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martedì 26 aprile 2016

[Ritratti] - Ci sono due autrici, una libraia, una blogger e... una cascata di bouganville




Ci sono due autrici, una libraia, una blogger e... una cascata di bouganville.


Questa storia inizia quasi come una barzelletta.

Perché ci sono giorni in cui o ti fai una risata, o sei perduto.

Come quando, alla vigilia di una presentazione, metà della tua maglietta preferita si disintegra sotto la piastra ionica del ferro da stiro soft-touch nuovo di zecca. Che, aveva spergiurato l'infingardo commesso, sarebbe stato superscorrevole con i tessuti, trattandoli con estrema delicatezza.

Prima di arroventare altro, ripongo il  ferro carnivoro, ma una nuova bad news, annunciata in pompa magna dalla folgore di messenger, è già pronta per me: l'ingresso della libreria dove si terrà l'incontro è stato transennato, causa impellente e improcrastinabile make up del manto stradale.

La colata ristrutturante ovviamente non riguarda l'edicola poco distante che, forte del suo asfalto liscio e levigato, proprio lo stesso giorno sfodera un duetto composto da autrice nuova proposta + big giornalista, e tre pacchetti di figurine panini in omaggio, tanto per gradire.

Ma noi siamo pulzelle dal sorriso errante e decidiamo di combattere la sfiga a colpi di Hakuna Matata: questa presentazione s'ha da fare!  E non saranno certo un'edicola vip e una spalmata di catrame ad ostacolarci.  Che il karma si regoli e vada a fare sgambetti altrove.

Venghino Signore e Signori.

Perché qui ci sono delle storie che vale la pena raccontare.


Come quella di quella di Paola, libraia appassionata e controcorrente che indossa magliette a pois per colorare l'umore e va a caccia di libri con lo stesso fiuto di un lagotto Romagnolo: lei, di ingozzare i lettori con un paté di dozzinali best-seller, non ci pensa nemmeno.  Paola condivide con Viola sia le vertigini sia quella voglia di saltare per acciuffare il proprio desiderio. Per questo, quando un un anno fa scopre che quella libreria sta per essere ceduta, non ci pensa due volte: si licenzia, ridipinge le pareti, scrive messaggi colorati sulle lavagnette, appende cartelli in vetrina e... preme il tasto start per uno dei mestieri più belli e coraggiosi del mondo.


Poi c’è Baba, la blogger con le All star ai piedi che per amore ha imparato a conoscere i segreti del tannino e dei beccucci da travaso e, mentre gestisce L'enologo assetato divora libri,  perché è di pagine che hanno sete i suoi sogni. Barbara, in realtà, prima di parlare in pubblico un prosecco lo gradirebbe volentieri, perché è timida e ogni tanto, come Viola, si lascia mettere all'angolo. Ma quando parla di libri gli occhi le si illuminano, l'imbarazzo scivola via e le parole volteggiano come ali di farfalle e tu resti lì, incantata. Ad ascoltare.


E Alice, che una come lei puoi solo sperare di incontrarla nella vita. Quando accade tu  non guardi i gatti ma guardi lei, e ci vedi il sole e poi da lì non torni più indietro. Vorresti solo portartela a casa. Lei, il suo taglio di capelli splendidamente libero, i suoi libri e anche un paio delle rock band in cui suona. Perché sfrigola di simpatia effervescente, contagiosa e multivitaminica. Alice ha scritto uno dei romanzi più belli dell'anno e potrebbe tranquillamente fregiarsi dell'aura delle migliaia di copie vendute o giocarsi a Las Vegas le royalties. E invece no. È qui con te, a sbriciolare risate in questo sabato pomeriggio al gusto di biscotto. Alice è travolgente come Emma, capace come Matilde, dolce e umile come Viola. Tutto insieme. 


E Miranda da Mirville, che per me è come Zia Dalia, anche se in pratica siamo coetanee.

Non ha un catering di dolci ma cucina spaghetti cinesi, indossa scarpe rosse, interroga molari capricciosi, dispensa abbracci seriali e se abbrustolisci la tua maglietta preferita riesce a farti vedere il lato positivo della cosa.

Anche Miranda scrive e lo sa fare molto bene. Le parole dei suoi racconti hanno quella stessa magia delle torce infuocate dei giocolieri che ti sorprendono davanti ad un semaforo rosso: traffico e malumore svaniscono, resti lì a bocca aperta e ti ritrovi in un mondo incantato.


Paola, Alice, Baba, Miranda: donne che scrivono, raccontano, leggono ma soprattutto amano i libri e provano a contagiare gli altri con l'intensità e la bellezza della loro passione.


Donne come rigogliose bounganville, che con tenacia si arrampicano su un muro usurato dal tempo, riempiendone ogni singola crepa.

E quel muro scalcinato traboccherà di fiori colorati, che si scalderanno al sole .

Perché siamo sempre noi a decidere quando è ora di far spazio alla primavera...

