsi e tramortirvi a colpi di specchietto solare portatile.

5) La Beach Broker
Per lei la playa è come Piazza Affari. Se ne infischia di bandiere blu e acque cristalline: quello che le importa è la caccia al pezzo unico.
È il sogno di tutti i vu cumprà del pianeta, inclusi venditori di cocco e bomboloni.
Durante la stagione invernale se ne sta tranquilla e si limita ad uno shopping cauto e occasionale nella grande distribuzione, ma sotto al solleone subisce una strana metamorfosi per cui ogni cianfrusaglia che vede si trasforma in oggetto del suo desiderio: sudici prendisoli in poliestere, borse in rafia puzzolente, pruriginosi teli mare adatti solo come scrub, braccialetti a laccio emostatico o fondi di bottiglia spacciati per perle di lapislazzuli.
La riconoscerete da lontano perché il suo ombrellone sembra una sorta di Jaama el-Fna dell’Adriatico.
Attorno a lei, venerata dall’intera popolazione multietnica dei Beach seller, il cuore del commercio pulsa inarrestabile come nei primi amori adolescenziali.
Da evitare se si prediligono vacanze silenziose ed economiche: il suo shopping compulsivo potrebbe contagiarvi perché è scientificamente provato che ogni oggetto che viene esaminato e valutato da un’altra donna diventa all’istante totalmente irresistibile anche per tutte le altre.
Quindi girate alla larga e dirigetevi a passo deciso verso l’ombrellone della Signora Sbuffauffa o delle vecchiette canasta-dipendenti.
A meno che non sia già troppo affollato…

P.s.: E voi chi avete incontrato durante le vostre vacanze?

©Monica Coppola

martedì 2 settembre 2014

[il mondo delle donne] - DISATTENZIONE di Arianna Berna



Disattenzione

Sara aspettava quel giorno da cinque lunghi anni, studiare non le piaceva. La scuola l’opprimeva, i professori, i compiti e gli impegni quotidiani la infastidivano. Era sempre stata la classica studentessa intelligente ma che non si applicava, sin dalla prima liceo aveva corso sul filo del rasoio, rischiando ogni anno la bocciatura, ma poi, allo scadere del tempo, riusciva immancabilmente a compiere il miracolo. Anche questa volta aveva realizzato la magia diplomandosi, seppur con il minimo dei voti. Leggere accanto al suo nome la parolina “matura” le aveva regalato la sensazione più intensa che ricordasse di aver vissuto. A Sara non importavano i voti, come pure a sua madre, che vedeva già la semplice promozione come una benedizione. Quella figlia tanto scapestrata quanto bella, le dava dei gran pensieri, per fortuna l’agonia era finalmente terminata, almeno per ora.

La sera della grande notizia i compagni di classe avevano organizzato un aperitivo in centro città per festeggiare e Sara desiderava essere perfetta. Si era preparata con cura, aveva lisciato i capelli con dovizia certosina e aveva indossato il vestito preferito con le spalle scoperte e la gonna cortissima.

“Non ti sembra di aver esagerato?” le chiese la madre mentre usciva di casa verso le dieci di sera. La figlia in tutta risposta le fece una linguaccia. Entrambe scoppiarono a ridere “Che tipa sei. Chissà che la vita ti vada sempre bene come oggi” le disse la madre mentre chiudeva la porta alle sue spalle.

Riflessa nell’impietoso specchio dell’ascensore, notò un brufolo scappato all’attività di restauro “Devo stare più attenta” mormorava fra sé mentre lo nascondeva con il correttore “Sono sempre troppo distratta, prima o poi finirà male”. Dopo il piccolo intervento la sua immagine riflessa nello specchio le sembrava soddisfacente, i capelli neri erano lisci e lucidi, la linea del contorno occhi blu, forti e penetranti, era ben disegnata a matita nera, mentre la bocca quasi si perdeva in un lucidalabbra rosa opaco.

Ad attenderla sotto casa Luca, il compagno di banco che tanto le piaceva ma che non si era ancora dichiarato. Quella sera era la loro serata, dovevano festeggiare la fine di un epoca e Sara sperava anche l’inizio di un nuovo amore.

Luca l’aspettava fuori dall’auto, appoggiato con la schiena alla portiera, le gambe incrociate e lo sguardo da duro, cercando di darsi un tono ed apparire più maturo di quanto in realtà fosse. Rimase a bocca aperta vedendo la ragazza corrergli incontro, era bellissima, più del solito. Il cuore fece un tuffo quando lo strinse forte inondandolo con il suo profumo di fiori e non riuscì a trattenersi dal dirle “Quanto sei bella”. Sara si nascose compiaciuta nel suo abbraccio, godendo di quell’istante, anche lui era decisamente affascinate con i jeans strappati che aveva acquistato insieme e la maglietta bianca che gli aveva regalato per il compleanno.

Luca la prese per mano e, con un riguardo che non aveva mai avuto prima, aprì la portiera, facendola accomodare al posto del passeggero. Stupita ed emozionata per tanta gentilezza, si lasciò condurre adagiandosi con grazia nel sedile della vecchia utilitaria rossa del padre di Luca.

“Pronta per festeggiare?”

“Certo!” rispose Sara.

Luca girò la chiave nel cruscotto e per fortuna l’automobile si accese al primo tentativo. Raggiunta la compagnia di amici nel locale che frequentavano di solito iniziarono a festeggiare con un giro di aperitivi.

