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giovedì 7 aprile 2016

[recensione] - L'amore conta di Carmen Laterza [a cura di Arianna Berna]

L’amore Conta, romanzo di Carmen Laterza


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A volte capita di perdersi, senza rendersi conto del momento esatto in cui questo avviene.

Irene è una giovane donna che si scontra con la routine di una vita apparentemente normale. Una vita agiata, un bel marito che la ama e un lavoro tranquillo in cui è apprezzata. Quanto di meglio si possa desiderare nell’immaginario collettivo. Eppure dietro a un’esistenza apparentemente perfetta, si celano le crepe, nate da dolori profondi.

Il silenzio rimbomba come un eco nella vita di Irene, corrodendo le relazioni più care.

Pagina dopo pagina si scopre che il marito non è poi così perfetto, ma è un uomo come tanti, incapace di perdonarsi. A tratti sembra quasi geloso dei suoi scheletri nell’armadio, tenendo Irene a distanza di sicurezza dietro a muri di parole non dette.

Ma Irene deve anche affrontare anche le sue ombre. Una mamma morta troppo presto è un dolore immenso e incolmabile, che non riesce a superare, specialmente se chi è restato, non ha avuto la forza di spiegare.

Irene a quasi quarant’anni si guarda indietro e capisce di aver perso molto tempo, è amareggiata e desidera cancellare il senso di inadeguatezza che prova, ma il vuoto che le aleggia intorno la destabilizza e le fa perdere la direzione.

La vita le appare improvvisamente piatta, ma come cambiare? L’amica di sempre non la capisce, il marito ignora l’evidente frustrazione della moglie, preferendo nascondere la testa dentro la sabbia piuttosto che affrontare una realtà. Irene è irrimediabilmente sola e che fa?

Sbaglia.

Commette errori pesanti, perde la bussola e si lascia affascinare dalla lussuria di un mondo che in fondo non le appartiene. Irene è ormai un’anima persa.

L’amore conta? 
Eccome se conta, perché alla resa dei conti, quando ormai la vita sembra scivolare fra le dita e sembra impossibile afferrarla, un gesto d’amore potrebbe essere l’ancora di salvezza. Un raggio di sole da chi non avrebbe mai immaginato, e forse nemmeno voluto.

Riuscirà Irene a mettere da parte il passato, prima che sia troppo tardi? 
(a cura di Arianna Berna)

lunedì 14 marzo 2016

[Recensioni] - L'ultima settimana di settembre di Lorenzo Licalzi (a cura di Silvia Devitofrancesco)


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Pietro Rinaldi, scrittore genovese, è giunto alla veneranda età di ottant’anni. Solo, dopo aver perso la moglie Sara e aver deciso di non avere grandi contatti con la figlia Roberta, vorrebbe suicidarsi proprio il giorno in cui spegnerà le ottanta candeline. Tuttavia tale piano non potrà essere attuato. La morte improvvisa della figlia e del genero, costringerà Pietro a confrontarsi con Diego, il quindicenne figlio della coppia nonché suo nipote, accompagnato dal fedele cagnone Sid. 
L’uomo non vuole però assumersi la responsabilità di un adolescente e così si mette in contatto con Marcello, zio del ragazzo, residente a Roma. Il viaggio Genova – Roma a bordo di Dea, una vecchia Citroen DS Pallas decappottabile è per Pietro una vera e propria rivelazione sul suo ruolo di nonno. 
“L’egoismo vince su tutto, perde soltanto contro l’amore, l’unica forza in grado di annichilirlo.; ma di amore non ce n’è a sufficienza, mentre l’egoismo è molto più diffuso e radicato in noi. È l’egoismo il motore del mondo, per questo va avanti male; in ogni caso, se non ci fosse ci saremmo già estinti.” 
In un primo momento ho pensato che questo romanzo fosse incentrato sul tema del conflitto generazionale nonno vs nipote, invece, sin dalle prime pagine, ci si accorge che non è così. 
L’opera sviluppa numerose tematiche: la solitudine, la morte, il suicidio, il senso di responsabilità, la famiglia. Pietro Rinaldi è un uomo in continua lotta col mondo (i titoli dei suoi romanzi lo dimostrano ampiamente), convinto che ormai per lui non c’è più posto. Si rifiuta di usare il computer, il cellulare e di frequentare la famiglia. Quando, suo malgrado, si trova a dover fronteggiare un’emergenza di così grande portata, ecco che Pietro inaspettatamente dimostra di saper tenere le redini. 
Il viaggio Genova – Roma rivela ben presto il suo senso metaforico. Nonno e nipote iniziano a guardarsi con occhi diversi, imparando a conoscersi reciprocamente. Gli incontri con personaggi dai tratti caratteriali decisamente singolari (l’amico di un tempo Cesare e lo sconosciuto autostoppista Luigi con relativi amici) che sembrano rallentare un viaggio nel quale la meta coincide con una nuova separazione, permettono ai due protagonisti di vivere esperienze di condivisione. 
Attraverso il rapporto con Diego, Pietro cresce, imparando a conoscere meglio se stesso, fino ad arrivare ad apprezzare la vita. Quella vita che gli ha tolto una figlia, ma gli ha regalato un nipote. Diego appare sin dal primo momento un quindicenne maturo. Non piange mai (o almeno non lo fa mai vedere), asseconda il nonno nella scelta di affidarlo agli zii, si preoccupa delle sue responsabilità. 
Non mancano certo, nel corso della storia, momenti in cui il suo lato ancora bambino prende il sopravvento ed è proprio durante questi momenti che il legame nonno – nipote si consolida, divenendo qualcosa d’importante. 
Con uno stile semplice, ironico e un ritmo abbastanza serrato (ci sono momenti in cui le descrizioni lo rallentano considerevolmente) l’autore riesce a dare vita a ritratti psicologici ben definiti. 
La sua opera è un lungo flusso di coscienza nel quale i personaggi si perdono, soffrono, sorridono, si amano e si odiano. Il lettore è abbastanza coinvolto dalle vicende. Sembra avvertire anch’egli i turbamenti di Pietro, vorrebbe provare a dare risposta alle sue domande e non può non rimanere spiazzato dinanzi all’incredibile decisione finale di Pietro. 
Un romanzo interessante. Un’opera che consegna un messaggio di speranza e tenerezza. Una dimostrazione d’amore.
(recensione a cura di Silvia Devitofrancesco)