©Monica Coppola  

giovedì 3 dicembre 2015

[Ritratti] - Arianna & Monica: due amiche, due writers, un incontro speciale


L’amicizia con Monica è nata quasi per caso, alla vecchia maniera, ma con i mezzi moderni. Siamo state amiche di penna per due anni, solo che al posto dell’inchiostro abbiamo usato le mail e le chat. Ci siamo conosciute in rete, grazie alla sua Viola. La lettura di“ Viola vertigini e vaniglia” mi aveva rapito fin dalle prime battute, accendendo la curiosità anche sulla scrittrice, che sentivo affine e non mi sbagliavo!
Sinceramente a quasi quarant’anni non credevo che mi sarebbe capitata un’amicizia che ha molto nella profondità dei legami che nascono da adolescenti, eppure ci siamo avvicinate sottovoce, quasi in punta di piedi, una mail dopo l’altra. Aspettavo le sue mail come un dono prezioso e ci siamo avvicinate giorno dopo giorno. In due anni di amicizia via web mancava soltanto la fisicità, ma ammetto che inizialmente avevo timore di togliere il velo di internet.
Quando il desiderio di incontrarla è stato più forte delle paure, ho preso il coraggio a due mani e le ho proposto di vederci con l’occasione delle ferie estive, che entrambe trascorriamo da anni in Sardegna e poco importava se eravamo quasi agli antipodi dell’isola.
Incontrarci non è stato semplice, pareva il viaggio della speranza, ho tirato giù dal letto Nicola e Sebastiano all’alba per partire puntuali ed essere a destinazione a un’ora decente. Nonostante i chilometri macinati, la strada sembrava essere infinita e, se non bastasse, nella convinzione di prendere una scorciatoia ci siamo imbattuti in una strada di montagna che non ha nulla da invidiare a un passo alpino. La ciliegina sulla torta è stato l’Hotel, che invece di essere in riva al mare, come avevo mal capito dalle recensioni su Booking, era disperso nell’entroterra ai piedi delle montagne.
Ero sfinita ancora prima di iniziare, e l’ho incontrata in parcheggio in un afoso mezzo giorno di fine agosto, in una Tortolì che pareva deserta.
Ero tesa e percepivo anche l’ansia di Monica, ma un ottimo gelato ha smorzato le paure e abbiamo iniziato a conoscerci nella dimensione più bella, quella della fisicità. Parlare e guardarsi negli occhi non ha pari, per quanto le moderne tecnologie abbiano accorciato le distanze, non c’è paragone.
Avevo già visto alcune sue fotografie, quindi sapevo com’era, ma dal vero era decisamente un’altra storia. Abbiamo trascorso il pomeriggio a chiacchierare distese sulla sabbia rosa con il mare turchese negli occhi, non potevamo avere una cornice migliore per il nostro primo incontro.
Dalla foga di non perdere nemmeno un minuto del poco tempo che avevamo a disposizione, ci siamo ricordate di scattarci una foto insieme alla fine della giornata, con i capelli scarruffati e pieni di salso, ma felici.
I minuti si sono mangiati le ore e quando ci siamo salutate, ho avuto la sensazione che il tempo fosse scivolato fra le dita troppo velocemente.
Che cosa è cambiato da quel giorno? Tutto e niente. Niente perché ci sentiamo quanto prima forse anche con maggiore intensità, tutto perché la sento ancora più vicina.
Alla prossima volta Monica, dobbiamo inventarci un’altra scusa per incontrarci!

(copyright Arianna Berna)

lunedì 2 novembre 2015

[Ritratti] - Karin Losco- La malattia mi ha insegnato a vivere (di Arianna Berna)


Karin Losco è una giovane donna che a soli diciotto anni è in grado di dare una importate lezione di coraggio, maturità e tenacia nel governare una malattia per la quale non esistono cure.
Karin è afflitta da una grave forma di patologia all’intestino che ha lasciato una testimonianza toccante in un’intervista a Vanity Fair a febbraio 2015*.
«Affrontare ogni giorno una malattia contro la quale non esistono cure significa combattere contro un mostro che alcune volte ti distrugge completamente. Ti toglie le energie e purtroppo in certi momenti riesce a strapparti anche la speranza e la voglia di vivere».
Nella sua giovane vita Karin ha dovuto già affrontare l’umiliazione di non essere compresa e non curata per il male che la divorava dentro, poiché la sua malattia era stata scambiata per un’altra e per questo erroneamente curata. «Credevano che fossi anoressica. In realtà non capivano perché non riuscivo né a mangiare né a bere nulla e allo stesso tempo a sentirmi piena. Ma se bevevo stavo male per ore, e se mangiavo qualcosa ancora peggio. Ho subito in quegli anni umiliazioni e trattamenti che non dimenticherò mai».
Il calvario era incominciato da bambina, a soli 8 anni, e nel tempo, invece di migliorare i sintomi non hanno fatto che aggravarsi. La scoperta giunge dopo sette anni, in cui il suo male prende un nome e un cognome: displasia neuronale intestinale, che come spiega la stessa Karin è «Una patologia che non consente al all’intestino di funzionare come dovrebbe».
Karin ricorda il giorno in cui le comunicarono la diagnosi «Con me – ricorda Karin – quel giorno c’erano i miei genitori che rimasero spiazzati dalla notizia. Si sente spesso parlare di malattie rare, ma si pensa sempre che essendo rare non possano capitare mai ai tuoi familiari o amici e che siano cose lontane da te e dalla tua vita, e invece non è così. Sapere di essere affetta da una malattia rara e grave, non è una bella prospettiva di vita, ma  mi ha fatto sentire risollevata. Mi ha tolto quel peso e quell’incertezza in cui ho vissuto per anni tra corsie di ospedali e cure sbagliate».
Karin ha reagito affrontando con coraggio la malattia, non lasciandosi sopraffare dallo sconforto.
«La malattia mi limita in molte cose. Mi costringe – racconta - a vivere alla giornata non programmando nulla. Poi passando dodici ore al giorno attaccata a un filo di flebo, molte notti ho difficoltà ad addormentarmi e di conseguenza di giorno sono molto stanca».
«Approfitto quando i dolori si attenuano per fare ciò che mi piace. Adoro leggere. Mi piace uscire e divertirmi. Quando invece sto troppo male a farmi compagnia c’è la musica. Quando sei affetta da una malattia rara non ricordi nemmeno quali siano i ritmi di una giornata normale. Quando vado a dormire spero sempre che il giorno che verrà sia accettabile e senza troppo dolore. Quando mi sveglio al mattino, invece, penso che ho a disposizione un nuovo giorno per poter vivere e che quel giorno non merita di essere sprecato. Mi spaventa il fatto che la mia malattia possa peggiorare e che potrei non riuscire più a mangiare e  a bere neanche quel poco che posso ora».
L’intervista alla giovane e saggia Karin finisce con parole di speranza e di entusiasmo che mi hanno personalmente toccato.
«Una malattia rara è vero, sconvolge l’esistenza, ma ogni giorno ti ricorda di non mollare. A volte non è facile, lo ammetto. La malattia mi ha cambiato la vita e il mio modo di affrontarla. Mi insegna ogni giorno che non bisogna lasciarsi andare. Ho imparato ad apprezzare ogni attimo di  serenità. Ogni piccola cosa che prima poteva sembrare insignificante ora  capisco che è preziosa. La vita, in fondo, anche con una malattia rara è una splendida avventura nella quale vale la pena di tuffarsi a capofitto».   

