martedì 22 luglio 2014

"Lo specchio del tempo" di Silvia Devitofrancesco - romanzo

UN SOGNO CHE SI AVVERA... MILLE AUGURI DI GIORNI PIENI DI ISPIRAZIONE E LETTURA!
BRAVA SILVIA!
da parte delle writers: Arianna, Monica, Loriana
 
DA OGGI IN VENDITA SUI MAGGIORI STORE
IL ROMANCE STORICO DI SILVIA DEVITOFRANCESCO 
 
Lo specchio del tempo - EBook
Autore: Silvia Devitofrancesco
Anno: 2014
Editore: Libro Aperto International Publishing
Genere: Fiction/Romance storico
Pagine: 150
Illustratore: Franco Limbardi
ISBN: 9781910442043

Descrizione
«Avvertivo strane sensazioni. Avevo paura di ciò che sarebbe potuto accadere e avevo paura per me.» 
Due donne diverse dai destini intrecciati, l’una lo specchio dell’altra. Un manoscritto le farà incontrare mettendo così a confronto due epoche diverse e due donne simili, vittime di un padre padrone, ancorate a un amore romantico, capaci di lottare per la vita.
Due storie legate dallo specchio del tempo, dove il passato incontra il presente e in cui due donne lontane eppure vicine, lottano per rivendicare il diritto di scegliere il proprio destino e il loro sogno d’amore. 



LA PAROLA ALL'AUTRICE...
  

HO REALIZZATO UN SOGNO! Grazie alla casa editrice Libro Aperto una nuova creatura ha preso forma. Si tratta de "Lo specchio del tempo" un romance a sfondo storico. 

SINOSSI: «Avvertivo strane sensazioni. Avevo paura di ciò che sarebbe potuto accadere e avevo paura per me.» Due donne diverse dai destini intrecciati, l’una lo specchio dell’altra. Un manoscritto le farà incontrare mettendo così a confronto due epoche diverse e due donne simili, vittime di un padre padrone, ancorate a un amore romantico, capaci di lottare per la vita. Due storie legate dallo specchio del tempo, dove il passato incontra il presente e in cui due donne lontane eppure vicine, lottano per rivendicare il diritto di scegliere il proprio destino e il loro sogno d’amore.
Spero che esso possa costituire per tutti voi un piacevole momento di evasione.
Attualmente è disponibile la versione ebook, ma molto presto arriverà anche quella cartacea. Dove acquistare? Qui ...


Un saluto a tutti! 
(Silvia)

Leggi l'intervista all'autrice, la nostra writer Silvia Devitofrancesco, qui


 

...un romanzo che, ovviamente, le writers 

vi invitano a leggere!

Arianna, Monica, Loriana


 

martedì 1 luglio 2014

[poesie] - In attesa di te (di Loriana Lucciarini)

In attesa di te

L'attesa è fatta di gelatina calda,

la sento colare lentamente ed

espandersi.


L'attesa è fatta di schegge roventi

che s'imputano tra il respiro e il ventre,

pungendomi.


L'attesa è fatta di nebbia scura

che non si dirada,

confondendomi.


L'attesa è fatta di gocce

colorate, sussulti di cuore

e polline di sole,

aspettandoti.

©Loriana Lucciarini


[il mondo delle donne] - Un esame, un compleanno, un matrimonio e... un mondiale! (di Monica Coppola)


Giugno è stato un mese intenso e ricco di colpi di scena.
Diciamo che le tappe si possono scandire di pari passo con le uniche tre partite “giocate” (si fa per dire) dalla nostra nazionale.
Le cose sono andate più o meno così…

14 giugno
1° PARTITA
Italia - Inghilterra
ORE 22,30.