martedì 1 marzo 2016

[Recensioni] - Il sequestro Monaci – William L. Chioccini (a cura di Arianna Berna)



Il sequestro Monaci – William L. Chioccini 

 


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Il sequestro Monaci racconta la storia che nessuna famiglia vorrebbe mai vivere, il sequestro di un componente.

I personaggi sono ben delineati e costruiti, crescono pagina dopo pagina, delimitando i tratti essenziali e le sfumature.

Lucia è la figlia di un noto gioielliere e viene rapita da una banda di delinquenti nell’intento di ottenere un riscatto in cambio della libertà della giovane. Lucia subisce la prigionia in luoghi ameni, legata ad una catena come un cane, è costretta a vivere in condizioni inumane. Quel pezzo di ferro la blocca e limita la libertà di tornare alla propria vita, fatta di eventi normali, una pizza con gli amici, una vacanza, il cellulare.

Prima del sequestro Lucia era una ragazza come tante altre di buona famiglia, apparentemente viziata, ma nelle difficoltà non si è lasciata abbattere e si è adattata all’inadattabile. Sopporta la sporcizia, gli insetti, il cibo scarso, la poca acqua, le cattiverie dei suoi aguzzini, attendendo che i giorni passino, nella speranza che qualcosa accada. I giorni tuttavia trascorrono e per molto tempo, mesi, ma nulla cambia, perché subisce sulla propria pelle il braccio di ferro fra lo Stato che ha disposto il blocco dei beni e i rapitori che non intendono mollarla senza aver ricevuto in cambio denaro.

Il dramma del padre di Lucia che ama la figlia ed è disposto a pagare per riaverla a casa, ma non può e non vuole concedere quanto chiesto perché la somma è decisamente alta e in fondo i soldi li ha guadagnati a fatica pure lui. Dieci milioni di euro è una somma da capogiro e si trova nell’evidente difficoltà di raccogliere quanto chiesto anche a causa del blocco dei beni.

La madre di Lucia è all'apparenza debole, ma nemmeno tanto quanto il marito la crede, perché prende anch’ella le sue iniziative per aiutare la risoluzione positiva della trattativa.

I sequestratori sono dei delinquenti senza scrupoli e uno in particolare è una figura ambigua e non si capisce se provi empatia.

Il moderatore invece è un ex poliziotto, un uomo di fiducia della famiglia Monaci, che intavola con i delinquenti una trattativa estenuante, l’incontro delle volontà sembra impensabile, perché la richiesta è dici volte tanto quanto la famiglia è disposta a dare, finché si apre una nuova via.

La fretta della famiglia di riavere Lucia a casa e dei sequestratori di ricevere il riscatto si scontra con la lentezza della macchina della giustizia sempre troppo indietro in tutti i suoi processi, a partire dalla fase investigativa, purtroppo ingessata da regole, che ideate nell'intento di fare del bene, rischiano di ottenere il risultato opposto.

Anche la descrizione della prigionia è credibile e palpabile, i luoghi si immaginano senza sforzo, come pure l’immedesimazione nella storia avviene spontanea, proprio come deve essere quando si legge un buon libro. Inoltre l’architettura della storia non è mai scontata fino alla fine.