Al terzo spritz la testa di Sara girava, ma non voleva fermarsi, la felicità era tanta e l’adrenalina ancora di più. Si sentiva importante, per una volta aveva smesso i panni della studentessa mediocre, che faticava a raggiungere la sufficienza, poteva festeggiare al pari dei secchioni che aveva tanto invidiato negli anni. Per una volta non era da meno, aveva raggiunto il primo traguardo importante ed il mondo sembrava essere ai suoi piedi. Luca la guardava come se fosse una fata e anche gli altri ragazzi non lesinavano complimenti.

A mezza notte l’allegra compagnia decise di lasciare il centro cittadino per continuare i festeggiamenti a Jesolo. Sara aveva bevuto un po’ troppo, ma non era preoccupata, perché la serata era ancora lunga e aveva tutto il tempo per riprendersi. Luca a differenza dell’amica si era tenuto con il bere, perché sentiva sulle sue spalle la responsabilità dell’esile ragazza che gli stava affianco e che segretamente amava da anni.

Saliti in auto, con altri due amici che si erano aggiunti all’ultimo, Luca girò la chiave ma questa volta l’auto fece un sussulto per morire ingloriosamente. Sara lo osserva senza dire nulla con un’espressione divertita, mentre lui voleva sprofondare sotto terra dalla vergogna.

Seduta al suo fianco Sara rideva della buffa situazione cercando di sdrammatizzare, le dispiaceva percepire l’imbarazzo dell’amico, che più guardava più trovava attraente. Si era invaghita di lui negli anni, ma non aveva mai avuto il coraggio di dichiararsi, quella sera però si sentiva sicura di sé, finalmente donna aveva rotto le catene dell’adolescenza ed era decisa a prendere l’iniziativa, non appena si fosse presentata la giusta occasione. Il tempo delle superiori era terminato e con l’università rischiava di perderlo in ogni caso, tanto valeva tentare, almeno non avrebbe avuto rimorsi in futuro. Presa dai pensieri romantici ed annebbiata dal troppo alcol bevuto a stomaco vuoto, non si ricordò di allacciare le cinture di sicurezza. Nemmeno Luca, di solito tanto attento, si accorse della disattenzione.

Finalmente l’auto si accese e, passato il momento di imbarazzo, l’allegra compagnia riprese a ridere e scherzare gioiosa. La musica era a tutto volume e le ragazze cantavano a squarciagola una canzone del momento ondeggiando le teste e le braccia con i finestrini abbassati.

Sara rideva ed era felice. Ascoltava la musica con gli occhi chiusi e non si accorse dell’auto che sbandava nella corsia opposta a cinquanta metri da loro, non vide Luca che cercava disperatamente di evitare lo schianto. Sempre con gli occhi chiusi si sentì strattonare a destra, in avanti, un colpo secco indietro ed infine a sinistra. Aprì gli occhi frastornata dai colpi e dal rumore assordante delle lamiere che si contorcevano. La velocità degli eventi non le faceva afferrare la gravità della situazione, il suolo era al posto del cielo, i piedi erano in aria e poi di nuovo a terra, mentre l’auto rossa rotolava nel campo adiacente alla strada. Senza niente che la legasse all’abitacolo, sbatteva violentemente contro ogni ostacolo, finché avvertì una piacevole sensazione, come se mancasse la gravità, non capiva come potesse sentirsi così leggera, come se stesse volando libera nel cielo, ma non aveva paura, anche se avrebbe dovuto.

Sentì però la terra nell’impatto, alla fine del volo che le costò la vita.

Non vide la corsa disperata di Luca, non avvertì le sue mani mentre la tirava a sé chiamandola per nome, non vide le sue lacrime e non lo sentì mentre le giurava amore eterno. Nessun rumore, nessun odore, nessun tatto. Niente più era per la bella Sara, il tempo era scaduto e la sua corsa verso la vita si era interrotta per non ripartire più.

©Arianna Berna





lunedì 1 settembre 2014

E' settembre... bentornati a tutti! Ci siete?


Noi sì e siamo cariche di idee e fogli scritti, piene di bei ricordi di un'estate appena passata, di tempo per noi, di affetti, piene di cose da fare e la voglia di trovare il tempo per le cose importanti!
Perché settembre è sempre un po' la stagione delle ripartenze e dei buoni propositi; così ecco che ci si segna in palestra o a quel corso di inglese che si rimanda già da troppo tempo. E qui, generalmente, che si decide di dare un cambio di look rinnovando il guardaroba o mettendosi a dieta, seriamente. 
E' a settembre che, cariche delle esperienze del ritmo rallentato dell'estate con ancora gli aromi e le immagini di quelle sonnolenti giornate di mare o di montagna con i nostri cari, che arriviamo determinate alla riprese delle attività con la voglia di non farci fagocitare.
E allora proviamoci davvero, questa volta!

Noi writers stiamo portando avanti progetti importanti, insieme e anche singolarmente. Ci saranno grosse novità nei prossimi mesi e vi terremo aggiornati.
Continuate quindi a seguirci e intanto... riprendiamo le nostre pubblicazioni periodiche: eccovi due nuovi post come assaggio. Alla prossima!

Arianna, Loriana, Monica, Silvia