Ho sonno, sì ho maledettamente sonno.
Qualche anno fa di sabato sera mi sarei dimenata al ritmo di “sabor latino” in qualche dancing o avrei spadellato per intere tribù di amici e invece adesso l’unica cosa che desidero è farmi una sonora ronfata.
Pienamente giustificata direi, visto che mancano appena 5 giorni al mio quarantesimo compleanno e quindi ho tutto il diritto di dare il benvenuto ai primi cedimenti strutturali della vecchiaia che incombe, stanchezza inclusa.
Le mie amiche che hanno già raggiunto il traguardo mi hanno avvisata: dopo il giro di boa che dagli “enta” porta agli “anta” tutto peggiora.
Hai ancora più sbalzi d’umore, i capelli bianchi proliferano in perfetta sincronia con i cuscinetti adiposi e ti sbraneresti prole, coniuge e parentado fino alla settima generazione un giorno su due.
Non resta che appendersi al collo un cartello con la scritta “Caduta pezzi” e camminare a testa bassa.
Evviva.
Comunque trenta o quaranta resta il fatto che io ho un sonno boia e vorrei solo dormire.
Anche se c’è l’anticiclone sub tropicale che rende tutto appiccicoso e anche se iniziano i mondiali.
A tal proposito la piccola C. ha annunciato tutta pimpante che lei resterà sveglia per tutti i due i tempi, minuti di recupero inclusi.
Il mio coniuge-coinquilino se l’è svignata con una scusa non meglio identificata promettendo di rientrare come un moderno Cenerentolo, entro il fischio d’inizio della mezzanotte.
Io però non ce la posso proprio fare…
Ho avuto una giornata da manuale della mamma e non ci sono abituata…
Mi sono svegliata all’alba per fare da “mamma-coach” ad F. che affrontava la sua prima prova scritta d’esame. Ovviamente assalita da tutti i dubbi grammaticali catalogabili dalla prima elementare alla terza media, nessuno escluso.
Poi per par condicio ho dovuto improvvisarmi “mamma-giardinetto” preparare un tramezzino alla nutella e prendermi eritemi e zanzare sotto il solleone di un parco giochi senza alberi, che i pargoli considerano però molto trendy, perché possiede un infernale struttura gioco denominata “Ragno”, su cui gli spensierati infanti tentano di arrampicarsi come scimmiette, rischiando ad ogni mossa fratture varie e assortite.
Ciliegina sulla torta ho ricoperto l’infame ruolo di “mamma-spesaiola” raccattando provviste al Carrefour tra la massa famelica di quel che restava del sabato pomeriggio.
E mentre riponevo gli approvvigionamenti dentro sottilissime buste puzzone di plastica bio, la cassiera mi ha rifilato uno scontrino chilometrico in triplice copia blaterando qualcosa a proposito di rimborso del cento percento in caso di vittoria della nazionale.
Io ho annuito distratta mentre arraffavo scontrini e pure la piccola C. in procinto di esibirsi nel tuffo da carrello.
E quindi adesso, dopo questa bella giornatina io e il mio spirito patriottico non ce la facciamo proprio più e vorremmo solo assopirci tra le lenzuola, con buona pace del tricolore.
Ma le mie “ragazze” non la pensano così.
Reclamano la “partita in famiglia” e considerano la mia presenza indispensabile visto che anche Cenerentolo ci degnerà della sua piuttosto fantasmagorica presenza.
Dopo un estenuante tira e molla raggiungiamo un armistizio: mi sarà concesso un sonnellino breve dalle 22. 30 alle 23.30, a patto che mi renda disponibile a fare da cavia per una manicure bianca rossa e verde. In alternativa sono disposte a stare brave per la modica cifra di dieci euro cadauna.
Ci accordiamo per 5 euro più una scorta mensile di estathé alla pesca e posso andarmi a stendere.
Chiudo gli occhi e, finalmente, mi rilasso…
Sono in pieno dormiveglia quando avverto qualcosa di strano, come una presenza morbida sulle mie guance e un lieve ronzio nelle orecchie…
Apro un occhio pigramente e vedo la piccola C. con le sue manine premute sulla mia guancia
“Mamma… volevo svegliarti per dirti che puoi dormire ancora mezz’ora!” annuncia fiera.
Non sa che un annuncio del genere potrebbe essere più letale del diabolico “ragno” dei giardinetti…
Per fortuna l’istinto materno, o più probabilmente il sonno, ha il sopravvento su ogni reazione avventata a danno del componente più giovane della mia famiglia.
Richiudo gli occhi e dopo nemmeno dieci minuti la porta si riapre.
Questa volta è la maggiore che fregandosene altamente del mio desiderio di riposo accende la luce e si sdraia accanto a me con tanto di pc posizionato sulla cartella “Tesina terza media”.
“Mà, dài… ripetiamo la tesina?”
“Frà manca una settimana!” protesto con la testa a sandwich tra due cuscini sperando che desista.
Speranza vana.
“Mà non puoi dormire! Sono tutti svegli che aspettano la partita!”
“Ti faccio sentire l’inno dei mondiali così ti svegli…”
Smanetta sulla tastiera e le note spaccatimpani di “Ole-Ola” gentilmente offerte da Lopez - Pitbull mi piombano moleste nel cervello.
“Visto che figata!”
Attratta dalla musica, anche la piccola C. decide di unirsi al party notturno pre-partita.
Io sono di nuovo animata dalle peggiori intenzioni che un genitore possa avere nei confronti della prole ma per fortuna vengo distratta da uno strombazzante “PEEEEE PEEE” che guarda caso proviene proprio dal mio uscio.
Il mio coinquilino/consorte, fresco come un bocciolo di rosa, varca la soglia munito della sua nuova trombetta da stadio hand made, costruita guardando un video su you tube tanto per ammazzare il tempo.
Mentre i tre hooligans improvvisano un karaoke sull’inno di Mameli io mi appiattisco sul divano e, tra uno sbadiglio e l’altro mi perdo tra le scarpette bicolore di Balotelli, i capelli sudati di Pirlo e l’orripilante completino rosa salmone del portiere di riserva.
I minuti passano e mentre io comprendo che il 4-2-3-1 non è un conto alla rovescia sbagliato, i miei coinquilini gongolano al primo goal, si ammosciano al pareggio ed esultano strombazzanti alla vittoria.
Alle 2,30 tutti ronfano beati nei loro lettini.
Tutti tranne la sottoscritta che, ovviamente, non ha più sonno.
Mi alzo e frugo nella borsa alla ricerca di una compressa di melatonina e mi ritrovo tra le mani lo scontrino infinito del Carrefour.
Lo leggo con attenzione e scopro che la vittoria insperata della nazionale mi dà diritto a un buono spesa da 50 euro e all’improvviso ho voglia di esultare anche io.
Prendo l’infernale trombetta fatta in casa e la schiaccio a più riprese zampettando tra le stanze.
“Beh, che avete? Non vi va più di festeggiare?”
Mi raggiungono mugugni e commenti di vivace disapprovazione mentre io, tutta soddisfatta, me ne torno a dormire pensando che tutto sommato il rosa salmone non è poi così male e il calcio inizia a starmi simpatico…
©Monica Coppola