Il libro mi è piaciuto molto, oltre alla storia che mi ha coinvolto, ho anche piacevolmente trovato delle frasi di spessore che vale la pena leggere. Vi cito per tutte una:

"Nessuno ottiene ciò che vuole capitano. E' la condizione umana ad impedirlo. Siamo esseri incompleti, fallibili e infelici. Vogliamo troppo. Vogliamo le cose che non possiamo avere".

(recensione a cura di Arianna Berna)

mercoledì 3 febbraio 2016

[recensione] - Il profumo della rosa di mezzanotte di lucinda riley (a cura di Silvia Devitofrancesco)

Il profumo della rosa di mezzanotte, Lucinda Riley (Giunti)





Anahita Chavan, sta per compiere cent’anni. Vive in India, circondata dall’affetto dei suoi cari che, per l’occasione, stanno organizzando una grande festa alla quale parteciperà persino Ari, il suo giovane e promettente pronipote. Sarà a lui che Anahita affiderà un manoscritto contenente la storia della sua avventurosa vita assieme a una missione: avere notizie del suo adorato figlio, avuto da Donald Astbury, che tutti credono morto all’età di tre anni. Solo quando Anahita si spegne, Ari inizia a leggere le sue parole e ben presto partirà alla volta dell’Inghilterra per poter adempiere alla sua missione. Rebecca Bradley, nota star hollywoodiana, è in Inghilterra per girare un film ambientato nei lontani anni’20 il cui set è ad Astbury Hall, un antico e surreale castello. Qui la giovane conoscerà Sir Anthony, il quale sembra rivedere in lei la defunta nonna Violet. 
Le strade di Rebecca, Ari, Sir Anthony sono destinate a incrociarsi, come tanti fili appartenenti alla stessa matassa. Tra misteri, salti temporali e rivelazioni, la vita dei personaggi non sarà più la stessa. “È la saggezza di cent’anni vissuti su questa terra, e un cuore che ha scandito con i suoi battiti l’intero spettro delle azioni ed emozioni umane.” 
Questo romanzo si è rivelato sin dalle prime pagine una piacevole scoperta. Non avevo mai letto nulla di Lucinda Riley (chiedo umilmente venia!) e sono rimasta spiazzata dalla sua capacità di penetrare nelle situazioni riuscendo a far emergere sentimenti e stati d’animo. Le varie sottotrame si uniscono per poi confluire in un’unica, grande vicenda. 
La narrazione è narrata da diversi punti di vista a seconda dell’opera storica nella quale ci trova: la scrittura di Anahita e Donald per l’epoca primo novecentesca, la voce di Rebecca per l’epoca contemporanea e infine Ari, collante e ponte tra i secoli. I personaggi appaiono ben delineati da un punto di vista fisico e, soprattutto, psicologico. 
Punto focale dell’intera opera è, certamente, la cara Anahita alla quale il lettore non può non affezionarsi. Bambina prodigio ed estremamente coraggiosa sin dalla più tenera età, Anahita dimostra di essere determinata nel perseguire i propri obbiettivi. Cade e si rialza e nonostante le mille prove che la vita le pone, non si arrende. Donna moderna in un’epoca nella quale non vi era posto per la modernità, Anahita prova un amore per un uomo inglese, rappresentante di una cultura diversa dalla propria. Un uomo che non riuscirà mai a dimenticare, compagno fino alla fine dei suoi giorni. Il loro è un amore tenero, dolce, carnale e tragico allo stesso tempo. Personaggio enigmatico è, senza dubbio, Sir Anthony. Schivo, solitario, rinchiuso nella sua dimora – tempio alla memoria delle glorie passate, sembra quasi disprezzare il genere femminile fino a quando l’incontro con Rebecca metterà in luce tutte le sue debolezze. 
L’autrice si serve di uno stile semplice e accattivante pronto a trasportare i lettori nell’esotica e affascinante India fino alla grigia e austera Inghilterra. Nonostante l’ampia mole (ben 627 pagine!), il ritmo incalzante e i numerosi dialoghi rendono l’opera agevole nella lettura e consentono d’immedesimarsi totalmente nelle atmosfere descritte. Numerosi sono i colpi di scena che spiazzano il lettore, costringendolo a formulare nuove ipotesi. 
Un romanzo accattivante e piacevole. Una storia tra passato e presente ricca di sorprese. Una lettura con un intenso messaggio di speranza e giustizia. 
(recensione a cura di Silvia Devitofrancesco)

martedì 12 gennaio 2016

[recensioni] - Quando eri qui con me di Rocco Roberto (Lettereanimate editore)