Dolce e bella Karin, dopo aver letto la tua importante testimonianza non posso che dimostrarti la stima che provo per te, augurandoti di non mollare mai.
Un in bocca al lupo infinito.

©Arianna Berna

*Notizia tratta dal sito http://www.vanityfair.it/news/italia/15/02/28/giornata-malattia-rara-storia-foto, articolo del 20 febbraio 2015 di Angela Altomare e fotografia del primo piano i Karin del medesimo articolo

mercoledì 2 settembre 2015

[il mondo delle donne] - TIPE DA SPIAGGIA 2015 - parte 2 (di Monica Coppola)



Tipe da Spiaggia #2

La spremitrice intrepida




Facilissima da riconoscere: potete individuarla con le gambe solitamente in posizione yoga e le braccia avvinghiate sulla schiena del povero tapino seduto davanti a lei. Ma non fatevi ingannare, non si sta prodigando in effusioni estive bensì in qualcosa di molto diverso.

Forse in un'altra vita voleva fare l'estetista ma poi qualcosa è andato storto e siccome le grandi passioni non muoiono mai, il suo passatempo preferito, in barba a beachvolley e snorkeling è la spremitura di punti neri, foruncoletti e affini degli sventurati che le orbitano intorno.

Potete anche avvistarla gattonare irrequieta a carponi sullo stuoino di rafia intorno al malcapitato che, per dare tregua alla sua martoriata schiena si è disteso supino e, sfinito e dolorante, è sprofondato in una pennichella. Lei invece, non dorme mai e anzi, approfitta del torpore delle sue vittime potenziali per studiarle più da vicino. E infatti ora il suo volto è a due centimetri dal naso del malcapitato dormiente, alla ricerca di comedoni come porcini in Val Vigezzo.

Dotata di pinzetta e kleenex, è pronta a colpire tutti indiscriminatamente. Indipendentemente da età, sesso, squadra del cuore o ideali politici

Vuoi che non ci sia un peletto impertinente che abbia deciso di spuntare all'improvviso dove non deve?

Un puntino nero da detonare?

Un brufoletto da torchiare come una biancolilla di Siracusa?

Se l'avvistate statele alla larga. Sopratutto se avete un bulbo pilifero fertile, con picchi di ricrescita o, peggio ancora, figlioli adolescenti che potrebbe avviluppare con le sue unghie laccate e restituirvi arrossati e scoppiettati come rotoli di pluriball dopo l'uso.




Tipe da Spiaggia #3
L'untuosa contorsionista


Anche lei, come (l'ex) casta spogliarellista, teme i batteri del bagnasciuga più delle rate della TARSU.
La riconoscerete perché possiede un intero kit di creme, sieri, stick a protezione totale e non appena prende posto sull'arenile inizia a sfoderare tutto l'armamentario.
Il punto è, e lei lo sa bene, che il sole colpisce a tradimento proprio laddove non te lo aspetti.
E allora prima di crogiolarsi sotto il solleone è necessario espletare a dovere il rituale della "spalmatura".
Si inizia con la posizione del fenicottero, in piedi sulla gamba sinistra, flette e distende la destra per essere certa di raggiungere anche talloni e alluci. Poi torce il collo dietro la schiena, nemmeno lo avesse snodabile, e con la mano destra, alacremente, si spalma generosamente la parte sinistra della schiena. E viceversa.
Piega il busto in avanti e fa roteare le mani tra l'interno cosce per essere certa di proteggere anche quelle parti dove, normalmente, non batte il sole.
Non contenta, estrae dalla sua fornitissima pochette, un olio viscido che distribuisce sulle sue folte chiome, che al tocco si trasformano come se avesse appena ricevuto delle affettuose leccate di cammello.
Infine arraffa lo stick per la protezione delle zone perioculari e inizia a disegnarsi tratti obliqui sul volto.
Decorata come una Zo'è del Sud America si avvia ponderata verso la riva.
E finalmente, tutta untuosa e soddisfatta, si tuffa in mare anche lei, diffondendo inquietanti chiazze galleggianti e oleose stile frittura di paranza appoggiata su uno scottex da discount.
Così, dopo aver dato il suo personale contributo di biossido di titanio, ossido di zinco, parabeni, trifosfato di pentasodio e affini, a danno dell'ecosistema marino, si dà una scrollatina e dopo qualche istante, poiché i bugiardini raccomandano di ripetere l'applicazione da capo, ricomincia con i suoi spalmamenti.
Se la vedete siate prudenti, e nuotate al largo da lei: se non volete restare invischiati nelle sue chiazze galleggianti. E tenete a portata di mano il numero di GreenPeace!

(copyright Monica Coppola - tutti i diritti riservati)


martedì 4 agosto 2015

[il mondo delle donne] - TIPE DA SPIAGGIA 2015 - parte 1 (di Monica Coppola)







Tipe da Spiaggia #1
La nuda per caso





Di solito si aggira per le spiagge avvolta in parei multistrato e grandi cappelli di paglia. Seguita da un infelice omuncolo portatore di costume a slip.

Osserva meticolosa l'ambiente circostante la playa e, quando si accorge dell'assenza di cabine destinate alla s-vestizione, è preda del panico.

Resta lì impalata e tenace, ghermita dai multistrati di stoffa indecisa sul da farsi.

Ma il sole è cocente, la sabbia rovente e il tempo tiranno, per cui, a meno di non tuffarsi tra le chiare e dolci acque con tutto il suo ambaradan tessile non ha alternativa: deve spogliarsi.

Si guarda intorno timorosa e, non appena vede sfilare sulla battigia due marmoree vichinghe in topless, che calamitano gli sguardi degli spiaggiaioli, marito compreso, coglie l'attimo per disfarsi dell'ingombrante outfit da yeti. È allora che svela un osceno olimpionico parigamba dalla fantasia che ricorda tanto un girotondo allegro di spermatozoi ma che lei, ignara, ha comunque acquistato al volo perché i costumi moderni li reputa quantomeno oltraggiosi.