[racconti brevi] - Nina (di Arianna Berna)

NINA

Mi chiamo Nina e sono una formichina.

Ho lunghe antenne nere sulla testa, che scuoto per parlare con le mie amiche operaie. Siamo una squadra instancabile e con Nippa e Pucci lavoriamo tanto tutti i giorni, dall'alba al tramonto, senza sosta. 

L'estate è la nostra stagione di punta, una buona raccolta di cibo ci garantisce un inverno tranquillo, quindi, per il bene comune, corriamo tutte come delle matte, alla ricerca di cibo.

Il formicaio è la nostra casa e assomiglia a un grande condominio, solo che invece di essere fatto di cemento è composto di terra, pezzettini di legno e qualsiasi materiale riusciamo ad accatastare. 

A dire il vero esistono anche formicai di cemento, una mia cugina di città vive proprio in una di quelle orribili costruzioni, lontano dal verde e dalla terra del bosco. Si sono ingegnate per sopravvivere a quell'ambiente ostile, creando l'inverosimile: hanno rosicchiato il cemento, pezzetto dopo pezzetto e si sono infilate dentro, colonizzando il palazzo.

Sono le padrone dell’edificio e quando ci sono i primi caldi escono tutte insieme seminando il panico fra i condomini, i giganti rosa come li chiamo io, fatti di carne e ossa. 

Proprio come questo omaccione che mi sta osservando inginocchiato nel morbido terriccio del bosco. Dalla borsa di vimini che porta con sé posso intendere che sia un raccoglitore di funghi.

In questo istante però è interessato a me e mi sta studiando come se fossi di una bestia rara. Si avvicina sempre di più e mi mette un'ansia indescrivibile.

Gli urlo scuotendo le antenne 

<<Ma sei fuori? Che hai da guardare? Sono solo una formica! Devo lavorare, lasciami passare!>> 

Ma il gigante continua a sbuffare e mi infesta con il suo alito puzzolente, senza muoversi di un centimetro. 

<<Mamma come sei brutto con quella faccia grande e quel pelo matto che esce rado e spinoso dalle guance!>> 

Urlo ancora inascoltata.

Non so se mi fanno più schifo gli occhi così lucidi e contornati da ciuffetti di peluria ricurva, o la bocca, umida e grande, con quei cosi bianchi che spuntano dalle gengive rosa. Sembrano tronchi passati in candeggina, penso si chiamino denti.

Inizio ad essere un pò preoccupata, perché, anche se cerco di scappare in ogni direzione, questo gigante maleodorante non mi lascia andare via, si diverte ad intralciare il mio cammino. 

Cosa vuole da me? 

E pensare che mi sono allontanata da Nippa e Pucci perché ho sentito un buon profumo di pane, non sapevo cosa aspettarmi mentre seguivo la scia del buon odore, poi l'ho vista e sono rimasta estasiata! Una briciola grande quasi quanto me.

Una briciola di pane nel bosco è merce rara e preziosa. Piacerà moltissimo alla formica madre, ne sono certa. Riceverò sicuramente un premio e magari potrò assaggiarne anche un pezzetto.

Sono così vicina al mio trofeo che non posso lasciarlo. L’omone si è distratto, è sobbalzato e si è alzato in piedi al trillare di un aggeggio infernale che ha estratto dal taschino della camicia a quadrati rossi e bianchi. Parla a voce alta in una lingua che non conosco, ma capisco che è il momento giusto per agire. 

Approfitto dell'attimo e corro a più non posso. Mi sento Carl Lewis, sono più veloce del vento, afferro con una zampa la briciola che è quasi più grande di me e mi rifugio sotto un fungo panciuto poco distante.

Prendo fiato, sono sfinita, la briciola pesa, ma non voglio lasciarla, è troppo preziosa. 

L'omone, mi sta cercando o almeno così mi sembra perché si avvicina pericolosamente al nascondiglio. Mi faccio piccola-piccola, accucciandomi sotto dei pezzettini di corteccia, appoggiata con la schiena al tronco del fungo.

Sono attimi decisivi. Ho tanta paura, l'ho visto succedere svariate volte a delle mie povere colleghe che adesso non ci sono più, se non sei svelta ti calpestano o ti portano via. 

Non voglio che oggi capiti a me e alle mie amiche, ma inizio a temere il peggio.