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Riccardo è un uomo come tanti: lavora in fabbrica, è sposato da parecchi anni, ha due figli e un’esistenza nel complesso tranquilla. Ludovica, figlia di Leonardo, collega di Riccardo, studia Biologia Marina, ha venticinque anni, tanti sogni nel cassetto e un ex fidanzato da dimenticare. Il destino li farà incontrare e cambierà per sempre le loro esistenze, fino a quando un tragico evento distruggerà quei fragili equilibri costruiti a fatica.
«Hai ragione. Sei libera di non credermi, ma non mi aspettavo nulla. Non so bene nemmeno io perché mi stia comportando così, ti prego credimi, non lo capisco. Senti, facciamo finta di niente, fa come se non fosse successo nulla, hai ragione, potresti essere mia figlia» disse serio. «Sarò sincera anch’io, Riccardo. Non mi sei indifferente.»
Il romanzo narra una storia d’amore complicata e diversa dalle altre. Quello che vivono Ludovica e Riccardo è un rapporto complesso non solo a causa della grande differenza d’età ma soprattutto a causa della situazione familiare di Riccardo.
Riccardo è un padre di famiglia alle prese con una figlia adolescente ed è lontano anni luce dall’universo di Ludovica. Incontrare la giovane è per lui fonte di disagio. Ha quarantun anni, delle responsabilità, una casa, una famiglia eppure si ritrova a compiere azioni tipiche di un ragazzino innamorato. No, non si tratta d’immaturità o di una tipica “sbandata” di mezza età. Riccardo prova a negare a se stesso la forte attrazione che prova nei confronti della giovane ma non riesce. Ludovica lo attrae e lui capitola. Per lei è pronto ad affrontare rischi e a raccontare bugie, anche se, come egli stesso più volte ribadisce, sa bene che il loro rapporto è destinato a non durare in eterno.

Ludovica è una giovane donna con tutta la vita davanti. Bella, intelligente, sicura di sé, intraprendente resta affascinata da quell’uomo maturo. Non ha paura, Ludovica. Si butta a capofitto in questa folle relazione dando l’impressione di essere lei l’elemento forte della coppia. Sensibile e dall’animo romantico, pur soffrendo per la presenza ingombrante di un’altra donna con la quale il suo uomo condivide la vita, non si lascia abbattere e giorno dopo giorno fa crescere questo folle rapporto amoroso.

Personaggio silente ma onnipresente è il destino. Quell’entità inanimata che sembra muovere le redini della storia. Destino che dà e destino che improvvisamente toglie, facendo piombare il povero Riccardo in un vortice di dolore.

L’autore sceglie una prosa curata capace di rendere pienamente le emozioni provate dai protagonisti. Al lettore, che sembra avvertire su di sé l’enorme peso di questa vicenda, giungono lacrime e sorrisi, gioie e dolori, domande alle quali è assai difficile dare risposta.

Un romanzo che è spaccato di vita. Una trama ben sviluppata capace di lasciare il segno. Un’opera dalla quale è difficile staccarsi.
©Silvia Devitofrancesco

lunedì 11 gennaio 2016

[recensioni] - Mi girano le ruote, Angela Gambirasio (a cura di Loriana Lucciarini)

Oggi vi invito a scoprire questo bel volume, speciale e unico: “Mi girano le ruote” di Angela Gambirasio.
Diciamolo subito, l’argomento non è affatto facile: si affrontano i temi legati alla disabilità, ma l’autrice – che è già speciale di suo e possiede un’ironia straordinaria – non scivola mai nella banalità o nella superficialità nel tentativo di fare dell’ironia, che potrebbe sembrare addirittura forzata.
All’inizio ne sono stata spiazzata: ridere sulla disabilità… ma poi, rotti i muri dei preconcetti e delle singole paure rispetto al diverso, sono stata condotta da Engy nelle sue divertenti dissertazioni filosofiche, culturali, strutturali e persino fisiologiche!
La Gambirasio è inarrestabile e va avanti come un tir, niente la ferma – se non il pregiudizio altrui, per il quale combatte con humor e sarcasmo, riuscendo a spuntarla sempre, con la grinta che la contraddistingue!
libro 2Quindi preparatevi a immergervi nel mondo di Engy (la protagonista, nonché autrice), fatto di malattia ma anche di voglia di riscatto, di analisi psicologica approfondita e recriminazioni, di stilettate umoristiche e di voglia di ridere, di capitoli interi segnati con l’evidenziatore rispetto al mondo della disabilità e alle sue problematiche e all’approccio che spesso il mondo “bipede” ha con essa. Troverete il tutto scritto con lo stile unico della Gambirasio, fatto di ironia al vetriolo e frizzante intelligenza …
Tra le recensioni di questo volume scovate in rete credo che questa sia esemplificativa:
La disabilità di una giovane donna raccontata in chiave ironica nonostante tutte le difficoltà che si ritrova ad affrontare quotidianamente. Come racconta il suo vissuto (da bambina ad oggi) con tutti i disagi, che si possono solo immaginare, è a tratti esilarante : mi sono ritrovata a ridere da sola mentre leggevo come non mi accadeva da tempo. Ma leggendo le sue lotte quotidiane con le barriere architettoniche e l’ottusità di certe persone ti fa riflettere su cosa c’è ancora tanto da fare in Italia per rendere più vivibile l’ambiente per le personale disabili. Da leggere assolutamente, consigliato! – Voto: 5 / 5  (Brunella)
Mi associo al consiglio di Brunella e vi invito a leggere questo libro, perché ci troverete tutti elementi che ve lo renderanno caro, pertanto non perdetevelo! 