La casta spogliarellista si sa, le sue grazie le mostra soltanto al fedele consorte che, infischiandosene altamente delle sue manovre pudiche, sta fissando i ballonzolanti glutei delle turiste crucche che hanno deciso di sollazzarsi giocando a racchettoni.

Ignara del rischio che il suo matrimonio sta per correre, protegge le sue chiome con un ignobile cuffietta in lattice con margheritone tridimensionali e, in tutta fretta prende il largo, per evitare che qualche sguardo bramoso possa soffermarsi sulle sue carni, pressurizzate dal costumone vintage. Ovviamente il coniuge ne approfitta per socializzare con le turiste in monokini.

Dopo la nuotata rigeneratrice che le ha fatto dimenticare l'onta del primo spogliarello, deve però affrontare un'altra spinosa questione: il costume bagnato.

E nella sua testolina bigotta si dipana un amletico dubbio: rischiare la proliferazione di funghi e batteri nelle parti "innominabili" o tentare un'impresa ardua e rischiosa, come quella del cambio costume sulla pubblica playa?

Alla fine, poiché nella preservazione delle sue grazie rientra anche l'evitare accuratamente malattie trasmissibili che sicuramente proliferano in luoghi della pubblica perdizione come quelli, e di cui, ne è certa, le spilungone bionde che ora si stanno intrattenendo con il suo uomo sono sicuramente portatrici sane, non le resta alternativa che dare il via al secondo spogliarello di quella infame giornata.

Si arrotola in un telo mare come un kebab e poi inizia a dimenare le anche tentando di liberarsi del virulento indumento da mare. Si contorce, si divincola, si sbraccia, ma il costume le resta attaccato alla pelle come una tutina in lattice.

Tuffa la testa dentro l'asciugamano, afferra l'elastico e tira con tutta la forza che ha e il costume si arena, indisponente e testardo, in un punto imprecisato tra chiappe e cosce e non ne vuole sapere di andare né su né giù.

Sfinita chiede aiuto al suo consorte che però non se la fila di striscio, tutto intento a scattarsi selfie con le sventolone dai capelli color miele.

Così, imprecando contro l'estate, le spiagge senza cabine, le crucche, e soprattutto per quello stronzo di suo marito, è costretta a fare da sé.

Nella foga della missione recupero costume, l'asciugamano le scivola e in un attimo si ritrova nuda per caso sulla pubblica playa, con le chiappe coperte a metà dal costume arrotolato, il seno prorompente e latteo e la cuffietta con i fiori in rilievo ancora in testa.

In quel preciso istante passano in contemporanea un inglese, un francese, un tedesco e un venditore di cocco napoletano, che posa il suo cestino di frutti esotici insabbiati e in un nanosecondo immortala e condivide le sue grazie su tutti i social.

Postilla: convertita e sedotta dal milione di like ottenuti, manda a cagare marito e senso del pudore e diventa fashion blogger, e opinionista fissa a Temptation Island.

(copyright Monica Coppola - tutti i diritti riservati)

venerdì 1 maggio 2015

[ritratti] - Appunti (ed emozioni) di una scrittrice esordiente, di Monica Coppola




Appunti (ed emozioni) di una scrittrice esordiente

Ebbene ci siamo quasi.
Anche se devo darmi un pizzicotto a minuti alterni,  mi rendo conto che sta succedendo davvero.
A maggio sboccerà il mio romanzo. Sarà presentato all'Incubatore del Salone del libro. 
E poi prenderà la sua strada. Non sarà più il mio manoscritto nel cassetto ma tutti saranno liberi di sbirciarlo, leggerlo, recensirlo o anche solo usarlo per decorare la libreria. 
Così mentre compilavo, romanticamente a mano, i documenti per la presentazione, ripensavo al lungo viaggio compiuto da Viola, la protagonista, fin da quando era solo un germoglio, proprio come la mia storia. 
Le infinite scritture e riscritture, la voglia di mollare, poi quella di continuare, magari con il prezioso aiuto di un coach letterario. Qualcuno che possa darti la giusta carica quando la penna scricchiola e l'inchiostro, come l'energia, sta per finire. 
E ancora, a manoscritto finito, l'editing, la caccia ai maledetti refusi che si infilano dappertutto, la scelta del titolo,  i concorsi, le file alla posta, con chili di bustine pluriball (senza un solo pallino scoppiato sigh!), per spedire tutto agli editori.  I mesi di assoluta calma piatta, di mail che non arrivavano, di fogli candidi, dannatamente bianchi, che non si sporcavano più di idee.
Fino al Salone del libro dello scorso anno, dove la realtà si mescola al romanzo. Girovagando per  gli stand incontro Anna Sophie e Livio Sassolini, direttori editoriali della giovane casa editrice Booksalad a cui ho inviato il mio romanzo. Scelgo alcuni dei loro libri e tra una parola e l’altra, ovviamente, racconto la trama del mio romanzo e… scopro che lo hanno letto!
Quello che è successo dopo, comprese le curiosità golose del backstage, ve lo racconteremo sabato 16 maggio alle 21.00 al Salone del libro. 
Io, Gessica (la coach letteraria), MariaTeresa (l'insostituibile designer) e Anna Sophie (la direttrice editoriale) di  Booksalad.
Perchè le belle storie vanno assaporate con calma, proprio come i deliziosi cupcake delle zie floreali di Viola…


©Monica Coppola



lunedì 2 marzo 2015

[ritratti] - Jane Austen, una penna attuale eppur bicentenaria - di Loriana Lucciarini


Jane Austen, una penna attuale eppur bicentenaria

Loriana Lucciarini


Jane Austen nasce a Steventon (Hampshire) nel 1775. Scrittrice, figura di spicco della narrativa preromantica inglese, i suoi romanzi sono Orgoglio e Pregiudizio, Ragione e sentimento, Mansfield Park, Emma, L’abbazia di Northanger e Persuasione. Sanditon è l’ultimo suo lavoro, pubblicato postumo e incompleto a causa della sua prematura morte.