Se non posso salvare me stessa, almeno devo preservare loro, devo avvisarle. Scuoto le antenne e grido a più non posso a Nippa e Pucci di scappare, di tornare al formicaio. Intanto resto nascosta. 

L'uomo peloso si avvicina, sento il terreno sobbalzare ad ogni passo. E' un immenso, sembra non finire mai da quanto è alto. Non posso fare nulla contro di lui. Non ho armi per difendermi. 

Un balzo e un altro ancora. 

Il suo pesante scarpone con la suola di gomma spessa e nera è a pochi centimetri da me. Il cuoricino batte all'impazzata, sembra voglia uscire dal petto. E' la fine. Peccato non essere riuscita a tornare a casa, proprio oggi che avevo trovato questo tesoro di briciola. 

Già mi immagino schiacciata e appiccicata a quella suola che ora sta ruotando, cambiando il senso di marcia. Scivola e schiaccia tutto quello che sfiora. Il fungo si spezza lasciandomi scoperta. Abbasso le antenne e abbraccio la briciola, come se fosse un'amica. Attendo l'attimo in cui sarò poltiglia insieme al muschio e a quello che resta del fungo.

Silenzio, poi un tonfo, un altro ancora. I possenti piedi si allontanano da me. 

Stendo a crederci eppure è vero!

<<Sono viva.>> 

Grido forte scuotendo le antenne. 

Nippa e Pucci mi rispondono e le raggiungo festante alzando la briciola al cielo come se fosse un trofeo.

©Arianna Berna 

[ritratti] - Diario impossibile: scrive Rea Silvia (di Silvia Devitofrancesco)



Quanta polvere cade su di me. Non riesco più a respirare, mi sento oppressa e la luce, pian piano, diventa sempre più lontana. Sto andando incontro alla morte, la sto abbracciando come una mamma abbraccia il suo bambino e le sto correndo incontro come una figlia corre dalla sua mamma. È orribile guardare la morte. Diventi pienamente cosciente che hai le ore, i minuti e i secondi contati, non puoi fare niente, sei inerme. Mi stanno seppellendo viva perché è questa la pena che devo scontare per la mia colpa. Quale colpa? L’aver amato! Una vestale non può amare; una vestale deve conservarsi vergine; una vestale non può essere come tutte le altre donne. Non l’ho scelto io questo destino credule, mi è stato imposto e io ho deciso di ribellarmi a modo mio.

Un giorno il dio Marte si invaghì di me. Ero riuscita a sedurre un dio, mica cosa da niente! Decisi di amarlo, ma il destino aveva deciso di rendere tutto più complicato, tutto troppo complicato…

Rimasi incinta e non potetti fingere che nulla fosse accaduto. Diedi alla luce due meravigliosi bambini…già erano gemelli. Loro però sono vivi:affidati alle cure amorevoli del Tevere e abbandonati al loro destino, che spero sia di gloria.

Non è giusto che l’amore debba essere punito. A mio modo il dio Marte l’ho amato. Lui mi ha sedotta e io, che non avevo mai conosciuto intimamente un uomo, mi sono abbandonata totalmente a lui, sperimentando sensazioni ed emozioni che non conoscevo. Mani che si intrecciano, corpi che, pian piano, si rivelano e si scoprono, occhi che si guardano, dritti, taglienti, occhi che vorrebbero pronunciare mille parole diverse, ma, che, si arrendono al momento, alla situazione… bocche che hanno desiderio di sfamarsi, che non riescono a staccarsi e poi… il miracolo della vita! Un evento straordinario che ti cambia e che, nel mio caso, cambierà per sempre il corso della storia umana. Quanto a me, devo solamente accettare la mia condanna, non posso opporre resistenza. Ho sbagliato ed è giusto che io paghi. Il prezzo che sto pagando è con la mia vita.

Eccomi, morte, sono tua sorella, sono qui, prendimi. Anzi, prendimi subito, non resisto più con tutta questa polvere. Ormai è in me, è entrata nei miei polmoni, in ogni piccola cellula di me. Siamo nati dalla polvere e alla polvere ritorneremo, ecco io lo sto sperimentando direttamente, nel vero senso della parola.

Lo spiraglio di luce che intravedevo e che mi dava ancora un briciolo di speranza e di illusione di vita, non c’è più. Ora è tutto nero e il peso della polvere aumenta sempre più.

Rea Silvia se ne va e lascia il suo ricordo al mondo e nei libri di storia. Grazie a me, al mio amore e al mio sacrificio ha origine la splendida civiltà di Roma. Rendetemi grazie…
©Silvia Devitofrancesco


lunedì 2 giugno 2014

[ritratti] - Margherita Hack (Arianna Berna)


"L’amica delle stelle"