(a cura di Loriana Lucciarini)


Sinossi

Io sono handicappata: questa è l’unica cosa sulla quale tutti concordano. Beh, magari poi i normodotati mi definirebbero “disabile” o “diversamente abile” più che handicappata, ma le definizioni politicamente corrette non hanno mai cambiato la sostanza. Al di là di questo, io ho idee diverse dagli altri su come condurre una vita da una sedia a rotelle. Da sempre medici, giornalisti tuttologi e buona parte della società provano a spiegarmi come dovrei definirmi, comportarmi e vivere, insomma, quello che ci si aspetta da gente come me. Mi attribuiscono la sessualità di un angelo, pensano che stia chiusa in casa a lacrimare sulle mie sciagure o magari a pregare affinché qualcuno, lassù, ponga fine a una vita irrimediabilmente infelice. Beh… ho sempre deluso le aspettative altrui, soprattutto quelle schifose. Così ho deciso di raccontarvi la tragicomica realtà di una come me, che vive tra barriere architettoniche e mentali. Come faccio ad andare avanti pur non potendo camminare? Semplice: rotolo!

venerdì 11 dicembre 2015

[Recensioni] - Non voglio essere famosa! di Elena Depaoli (a cura di Silvia Devitofrancesco)

Victoria, giornalista presso un quotidiano gratuito britannico, sogno di diventare reporter. L’occasione si presenta quando la giovane ha la possibilità d’intervistare Mike LoSanto, bellissimo divo delle telenovele, nonché suo idolo. Victoria, però, riceverà un’amara sorpresa: si renderà conto che l’uomo non è quel che appare in tv, è scontroso e tiene ben celato un pesante segreto. Complice un ascensore bloccatosi improvvisamente, Victoria si troverà coinvolta in una sorta di “gioco relazionale” che la trasformerà in una celebrità creata a uso e consumo del pubblico.
“Non tollero che si inventino una nuova me. Io questa tizia la dovrò interpretare, e vorrei almeno che mi piacesse.”

Il romanzo sviluppa con ironia e leggerezza il grande tema del rapporto tra persona e personaggio. Quanto di vero vi è nei personaggi? E dov’è il confine tra spettacolo e realtà?

Victoria, la protagonista alla quale è impossibile non affezionarsi, romantica sognatrice incallita, si ritrova, suo malgrado, a calarsi nei panni di una nuova se stessa. Impersonare la fidanzata devota di un divo acclamato non è impresa facile. Il mondo dello spettacolo ha le sue regole, i suoi dogmi, le sue dure battaglie. Occorre essere perfetti in qualunque situazione, mai un capello fuori posto, mai uscire di casa senza trucco o con addosso un abito non griffato. Se in un primo momento la giovane, allettata anche dai stratosferici guadagni, sembra essere entusiasta di tale impresa, successivamente si renderà conto di aver smarrito se stessa. Cosa ne è stato di Victoria? Chi è quella donna perfetta che tutti immortalano, che posa per servizi fotografici e campagne pubblicitarie? Victoria non vuole questo. Non vuole essere famosa. Non aspira alla luce dei riflettori. Vivere in un mondo fatto di apparenze dove nessuno è mai quel che dice di essere è impossibile, o almeno lo è per Victoria.
Mike è il suo opposto. Emblematico esempio della costruzione di un personaggio, egli riesce a interpretare alla perfezione ciò che tutti vogliono che interpreti. Non ha scrupoli, si lascia sedurre dal potere del denaro e di lavori prestigiosi, mettendo in secondo piano la sua vera natura.

L’autrice sceglie una prosa semplice, diretta, fluida, molto dialogata e ironica capace di coinvolgere il lettore e di trasportarlo nella vicenda, tra locali esclusivi e red carpet.
Una commedia spassosa e frizzante. Un romanzo di piacevole lettura con un’importante morale.
(a cura di Silvia Devitofrancesco)

martedì 6 ottobre 2015

[recensioni] - L'incastro (im)perfetto di Colleen Hoover (recensione a cura di Silvia Devitofrancesco)







Tate Collins, infermiera ventitrenne, la sera in cui si trasferisce presso l’appartamento del fratello maggiore, trova Miles Archer, pilota, nonché amico di suo fratello, accasciato dinanzi alla porta di casa, completamente sbronzo. Tra i due, sin dal primo istante, s’instaura una pericolosa attrazione, destinata ben presto a sfociare in un’intensa relazione sessuale. Miles, infatti, dal temperamento distaccato, non desidera legami seri e con la giovane Tate stipula una sorta di accordo: mai fare domande sul passato e non innamorarsi. Sì, perché il burbero e aitante Miles ha un passato che lo opprime e dal quale non è ancora riuscito a fuggire.