La Austen, pur se dalla vita breve e un po’ ai margini della società dell’epoca, riesce a tratteggiare i suoi personaggi in modo magistrale.


I suoi scritti hanno più livelli di interpretazione e un lettore attento e scrupoloso può trovare un’ironica critica delle convenzioni sociali e d’etichetta di quel particolare momento storico. 



Ma scopriamo di più sulla sua vita...

Suo padre era il rettore della parrocchia di Steventon. Jane era la settima di otto figli: 6 maschi e due femmine. I maschi furono presto avviati a professioni o alla carriera militare, mentre Jane e sua sorella Cassandra furono mandate a studiare e poi incoraggiate nella scrittura: a quell'epoca le donne rimanevano in casa in attesa di sposarsi.

Grazie alle sollecitazioni paterne, Jane inizierà a comporre i suoi splendidi romanzi, arricchendoli con la sua lucida analisi della società dell'epoca e l'acuta ironia di cui era capace.

Dalla personalità riservata e schiva, la giovane Jane frequentava comunque i balli, anche se predilegeva la vita ritirata di campagna. In seguito al trasferimento dell'intera famiglia Austen a Bath, Jane visse un periodo non felice: nonostante le nuove relazioni sociali la famiglia spesso si trasferì altrove per brevi periodi. 
A 27 anni Jane Austen ricevette una proposta di matrimonio che inizialmente accettò, per poi rifiutare repentinamente il giorno dopo, questo costrinse lei e la sorella Cassandra a una partenza affrettata dal luogo di vacanza ove si trovavano, ospiti della famiglia dell'innamorato respinto.

Dopo la morte del capofamiglia, gli Austen si trasferirono nel Southampton per avvicinarsi ai due fratelli maggiori, militari in carriera di stanza a Portsmouth. 


In seguito la famiglia venne invitata a stabilirsi nell'Hampshire, dove uno dei fratelli maggiori – Edward – aveva ereditato una proprietà dal vecchio zio che lo aveva adottato e preso con sé. Qui Jane Austen visse nuovamente le gioie del passato, in uno dei luoghi da lei tanto amati che le infuse nuova energia creativa: negli anni a seguire concluderà la stesura di molti dei suoi romanzi che, successivamente, vennero pubblicati e diffusi – prima sotto pseudonimo, poi con la sua firma.

La salute della scrittrice, sofferente del morbo di Addison, nel 1817 si aggravò. Venne così trasferita a Winchester per sottoporsi a cure mediche. La malattia incurabile la portò alla morte a soli 41 anni, lasciando incompiuto l'ultimo romanzo, Sanditon, che è ultimamente stato pubblicato pur se incompleto, visto l'interesse da sempre suscitato da questa autrice sui lettori di tutto il mondo. Negli ultimi mesi è stato anche pubblicato un volume di racconti giovanili, scritti quando l’autrice aveva dai dodici ai diciotto anni: Quattro coppie.

Le spoglie della scrittrice riposano nella cattedrale di Winchester e la sua residenza nell'Hampishire (Chawton House) è divenuta un museo, visitato annualmente da migliaia di appassionati.


Opere letterarie e film

Ecco la biografia completa dei volumi pubblicati, senza citare ulteriori opere, compendi, poemetti e altro: 

Sense and Sensibility (Ragione e sentimento)
Pride and Prejudice (Orgoglio e pregiudizio)
Northanger Abbey (L'abbazia di Northanger)
Mansfield Park (Mansfield Park)
Emma (Emma)Persuasion (Persuasione)
Lady Susan
The Watsons (incompiuto)
Sanditon (incompiuto)


Dai suoi libri sono state realizzate numerose versioni cinematografiche, teatrali e adattamenti per la tv, tra i tanti ricordiamo: Orgoglio e Pregiudizio (1938, 1940, 1949, 1952, 1957, 1958, 1967, 1980, 1995, 2005), Senno e Sensibilità (1950, 1971, 1981, 1995, 2008), Emma (1948, 1954, 1960, 1972, 1996, 2009) e Persuasione (1960, 1971, 1995, 2007).


I film che, invece, raccontano la vita dell'autrice sono: The Real Jane Austen (2002), il già citato Becoming Jane (2007) e Miss Austen Regrets (2008).


©Loriana Lucciarini










domenica 1 febbraio 2015

[ritratti] - Diario impossibile: scrive Andromaca - di Silvia Devitofrancesco




Notte. Un’altra notte. L’ennesima notte sola, senza te amore mio. Mi sembra così assurdo, così irreale… la verità è che non riesco ad accettare l’idea che tu, dolce Ettore, mi abbia lasciata.

La morte ti ha preso. La morte ti ha scelto come suo compagno per la vita eterna. La morte ti ha strappato con violenza al sole della vita. La morte ha condannato me, povera donna, ad una vita infelice. Signora morte prendi anche me.


Ettore, mio coraggioso Ettore, sei stato il mio punto fermo, la mia speranza, la mia forza… sei stato contemporaneamente mio fratello, mio marito e mio padre. L’amore per te mi ha cambiata, mi ha resa una donna migliore. Il tuo amore mi ha dato la possibilità di essere madre.


Tu, mia roccia, amavi tuo figlio. Sarà sempre viva nella mia mente l’ultima immagine di te padre. Tu, così tenero e affettuoso col nostro piccolo! Davanti a lui hai fatto cadere la tua maschera di guerriero e hai rivelato il tuo volto di padre. Momento che resterà indelebile anche nella mente di tutti coloro i quali leggeranno le nostre gesta nel poema “Iliade”. Ettore, mio sposo, sei un padre che non avrà mai la possibilità di vedere crescere suo figlio e un figlio che non avrà mai la possibilità di abbracciare suo padre, di confrontarsi con lui: un figlio condannato a “conoscere” suo padre attraverso i miei ricordi.