Ho scelto di parlare di Margherita Hack perché è una delle donne che più stimo. Di lei mi ha sempre colpito il coraggio di esistere a modo suo, infischiandosene delle convenzioni sociali per portare avanti i suoi ideali e lo stile di vita. Simpatica e semplice, nonostante i titoli di studio, gli incarichi ricoperti e le onorificenze ricevute.
Nasce nel 1922 e muore nel 2013 a pochi giorni dal suo novantunesimo compleanno, per problemi cardiaci.
Nella sua lunga vita Margherita Hack non ha perso tempo, a soli 23 anni si è laureata in Fisica, con una tesi sull'astrofisica. Nella sua impressionate carriera ha fatto un po’ di tutto, è stata docente universitaria, ha diretto un osservatorio, ma non si è limita a questo, ha scritto libri e grazie alle sue doti comunicative e alla visibilità che ha acquistato nel tempo ha combattuto per sostenere quanto in cui credeva: la libertà della scienza, la laicità dello stato e la parità dei diritti.
Il carattere inconfondibile di questa grande donna, che la rendeva speciale era la semplicità.
Semplice nel suo modo di porsi, nel vestire e nel parlare. Così semplice da riuscire a spiegare, concetti difficili prima di lei inaccessibili ai più. Già perché Margherita Hack è stata il primo scienziato a rivolgersi alla massa e a spiegare l'Universo in parole comuni. Sosteneva da sempre che "si dovrebbe insegnare la scienza fin dalle elementari'' e non posso che essere d'accordo, perché la mente dei nostri bambini è una meravigliosa spugna desiderosa di sapere, che va gonfiata di conoscenza.
Difficilmente qualcuno non ha sentito parlare di lei e delle sue tante iniziative. Quello che magari si ignora è che da ragazza era anche una sportiva, appassionata di pallacanestro e atletica leggera. Fu campionessa di salto in alto e in lungo nei campionati universitari. Non ci furono soltanto sport e studio nella sua vita, ma anche un grande amore, Aldo De Rosa che sposò nel 1944. In una lunga intervista che concesse a Repubblica nel 2006, aveva raccontato a modo suo, con l'inconfondibile simpatia toscana che la caratterizzava, gli albori di quel lungo cammino che l'avrebbe accompagnata per tutta la vita “Io avevo 11 anni e lui 13. Ci incontravamo ai giardini pubblici. Giocavamo a guardie e ladri, noi s’era sempre i ladri. Facevamo anche grandi tornei di palla e corse di resistenza. Ci arrampicavamo sugli alberi, e io lo battevo sempre. Ci siamo ritrovati all’università e a dire il vero ci eravamo piuttosto antipatici. Si litigava sempre, non mi ricordo poi com’è finita che ci siamo innamorati e addirittura sposati. Aldo è un’enciclopedia vivente che consulto in continuazione. Imprevedibile, timido, sognatore, come un extraterrestre, il mio opposto”.
Poi, parlando del matrimonio, continua “Io non avevo nessuna voglia di sposarmi. Considero il matrimonio una cosa inutile. In chiesa poi! Mi vergognavo come un cane. Ma i genitori di Aldo erano religiosi, erano credenti, ci tenevano… Il mio abito da sposa? Un cappotto rivoltato. Celeste, credo. E cosa portavo sotto non me lo ricordo neppure. Niente di speciale comunque. Anche Aldo aveva un cappotto rivoltato. Una cerimonia semplicissima, eravamo sette o otto persone in tutto. Nessun pranzo di nozze. Andammo lui e io da soli a mangiare in una trattoria a piazzale Michelangelo. Mangiammo certi spaghetti al pomodoro così cattivi che ancora me li ricordo”.
Non parliamo dei figli! “Mai, mai. Noi i figlioli non si volevano. C’è chi è portato e chi non è portato: io non sono portata. Da ragazza poi mi dava molta noia tutta quella propaganda di Mussolini secondo cui le donne dovevano fare figlioli per forza, e anche tanti. Oggi c’è molta retorica attorno alla maternità. Io preferisco i gatti. Mi hanno cresciuta nel modo più libero, senza ancorarmi ai ruoli femminili, inculcandomi due valori fondamentali: la libertà e la giustizia. Una grande fortuna per me”.
Nell'agosto del 2010 Margherita Hack è stata anche premiata a Torre del Lago Puccini come "Personaggio gay dell'anno" per la sua attività a favore dei diritti civili e del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali.
Nell’ultima intervista rilasciata a Giorgio Pagano dell'Associazione Radicale Esperanto, a pochi giorni dalla sua morte, ha ribadito l’importanza di conservare la lingua italiana nelle università italiane, dichiarando che “Secondo me non bisogna abbandonare la propria lingua, certi concetti si possono esprimere solo quando una lingua si conosce molto bene come la propria”.
Scelte fuori dal coro, su cui si può o meno essere d'accordo, ma in ogni caso denotano una forza e determinatezza di carattere così inusuale nella popolazione femminile, specialmente sua coetanea.
Umberto Veronesi l'ha definita "l'icona del pensiero libero e dell'anticonformismo" ed è così che mi piace ricordarla in questo mio rispettoso e umile tributo.
©Arianna Berna

[il mondo delle donne] - Il lato sexy del Salone del Libro [Monica Coppola]