“L’amore non è sempre bello, Tate. Certe volte passi tutto il tempo a sperare che prima o poi diventi qualcosa di diverso. Qualcosa di migliore. Poi, prima di rendertene conto, ti ritrovi al punto di partenza e nel frattempo hai smarrito il tuo cuore.”

I romanzi di Colleen Hoover esercitano su di me un grande fascino, poiché l’autrice riesce a creare trame complicate, intense e ad alto coinvolgimento emotivo.

Miles, il quale in un primo momento non attira le simpatie del lettore poiché appare come un giovane irresponsabile, amante del sesso, incapace di esprimere i propri sentimenti, è in realtà un personaggio alquanto complesso. Il pilota è letteralmente schiacciato dal suo passato. Un passato che ha un volto e un nome: Rachel, sua unica fidanzata. Non bisogna erroneamente pensare di trovarsi dinanzi al solito cliché dell’ombra opprimente generata dal troppo amore o dal tradimento; ciò che affligge il povero Miles, impedendogli di essere se stesso con Tate, la donna della quale è incredibilmente innamorato, è un qualcosa di più profondo, un dolore radicato nella sua anima e sorprendentemente vivo. La sua non è insicurezza. È paura. Paura di star bene. Miles avverte la necessità di dover espiare la sua colpa attraverso la solitudine e poi, quando l’attrazione ha la meglio, attraverso un legame frivolo.

Tate, profondamente attratta dal sexy pilota accetta questa assurda liasone, anche se vorrebbe di più. Nonostante ciò che si potrebbe pensare, ella non incarna il topos della ragazzina fragile, apparentemente ingenua, pronta a cedere al fascino del playboy di turno, anzi è una ragazza coraggiosa, determinata e testarda. Innamorata del suo Miles, vorrebbe aiutarlo a liberarsi dai suoi demoni e anche quando sembra a un passo dal mollare, resiste tenacemente.

L’autrice sceglie una prosa semplice, fluida e dialogata, composta da un’alternanza continua dei punti di vista e del piano temporale, (inserisce avvenimenti accaduti sei anni prima che vedono protagonista l’amore tra Miles e Rachel). Il suo periodare, composto da frasi brevi, evidenzia l’intensità delle situazioni narrative, riuscendo così a trasmettere al lettore ogni emozione, ogni sensazione e lasciando un segno tangibile nella sua anima.

Particolarmente intensa dal punto di vista emotivo è la seconda metà del romanzo, nella quale l’autrice svela il grande segreto di Miles, destinato a donare al lettore attimi di dolorosa dolcezza.

Un romanzo che conferma le aspettative. Un’opera che graffia, strugge e distrugge. Una lettura “dolceamara” destinata a penetrare i veli del cuore.
©Silvia Devitofrancesco

mercoledì 2 settembre 2015

[recensioni] - "I miei tre minuti per te" di A. Senese [a cura di Silvia Devitofrancesco]

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Amie torna nella sua città natale per portare a compimento il suo progetto: vendere la casa nella quale è cresciuta, nella quale è maturato il suo amore per la musica, quella casa che sa di ciò che non potrà più essere. Ne conseguono un racconto a più voci, spiegazioni e colpi di scena, mentre l’amore continua a esprimersi con la musica. 
“Ho perso la persona più importante della mia vita anche se mi rendo conto, in questo momento, che non l’ho mai avuta. È sempre stata sua.” 
Il volume delle rivelazioni. Sarebbero sufficienti solamente queste parole per definire quest’ultima opera che va a concludere una trilogia diversa e molto coinvolgente. 
In questo terzo capitolo più che mai si avverte il peso di un romanzo corale, poiché ampio spazio viene dato a Jen, la quale nei precedenti volumi era un po’ messa nell’angolo e allo stesso Jess, il quale spiega le sue ragioni e riscatta decisamente la sua posizione. 
Non mancano certo i colpi di scena e le emozioni, anzi forse si potrebbe dire che è quest’ultimo sia il romanzo nel quale si respira più emozione. 
Amie è cambiata: è una donna, adesso. Ella prende coscienza della sua condizione ed è pronta per dare un’incredibile e sensazionale svolta alla sua vita. Non ha più paura del passato, ha imparato a convivere con esso ed è intenzionata a proiettarsi verso un grande futuro da trascorrere insieme al vero amore della sua vita. 
Nell’opera grande spazio viene dato alle psicologie dei personaggi e alla musica che da grande protagonista astratta permette di creare atmosfere e spiegare tutto ciò che per mezzo delle parole non si riuscirebbe ad affermare, (anche questo volume è accompagnato dalla colonna sonora). 
Lo stile dell’autrice ricalca quello usato negli altri volumi, quindi si tratta di uno stile semplice, ben dialogato, diretto, capace di trasmettere e di rendere appieno il senso del romanzo. Ciò che colpisce positivamente dal punto di vista stilistico è una nuova dolcezza della quale Antonella Senese si serve per narrare le vicende amorose; dolcezza che arriva dritta al cuore del lettore. 
Il lettore di questo terzo volume è un lettore che più volte resta sorpreso, trova risposta a tutte le sue domande e sorride teneramente dinanzi al lieto epilogo. 
Una trilogia davvero ben fatta, un giusto connubio tra sentimenti e razionalità, una trama originale e ben sviluppata. 
Ci siamo tutti affezionati alle vicissitudini dei protagonisti e ringraziamo ancora una volta l’autrice per averci fatto emozionare ed evadere dalla realtà. 
Che dire? Adam, Jess, Amie ci mancherete!
(a cura di Silvia Devitofrancesco)