Il tuo dovere di guerriero ha avuto il sopravvento. Eri irremovibile. Combattere sempre e comunque. Combattere è un dovere, mentre amare è un piacere. Il dovere sempre prima del piacere. Con questa filosofia di vita hai affrontato la morte. Hai affrontato il terribile Achille in uno spaventoso duello. Ti sei arreso alla morte, hai teso le tue braccia verso di lei, ti sei lasciato uccidere da Achille, colui che non ha avuto compassione del tuo corpo e della tua memoria.


Non porto rancore. In me ho la forza del perdono. Non incolpo Elena, causa di tutti questi dolori, non prego affinché Achille lasci il mondo dei viventi, non desidero che le altre donne provino cosa significhi essere vedove. No, il rancore e la vendetta non sono per me, non sono di noi semplici comuni mortali. Il nostro è un destino di tacita accettazione. Tutto si compie per un motivo, anche se apparentemente tutto sembra così assurdo e noi non possiamo far altro che accettare, accettare, accettare…


Una notte nera e senza stelle proprio come quella che seguì il giorno della tua morte. Le stelle in cielo non brillano più, o almeno, non brilleranno più per la disperata e inconsolabile Andromaca.


©Silvia Devitofrancesco

domenica 4 gennaio 2015

[ritratti] - Caterina D'Aragona

Diario impossibile: scrive Caterina d’Aragona

Sono la moglie del re inglese Enrico VIII Tudor, sono figlia dell’austera Spagna, ma ormai anche figlia della soffice Inghilterra. Lo amavo Enrico. L’ho amato fin dal primo sguardo, fin da quando il nostro matrimonio era stato deciso. Sì, anche lui mi ha amata. A suo modo, certo, ma mi ha amata. Abbiamo avuto una splendida bambina: la principessa Maria. La guardo e sorrido, vedo in lei una piccola me. Le figlie sono simili alle madri, è un fatto di natura e noi madri facciamo di tutto per enfatizzare queste somiglianze, pettinandole come noi, vestendole secondo il nostro gusto, cercando di imporre il nostro modello. Enrico, tuttavia, non è felice. Lui vuole un figlio maschio. Lui ha un vitale bisogno di un figlio maschio. Io sto cercando con ogni mezzo di darglielo, ma non ci riesco. Il mio ventre non riesce a generare più bambini e questa sarà la causa della mia rovina. Lo conosco Enrico, il suo amore ha la data di scadenza, farà di tutto per liberarsi di me e per cercare un’altra donna che gli dia il tanto desiderato figlio maschio, ormai questa è per lui una vera e propria ossessione e, si sa, dalle ossessioni è molto difficile guarire. Le ossessioni portano alla follia e sono causa di male, tanto male. Non mi rimpiazzare ti prego! Ti prego, Signore, dammi un figlio maschio, ti prego! Non voglio lasciare questo trono per il quale sono stata pronta a lasciare il mio adorato paese e la mia adorata famiglia, ma, purtroppo, temo che molto presto questi miei timori saranno realtà.

Ti sto osservando Enrico, cerco di studiare ogni tua mossa, ogni tuo più piccolo gesto, ogni tuo battito di ciglia e seguo la traiettoria del tuo sguardo. Ecco la tua prossima preda, è lei. La rossa Anna Bolena, è con lei che hai intenzione di sostituirmi? È da lei che vuoi il figlio maschio?

Come la guardi, come la desideri e poi a me, tua moglie, non mi degni manco di uno sguardo di sfuggita. Che ci trovi in lei? È una sgualdrina, ti vuole usare solo per diventare regina e avere il suo attimo di celebrità e fa male perché poi verrà rimpiazzata anche lei.

Anna, sei così bella, così giovane, così solare, perché rovinarti la vita accanto ad Enrico? La brama di potere non vale le sofferenze di dopo. Enrico è l’uomo passionale, dolce e romantico solo la prima notte di nozze, poi diventi solo uno strumento di potere: tu, donna, servi solo a dargli l’erede, per il resto non verrai mai considerata e, ahimè, non si farà scrupoli a tradirti con chi capita: cameriere, nobildonne, ricche vedove, ma anche semplici contadine, purchè sei bella e affascinante.

Anna, tu ci sai fare con gli uomini, guardi Enrico nei posti giusti, sei seducente, hai uno sguardo malizioso e ricco di femminilità… Enrico ti desidera, presto sarai nel suo letto e io sarò relegata ad un destino di solitudine e tristezza. Io di certo non starò a guardare, io non me ne andrò così facilmente! Non lascerò che il tuo sogno di bambina viziata si avveri!

Qualche tempo dopo

E dunque mi ordinate di andar via? Addirittura! D’accordo io accetto, a malincuore, questo vostro ordine. È stato inutile implorarti, Enrico, è stato inutile provare a convincerti a lasciare Maria con me, ma tanto tu sei una persona molto crudele e spero tanto, con tutto il cuore, che, un giorno, capiti anche a te, non la mia stessa sorte, ma una sorte ben peggiore. Oggi mi guardi sprezzante, con quel tuo sguardo tagliente che uccide, sei convinta di aver vinto la guerra, ma vedrai, che molto presto non sarà tutto cos’ roseo come ti sembra ora. Se non sarai in grado di dargli l’erede maschio Enrico non ci penserà due volte a sostituirti con una nuova regina, magari dai capelli dorati stavolta, e tu, cara mia, ricorderai la povera Caterina.