Il lato sexy del Salone del Libro

Torino, Lingotto Fiere, giovedì 8 maggio.
Sonnacchioso e soleggiato pomeriggio di quello che potrebbe essere un giorno qualsiasi nella capitale dei gianduiotti.
Ma che nell’aria ci sia qualcosa di diverso, oltre al profumo di cioccolato, te ne accorgi subito.
Un bambino mi guarda attraverso il suo binocolo di carta e mi sorride, ricordandomi che oggi è il grande giorno: apre il Salone del Libro.
Pur di non farmi sfuggire l’inaugurazione ho rispolverato le mie abilità drammaturgiche e chiesto un giorno di ferie, causa doloroso trapasso di una fantomatica prozia, mai comparsa nel mio albero genealogico.
E così eccomi qui, con la borsa imbottita di copie del mio romanzo, la testa piena di sogni e una piadina allo stracchino che mi ballonzola nello stomaco, disintegrata a velocità supersonica causa fame nervosa.
Chi non è per niente nervosa è invece la mia amica M., che da quando mi sono messa in testa di fare la scrittrice, ha deciso di assumere pro tempore il ruolo della Fata Turchina personale, tanto per evitare che finissi con il combinare un disastro dopo l’altro, tipo mandare documenti pesanti tonnellate di megabyte, copertine dalle inquietanti immagini mozzate o copie rilegate al contrario.
E ora eccola qui, con il suo sorriso contagioso e la sua andatura rubata alle passerelle, pronta a sostenermi nella "Mission Salone del Libro", con amicizia, dedizione e una buona dose di senso pratico.
Oggi in particolare ha mixato la sua dolce aria da fatina ad un’efficienza di superwoman e così, mentre io cincischio con il naso in su davanti alla Bolla di Renzo Piano, lei sfodera i biglietti elettronici saltacoda, si accolla metà delle mie paffute copie e tempo zero mi trascina dentro.
Sciami di scolaresche con buffi copricapi a porcellini rosa ci ronzano intorno schiamazzando, adolescenti muniti dai ciuffi iperbolici improvvisano selfie accanto a volti noti e distinti signori di mezza età sorridono, imbarazzati e vanitosi, alle telecamere di passaggio.
Cercando di tenere il passo all'efficienza di M. subito recupero due copie del programma.
«Guarda! C’è la Tamaro in sala Gialla! Anche un workshop sui twitter narrativi e… pure Pierò Pelù alle cinque!» parto a raffica con gli occhi sgranati come una bambina «Da dove cominciamo?"
«Da niente di tutto questo» M. appoggia le mani sui fianchi sottili e mi osserva con aria di bonario rimprovero «Hai dimenticato che siamo qui per fare pubbliche relazioni con gli editori?»
All'accoppiata PR ed editori sento un crampo allo stomaco dovuto non tanto piadina fagocitata ma ad un sostantivo di cinque lettere: P-a-u-r-a.
«No, certo, lo so ma …» temporeggio io aprendo il programma a caso «Ecco…visto che siamo qui… Non vorremmo mica perderci l’esibizione folkloristico-cubana dei Sol Ruiz trio no?»
«E da quando hai 'sta passione per i gruppi folkloristici cubani, tu?» mi chiede M. con sospetto.
E qui le mie argomentazioni iniziano a fare acqua da tutte le parti...
In realtà l’unico mio contatto con la musica latino americana è avvenuto attraverso un corso di zumba fitness che si è tristemente concluso quando, al terzo passo di merengue, la mia cervicale è impazzita come una maionese.
A quel punto la parte razionale del mio cervello ha preso la situazione in mano ricordandomi che, forse, alla mia veneranda età sarebbe stato più saggio smetterla di zumpettare ai ritmi caraibici e mettermi buona buona in pantofole, davanti alla tivù, ad indovinare i numeri dei pacchi fortunati.
«No vabbè…E’ che già che siamo qui mi sembrava carino fare un salto e…»
«Ma certo. Ci andremo dopo dai cubani. E se vuoi di salti ne facciamo anche quattro ma prima…» M. gira e rigira la sua mappa come un capitano al timone «Facciamo conoscere Viola ad un paio di editori.»
L’ha ridetto, ecco. E dire che quando l’ho conosciuta mi sembrava una ragazza timida!
Mi sento come Leonardo di Caprio sul Titanic nella scena in cui è ammanettato al palo e l’acqua inizia ad invadere la cabina. Non ho scampo…
E mentre la mia Fatina con una bic blu trasformata in bacchetta tenta di trasformarmi in un’agguerrita Pr io penso che un conto è fare i brillantoni via mail, inviando agli editori lettere di accompagnamento che sembrano spontanee ma che magari sono frutto di notti sonnacchiose e pensose, trascorse al ritmo del tasto canc premuto a manetta, un altro è guardare in faccia i volti di coloro che sfogliando il tuo romanzo, decideranno come in un talent show «per te è sì », «per te è no.»
«Ecco, tu vai qui “Nuove Proposte” io vado dall’altra parte a vedere di trovare il mio amico scrittore, così facciamo due chiacchiere anche con lui…» lei mi mostra la mappa «Ecco, devi andare qui…» e mi mostra un puntino circolettato «Vai dritto, poi a destra, poi dritto, poi di nuovo a sinistra: non puoi sbagliare!» e poi mi sorride contagiosa «Sei pronta? Sei carica?»