martedì 4 agosto 2015

[recensioni] - Alice punto e a capo, di Carol Marinelli [a cura di Silvia Devitofrancesco]



Alice vive a Melbourne, lavora come inserzionista nella redazione di un giornale, il suo conto in banca è quasi sempre al rosso tanto che nasconde gli estratti conto della carta di credito sotto il materasso, è affascinata da Dan, ma purtroppo questi è gay e ama bere vino dalle tazze.
Tuttavia Alice nasconde un grande segreto che continua a tormentarla e a opprimerla fino a trascinarla in un tunnel dal quale sarà molto difficile uscire. Difficile ma non impossibile. 
“Ero soltanto una donna seduta, che si concedeva una pausa, che guardava gli altri ballare, alcuni da soli, altri in coppia, altri ancora in gruppo. Sapevo che un giorno, quando sarei stata pronta, avrei potuto unirmi a loro.” 
Le vicende narrative ruotano attorno ad Alice, fanciulla dai riccioli rossi trasformati in lisci fili dorati e alle sue peripezie di donna moderna. La giovane ha una psicologia alquanto complessa: le sue giornate sono scandite da un elevato consumo di alcol e Valium, le sue amicizie sono circoscritte a un ristretto gruppo di privilegiate persone e per l’amore, quello vero, non vi è alcuno spazio. Alice conserva nel suo inconscio il ricordo di un’esperienza sessuale dalle traumatiche conseguenze, la quale assieme ai numerosi disagi familiari, l’hanno portata a fuggire in Australia e a costruirsi un’altra vita. Vita che però si rivela essere un labirinto d’insidie. Alice non può farcela. Ha bisogno d’aiuto per poter tornare a volare leggiadra. È necessario che ella impari a conoscersi, ad apprezzare la sua vita e ad accettare i dolori, solo così potrà andare avanti provando a realizzare i suoi sogni e a tornare a essere la fanciulla dai lunghi riccioli rossi. 
Dal punto di vista tematico il romanzo affronta questioni complesse quali: la mancanza di dialogo all’interno del contesto familiare, l’adolescenza, la morte, il tradimento, i drammi della psiche, l’omosessualità. L’autrice riesce a inserirle tutte con grande dolcezza all’interno della duplice trama del romanzo, che vede continuamente l’alternarsi tra passato e presente, tra ricordi e complesse vicende psichiche, rendendo così l’opera adatta a un pubblico eterogeneo. 
L’autrice sceglie una prosa semplice, fluida e scorrevole, capace di alternare drammaticità e leggerezza, infatti non mancano momenti esilaranti e dialoghi serrati, ottime trovate narrative per alleggerire la tensione. Il lettore si sente costantemente parte della vicenda. Avverte su di sé il peso delle sofferenze della protagonista e il suo disagio. Si commuove durante le situazione emotivamente più complesse e sorride sollevato dinanzi al sereno finale. 
Un romanzo non facile. Una sorta di saggio psicologico aperto a continui spunti di riflessione. Una lettura che vede protagonisti i sentimenti, di qualunque natura essi siano. Una titanica lotta per ritrovare se stessi. 

(a cura di Silvia Devitofrancesco)








lunedì 3 agosto 2015

[recensioni] - Shopping con Jane Austen di Laurie Viera Rigler (a cura di Loriana Lucciarini)



shopping 


A quanto pare sto sognando e per di più si tratta di un sogno estremamente olfattivo. Strano, comunque. Non riesco a ricordare di essere mai stata consapevole di sognare durante il sogno stesso. Sogni lucidi.
[L.V. Rigler]


Il titolo è fuorviante perché spinge il lettore a credere di trovarsi di fronte a un’ennesima scopiazzatura del filone Kinsella, invece ci troviamo di fronte ad altra narrazione e soprattutto a un racconto ambientato alla fine dell’Ottocento, nella campagna inglese, che niente ha a che vedere con lo shopping!