©Silvia Devitofrancesco

giovedì 1 gennaio 2015

[ritratti] - Ritratti di famiglia: FESTE & FROTTOLE, di Monica Coppola





Mancava una manciata di giorni a Natale ed eravamo tutti in pieno loop decorativo: io appallottolavo a cottimo copie metropolitane di "Leggo" nel tentativo di ricreare il paesaggio rupestre di Gerusalemme e la piccola C. disseminava porcelli di plastica, ochette e cammelli in ogni angolo del presepe.
In contemporanea il pericoloso duo coinquilino-candycrush dipendente e teenagers dall’umore sereno variabile agganciava palline colorate a gancetti autodistruttibili al tatto.
La rapida e incontrollata avanzata della specie animale rischiava di annientare pastorelli e affini quando una notifica di wathsapp catturò la mia attenzione.
Sul mio display lampeggiava la fotografia dell’originale albero di Natale della mia amica W. dove, oltre a fiocchetti e ghirlande, spiccavano una serie assortita di “palle*”, bugie più o meno innocenti, da cui tutti noi attingiamo a man bassa: “La penso esattamente come te” –sorridendo con ipocrisia al cretino che ci sta di fronte - “Ohhh..ma che fantastico pensiero !!!” - scartando il quarantaduesimo cherubino panciuto dell’anno - ” “Sì, sì adesso arrivo…sono quasi pronta”- ignorando beatamente l’incedere della lancetta e guardando con aria indecisa l’armadio spalancato, in mutande e calzettoni antiscivolo.
Leggendo le bugie infiocchettate sull’albero mi sono venute in mente quelle che, come i canditi nel panettone, sono diventate ormai parte integrante del nostro lessico familiare.
Le dolci frottole della piccola C. che alla domanda di rito “Hai sistemato i tuoi giochi?” alterna, a seconda dell’umore, un annoiato “Lo faccio dopo. Promesso” ad un pinocchiesco “ Sì, sì è tutto a posto mammina!”.
Segue a ruota la bugia passpartout dei 5 minuti che, a seconda della posizione dei meridiani diventa rispettivamente “Dormo solo per altri 5 minuti” (7:00 am) o “Resto sveglia soltanto ancora 5 minuti. Giuro” (10:30 pm).
Alla sua innocenza si alterna il candore virginale con cui, ad ogni rituale del Bagno, il mio coinquilino si aggira con aria disorientata, accappatoio appoggiato al braccio destro e flacone di felce azzurra impugnato nella mano sinistra, chiedendo informazioni logistiche su slip e calzini, condendo il tutto con la solita palla di sottofondo del “Non so dove siano…”
Ovviamente senza nemmeno dare una sbirciatina all’unica cassettiera che possediamo….
E poi ci sono le panzane 2.0, quelle ideate dai teenagers in virtù dei moderni canali di social comunicazione: “Ti avrei avvisato ma il cellulare si è scaricato (o in alternativa… non prendeva… non c’era campo… il credito era finito) fino allo spudorato “Ti ho mandato un sms per avvisarti. Ohhh non ti è arrivato???” “Ti ho scritto su wathsapp solo che tu non ti sei collegata!”
Altra scusa che svetta nella top ten degli scansafatiche adolescenti è il classico “Non lo so fare…” “Perché pulire? Tanto poi la polvere torna comunque…” o “Adesso vengo ad aiutarti” raro caso in cui l’avverbio di tempo assume una valenza totalmente opposta al suo significato originario il che, in parole povere significa “Aspetta e spera…”
E mentre ero persa nel mare di frottole familiari la piccola C. mi ha tirato la manica del maglione riportandomi nello Spirito del Natale Presente, per mostrarmi orgogliosa il suo presepe finito, in cui, oltre ad un assortito zoo safari, spiccava una clonazione di cammelli e Re Magi.
Nel frattempo il coinquilino in versione natalizia era pronto a premere l’interruttore che avrebbe illuminato il tutto. «Allora siamo pronti?Accendiamo?»
«Ma… sei sicuro?» tentenno io osservando la massa arzigogolata di ciabatte e cavi.
Lui annuisce con la consueta, pacifica, aria rassicurante «Ma certo. Stai tranquilla…»
E a me, chissà perché, tornano in mente le “palle” sull’albero della mia amica.
«L’accendiamo?» ripete ancora con l’entusiasmo di un bambino.
Io annuisco timorosa seguita dallo sguardo preoccupato delle ragazze. Del resto quando il capofamiglia armeggia con qualcosa di diverso dalla tastiera dello smartphone non si sa mai quel che può accadere…
Ma questa volta sembra andare tutto per il meglio. Preme il pulsante e il presepe magnificamente s'illumina...
Le lucine intermittenti funzionano, l‘acqua del pozzetto scorre, le ochette girano intorno al laghetto e un tintinnante “jingle bells” allieta i nostri timpani.
Ma appena qualche secondo tutto si spegne. Black out totale.
«Mamma…?» domandano in coro due vocine preoccupate.
«Tranquille ragazze… Tutto sotto controllo. Ora ci penso io» la voce del capofamiglia ci rassicura nel buio.
«Mamma, sei certa che vada tutto bene?»
«Sì, sì…» Esito, cercando di mascherare un’ostentata sicurezza «Con vostro padre siamo in buone mani!» Ma ecco che una persistente puzza di bruciato inizia a solleticarmi il naso accompagnata da alcune rassicuranti bugie:
E’ tutto sotto controllo.
E’ solo un piccolo contrattempo.
Non c’è assolutamente da preoccuparsi.
Basterà semplicemente servire, al posto della zuppa di pesce, frittelle di frottole al cenone…
Magari accompagnate da un barbeque di cammelli… ;)
Buone Feste&Frottole a tutti!!! 

*http://www.lepalle.it/ qui trovate le decorazioni a cui si è ispirato questo post

lunedì 3 novembre 2014

[ritratti] - Rea Silvia (di Silvia Devitofrancesco)


Diario impossibile: scrive Rea Silvia

Quanta polvere cade su di me. Non riesco più a respirare, mi sento oppressa e la luce, pian piano, diventa sempre più lontana. Sto andando incontro alla morte, la sto abbracciando come una mamma abbraccia il suo bambino e le sto correndo incontro come una figlia corre dalla sua mamma. È orribile guardare la morte. Diventi pienamente cosciente che hai le ore, i minuti e i secondi contati, non puoi fare niente, sei inerme. Mi stanno seppellendo viva perché è questa la pena che devo scontare per la mia colpa. Quale colpa? L’aver amato! Una vestale non può amare; una vestale deve conservarsi vergine; una vestale non può essere come tutte le altre donne. Non l’ho scelto io questo destino credule, mi è stato imposto e io ho deciso di ribellarmi a modo mio.