«Come un mulo…» aggiungo, con il cuore che sembra rotolare come il copertone di una bicicletta al giro d’Italia.
Dopo qualche secondo M. svanisce inghiottita dalla folla, mentre io traballante cerco di capire il dove diavolo si trovi il primo editore, boicottata dalla sindrome disgrafica che, sempre quando non deve, ricompare facendomi vedere a destra le cose che sono a sinistra e viceversa.
Morale della favola: dopo un paio di svolte, una chiacchierata soporifera con un tizio che voleva appiopparmi un corso sulla memoria e un altro che cercava di accaparrarsi la destinazione del mio misero cinque per mille, non so più dove mi trovo e soprattutto non ho ancora visto nemmeno il naso di un editore.
Sto per desistere quando ecco che davanti a me, invitante, compare un cartello cubitale con la scritta “Valutiamo manoscritti per le nostre collane” accanto allo stand di un biondino slavato che continua a smanettare su un pc on aria distratta.
Un chiaro segno del destino! Perché non tentare?
Raccolgo il mio coraggio, prendo fiato, ripasso mentalmente la mia sinossi e come se mi stessi gettando da una rupe trattenuta solo da un elastico alla caviglia, vado a presentarmi.
«Buongiorno! Ho letto il cartello! Sarei interessata… Può dedicarmi un minuto?»
«Anche due…» il biondino slavato richiude il suo pc e mi guarda incuriosito.
Così, finalmente mi lancio con la presentazione del romanzo.
«E quindi ho pensato che un finale di questo tipo possa sorprendere il lettore e magari creare un aggancio per un’eventuale continuazione…» dopo venti minuti di monologo, accompagnati da un’incalzante secchezza papillare, decido di tagliare corto per evitare la disidratazione.
Il biondino nel frattempo, si è stappato sadicamente un’acqua tonica, ed ha continuato a fissarmi stranito, attraverso le sue lenti senza montatura.
Mi sa che la storia non gli è piaciuta…
«Se vuole posso aggiungere qualche altro particolare sulla struttura narrativa…» chiedo tanto per smorzare quel silenzio fitto che, francamente, inizia ad imbarazzarmi.
«No, la struttura narrativa è molto chiara…» replica, aggiustandosi gli occhiali sulla punta del naso .
«Ovviamente è migliorabile…» mi affretto ad aggiungere « E può essere adattata anche alla vostra linea editoriale…»
Lui guarda me, riguarda la copia che gli ho consegnato e poi si sofferma sul testo con più attenzione.
«In effetti forse con un buon lavoro di editing potrebbe essere adattata…»
«Davvero?» domando già invasa da una nuova corrente di entusiasmo.
«Ho detto forse..» mi corregge prontamente.
«Certo… ha detto “forse”.»
«E con un buon lavoro di editing»
«Ovvio… un buon lavoro di editing…» ripeto io a pappagallo.
Poi la melodia della “Cavalleria Rusticana” parte a tutto spiano dal mio cellulare «Mi scusi solo un minuto…»
Lui scuote le spalle e mi ripropina la sua battuta d’esordio «Anche due…»
«Hey ma dove sei finita?» domanda la voce squillante di M.
«Sono finita da un tipo che valuta inediti! Forse gli piace il romanzo!»
«Benone! Ma spiega un po’ dove sei che ti raggiungo…»
«Aspetta… cerco il numero di padiglione e stand…»
Faccio un cenno d’intesa al biondino che mi osserva ora con aria decisamente perplessa, e mi allontano alla ricerca delle coordinate da suggerire alla mia amica M.
Inizio a mettere a fuoco meglio i dettagli del padiglione ed ho come la sensazione che qualcosa non torni.
Mi ritrovo sotto un’equivocabile locandina che ha tutta l’aria di essere un composit di parti anatomiche maschili e femminili, distribuite in percentuali perfettamente equilibrate.
Poi l’occhio mi cade sui libri disposti in ordinate piramidi sulle quali troneggia un elegante cartoncino dorato con la specifica “Vietata la consultazioni ai minori di anni 18”.
E davanti a me si manifesta anche, inequivocabile, il nome della casa editrice: “Amplessi e parole”...
«Oh no!» all’improvviso le ginocchia mi diventano molli come il budino servito negli ospedali la domenica come dessert.
«Pronto? Ma che succede?»
«Succede che ho appena avuto un colloquio con una casa editrice di romanzi porno…» rispondo tutto d’un fiato con le guance incandescenti.
«Coooosa? » M. scoppia in una risata spontanea e fragorosa «Per essere un’esordiente ti dai da fare eh!»
«Ha pure una mia copia! Cosa faccio ora?»
«E me lo chiedi? Fatti pubblicare! Diventerai ricchissima!»
«Non ci penso nemmeno! Io scappo!»
«Ma che dici! Fai un bel respiro e vatti a riprendere la copia!»
«Sto morendo di vergogna… mi guardano tutti!»