Lo stile è divertente e l’ottima idea di base rende godibile la storia e piacevole la lettura.

Lo consiglio alle lettrici JaneAustenAddict, perché è scritto da una dei membri della Jane Austen Society of North America e perché è ambientato nelle impareggiabili atmosfere austeniane. Ma, soprattutto, perché è dedicato (come scrive l’autrice nella sua nota d’apertura) 

“alle appassionate di Jane Austen, passate, presenti e future; e, soprattutto, a Jane Austen, i cui “pochi centimetri d’avorio” sono una sorgente infinita di saggezza e gioia per quest’umile ammiratrice. Se c’è un po’ di giustizia in questo mondo, Miss Austen, allora esiste una realtà parallela nella quale quel bel giovanotto che veniva dal mare non è morto giovane, lei è vissuta abbastanza a lungo per scrivere almeno altri sei romanzi e siete invecchiati felici insieme, preferibilmente senza figli.”


Leggetevelo e non ve ne pentirete!

 
(a cura di Loriana Lucciarini)

mercoledì 1 luglio 2015

[recensioni] - LA RAGAZZA CHE CUCIVA LETTERE D'AMORE DI LIZ TRENOW (TRE60 EDITORE)



Nel lontano 1914 Maria, un’orfanella con la passione per l’arte del cucito, assieme all’amica Nora, lascia l’istituto gestito dalle suore all’interno del quale ha vissuto sin da quando era una bambina e parte alla volta di Buckingam Palace dove si dedicherà alle mansioni di cucito. Ed è qui, tra queste reali mura, che la giovane cede al fascino del giovane principe Edward. Il loro è un amore destinato a morire, ma purtroppo il destino ha voluto complicare la situazione. La giovane, rimasta incinta, viene trasferita in un ospedale psichiatrico e del bambino non ci saranno più notizie. Nel 2008 la giovane Caroline, mettendo ordine nella soffitta, ritrova una vecchia trapunta che attira da subito la sua attenzione. Apparteneva a sua nonna, la quale a sua volta l’aveva ereditata. Il tessuto pregiato e i complicati ricami attirano l’attenzione di Caroline che inizia a indagare sul suo passato. 
“Dopo aver portato in grembo un bimbo per nove mesi e aver percepito ogni suo movimento ti ritrovi innamorata persa per quell’esserino anche se non lo hai mai visto con i tuoi occhi e lui non ha ancora preso la sua prima boccata d’aria. È un amore difficile da immaginare se non lo hai mai provato, talmente ti riempie, talmente invade il tuo corpo come l’acqua con una spugna, senza lasciare spazio per altro.” 
“Una grande e complessa saga familiare”. È questa la definizione che ho scelto per descrivere questo romanzo. Un romanzo che unisce diversi generi letterari: è romanzo storico e di formazione con atmosfere mistery. 
Si tratta di un grande viaggio tra passato e presente; tra due epoche storiche completamente diverse l’una dall’altra; tra due società agli opposti. 
Le protagoniste (Maria e la giovane Caroline) sono diverse, certo, ma hanno alcuni punti di contatto. 
Maria è una giovane sartina inesperta del mondo. Ingenua, dolce e bisognosa d’affetto, si fida della persona sbagliata e si lascia sedurre da labili promesse. Sarà solo tra le mura dell’ospedale psichiatrico che proverà a ribellarsi, a lottare contro le leggi di un mondo che non perdona, una corte che deve necessariamente occultare gli scandali. Da donna fragile, Maria prova a divenire forte e a rivendicare la sua posizione e i suoi diritti. La trapunta è il suo testamento, il suo segno, il suo confessare un peccato che fa tremare molti. 
Caroline, figlia del nostro tempo. Giovane donna che si ritrova senza un lavoro e senza una relazione sentimentale, a badare alla madre malata. Eppure Caroline non si abbatte: inventa un lavoro, coltiva l’amicizia e soprattutto indaga su quella misteriosa trapunta. Non ha paura di rischiare, la dolce Caroline, che sotto alcuni aspetti tanto ricorda la fragile Maria. Testarda e determinata, non demorde e scava, scava senza pietà, senza esclusione di colpi. Scava fino a riportare alla luce una storia d’amore e di dolore che la coinvolge in prima persona. 
Il romanzo si contraddistingue per la dolcezza nella narrazione e per l’amore di cui ogni pagina è intrisa. L’autrice dà grande rilievo all’aspetto sentimentale della vicenda e lo fa servendosi di uno stile semplice, discorsivo e fluido. 
Il lettore segue le vicende con ansia e trepidazione. Anch’egli vuole capire, scoprire e dare un volto alla chiave di questa vicenda.
Una lettura piacevole e originale. Un continuo salto temporale che consente di conoscere due epoche, due vite, due grandi donne.
©Silvia Devitofrancesco