Un giorno il dio Marte si invaghì di me. Ero riuscita a sedurre un dio, mica cosa da niente! Decisi di amarlo, ma il destino aveva deciso di rendere tutto più complicato, tutto troppo complicato…

Rimasi incinta e non potetti fingere che nulla fosse accaduto. Diedi alla luce due meravigliosi bambini…già erano gemelli. Loro però sono vivi:affidati alle cure amorevoli del Tevere e abbandonati al loro destino, che spero sia di gloria.

Non è giusto che l’amore debba essere punito. A mio modo il dio Marte l’ho amato. Lui mi ha sedotta e io, che non avevo mai conosciuto intimamente un uomo, mi sono abbandonata totalmente a lui, sperimentando sensazioni ed emozioni che non conoscevo. Mani che si intrecciano, corpi che, pian piano, si rivelano e si scoprono, occhi che si guardano, dritti, taglienti, occhi che vorrebbero pronunciare mille parole diverse, ma, che, si arrendono al momento, alla situazione… bocche che hanno desiderio di sfamarsi, che non riescono a staccarsi e poi… il miracolo della vita! Un evento straordinario che ti cambia e che, nel mio caso, cambierà per sempre il corso della storia umana. Quanto a me, devo solamente accettare la mia condanna, non posso opporre resistenza. Ho sbagliato ed è giusto che io paghi. Il prezzo che sto pagando è con la mia vita.

Eccomi, morte, sono tua sorella, sono qui, prendimi. Anzi, prendimi subito, non resisto più con tutta questa polvere. Ormai è in me, è entrata nei miei polmoni, in ogni piccola cellula di me. Siamo nati dalla polvere e alla polvere ritorneremo, ecco io lo sto sperimentando direttamente, nel vero senso della parola.

Lo spiraglio di luce che intravedevo e che mi dava ancora un briciolo di speranza e di illusione di vita, non c’è più. Ora è tutto nero e il peso della polvere aumenta sempre più.

Rea Silvia se ne va e lascia il suo ricordo al mondo e nei libri di storia. Grazie a me, al mio amore e al mio sacrificio ha origine la splendida civiltà di Roma. Rendetemi grazie…


(©Silvia Devitofrancesco)

mercoledì 1 ottobre 2014

[ritratti] - Marilyn Monroe (di Arianna Berna)





Mi chiamo Norma, Norma Jeane Mortenson, sono nata il 1 giugno del 1926, ma voi mi conoscete come Marilyn Monroe.

La mia vita è stata un continuo di alti e bassi.

Non parliamo dell’infanzia, una tragedia! Figlia di una madre psicologicamente instabile, ho trascorso gran parte della fanciullezza in case-famiglia, su cui preferisco stendere un velo pietoso, meglio non ricordare le violenze e le umiliazioni subite.

Mi sono sposata giovanissima, a sedici anni sono stata ingabbiata in un matrimonio di comodo, sponsorizzato dalla mia tutrice. Le scarpe di moglie mi stavano strette, ma ho fatto del mio meglio per immedesimarmi in quel ruolo, ho fatto la brava casalinga, come era richiesto alla mia epoca.

Quando mio marito si è arruolato nella marina mercantile sono rimasta di nuovo sola ed avevo bisogno di danaro oltre che di compagnia, così ho trovato un posto di lavoro come operaia, insieme a tante mie coetanee. Prima impacchettavo i paracadute, poi mi hanno destinato alla verniciatura delle fusoliere degli aeroplani ed è stato lì che ho incontrato il mio destino.

Ricordo come ieri il giorno in cui tutto ebbe inizio, il 26 giugno 1945.

Il fotografo David Conover è venuto allo stabilimento per fotografare le "ragazze che tenessero su il morale delle truppe al fronte" per un servizio per la rivista Yank. Sono stata scelta insieme alle mie colleghe più carine, ma, fra tutte, David non aveva occhi che per me. Gli sono piaciuta talmente tanto che mi ha esortato a intraprendere la carriera da modella.

Le foto per i militari mi hanno incoronato “Miss lanciafiamme”, ma, nel giro di poco tempo, le ho pagate con il divorzio.

Foto dopo foto mi allontanavo dalla povertà e dall’anonimato per arrivare fino dove tutti sapete, fino a dove mi sono persa, fra il lusso, le tentazioni e la disperazione che solo la solitudine interiore può creare.

Sono stata la donna più ammirata del mondo intero, ma ero così triste. Gli uomini che ho amato cercavano la dea, la diva e il sex siymbol, e non la donna e l’anima. Nessuno voleva Norma, tutti volevano solo Merilyn.

Se solo mi fossi fermata un passo prima, se solo mi fossi voluta un po’ più bene.

Sarebbe stato interessante vedere la vita con gli occhi dell’età, ma la vita è la vita e gli errori si pagano, e quanto il conto arriva si salda senza sconti.

©Arianna Berna

***


Alcune delle frasi più celebri di Marilyn


“La notte mi vesto di Chanel numero 5.”


“Vorrei essere felice. Ma chi lo è? Chi è felice?”


“Tutti veniamo alla luce con la nostra sessualità, grazie a Dio, ma è un peccato che così tanta gente disprezzi e soffochi questo dono naturale. L'arte, la vera arte, viene da lì, come ogni cosa.”


“La gente non mi vede! Vede solo i suoi pensieri più reconditi e li sublima attraverso di me, presumendo che io ne sia l'incarnazione.”


“Una volta celebri, sapete, potete leggere cose sul vostro conto, le idee di qualcun altro su di voi; ma ciò che conta - per sopravvivere, per affrontare giorno per giorno ciò che vi capita - è quel che pensate voi di voi stessi.”


“Non desidero niente altro. Uomini, denaro, amore, ma solo il talento per recitare.”


“Sentivo la mia mancanza di talento come se internamente indossassi abiti da quattro soldi. Ma, mio Dio, quanto volevo imparare, migliorare.”


“Quando ero piccola, nessuno mi diceva mai che ero carina; bisognerebbe dirlo a tutte le ragazzine, anche se non lo sono.”


“Il sesso fa parte della natura, e io seguo la natura.”


“
[Hollywood è] un posto dove ti pagano mille dollari per un bacio e cinquanta centesimi per la tua anima.”