«Ma va! Sarà suggestione!» mi rassicura «Facciamo così: prendi la copia e poi percorri tutto il corridoio A e vai sempre dritto. Ci vediamo a casa Cookbook…capito?»
«Sì, ho capito!»
«Casa Cookbook eh? Guarda che lì si cucina così non puoi sbagliare…» precisa ironica M. «Se no chissà dove mi vai a finire!»
E pur di concludere il più in fretta possibile un’eventuale carriera nel mondo della letteratura erotica, decido di immolare a sacrificio una delle mie copie, senza avere il coraggio di tornare dal biondastro a recuperarla.
Pazienza.
Anche perché continuo a sentirmi tutti gli occhi addosso, in particolare quelli di una coppia madre-figlia che sembra attratta da me, come un magnete sul frigo.
La coppia ha un’aria vagamente familiare che, purtroppo per me, diventa decisamente familiare mentre avanza a passo deciso nella mia direzione.
Ed ecco che, in un battito di ciglia, mi ritrovo faccia a faccia con il naso schiacciato e lo chignon grigio muffa della mia capa.
«Guarda un po’ chi si vede…» replica sorpresa «Non eri a lutto per il funerale della tua prozia?»
«Ehm... sì… ma …il commiato è stato più veloce del previsto. Mi serviva un diversivo per riprendermi dal dolore ecco…» replico paonazza mentre i suoi occhi a spillo osservano, sbigottiti, la contorsione di corpi nudi alle mie spalle.
«Voglio sperare che non sia come sembra…» dall'alto dei suo gobbo metro e settanta mi fissa come una casalinga che ha appena scoperto un bagarozzo trotterellare sulla credenza.
«E… no, infatti, non è come sembra...»
«Hai una carriera alternativa di cui l’azienda non è al corrente?»
«No, assolutamente… io scrivo romanzi di tutt'altro genere… C’è stato solo un equivoco e io sono qui per caso…»
«Il genere mi sembra alquanto inequivocabile...» aggiunge gelida indirizzando lo sguardo verso le gigantografie erotiche.
Sto per spiegarle tutto l’accaduto quando il biondino slavato dello stand ci raggiunge. «Ah eccola qui. Ma dov’era finita?»
«Ecco io… ho avuto un contrattempo…» ribatto sempre più imbarazzata con le guance color pummarola fresca.
«Senta le lascio il mio biglietto da visita» aggiunge lui porgendomi un cartoncino rosso vivo «Mi chiami. Magari con un buon lavoro di editing qualcosa di buono viene fuori…»
«Eh… magari…» imbarazzatissima mi rigiro il bigliettino tra le dita senza sapere dove accidenti metterlo.
La Capa assiste alla scena muta, pallida, e pietrificata.
«Maman andiamo?» una petulante ragazzotta con i capelli schiacciati e una borsa di Prada abnorme come la sua circonferenza fianchi, la raggiunge sollecita «Al caffè letterario sta per iniziare la disquisizione sull’irresistibile anacronistico ritorno dell’autocrazia russa…»
«Sì tesoro, hai ragione andiamo, andiamo…» il suo tono velenoso si tinge di miele per un istante e poi si impasta nuovamente di fiele «Con te facciamo i conti domani. Otto e trenta. Non un minuto dopo. Nel mio ufficio.» sentenzia Senza possibilità di replica, facendo oscillare la lunga palandrana damascata con la quale si abbiglia per presenziare alle “occasioni speciali”, incontri su Putin compresi a quanto pare.
Io resto lì, imbambolata, con un biglietto da visita dal design hard core e lo spettro di una lettera di richiamo, già svolazzante sul mio spettinato carrè.
Una pin up dalle onde boccolose e una gonna a pois a vita stretta, si avvicina roteando e cinguettando al biondino slavato, seguita da una folla vivace.
La riconosco come l’autrice dell’acclamata trilogia “Sopra di me” “Sotto di me”e ”Dovunque ti pare” che da mesi svetta ai vertici delle classifiche accanto ai volumi “La carbonara in centro modi diversi” e “Preghiere quotidiane” tanto per dare un’idea della coerenza letteraria, tutta italiana.
Mi viene davvero la tentazione di riscrivere il mio romanzo in base alle “vivaci” tendenze di mercato e magari cavalcare l'onda e intitolarlo "50 sfumature di Viola".
Ma quando immagino le mie protagoniste rotolarsi allegramente tra le lenzuola Con baldi giovani dai bicipiti possenti e dalle prestazioni ineccepibili, sento un nuovo crampo allo stomaco.
In quel momento il mio cellulare squilla di nuovo.
Penso sia M. che stia per rivolgersi a “Chi l’ha visto?” ma invece una voce, sconosciuta e allegra, mi comunica che la mia storia breve sul cappero di Pantelleria è in vetta alle classifiche mensili e ne verranno acquistati i diritti.
Mi viene da ridere…
Tu lavori per anni su un romanzo, ne curi ogni minimo dettaglio e poi ti inventi in mezz’ora una storiella sui sottaceti e quella va in classifica…
Magari , se non sfondo come scrittrice, posso riciclarmi come testimonial di cetriolini e giardiniere…
Perché proprio non c’è niente da fare: la vita, come i personaggi, va sempre dove cappero gli pare...


©Monica Coppola