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mercoledì 23 novembre 2016

[eventi] - 4 Petali Rossi fioriscono anche a Bari!


Martedì 22 novembre a Bari,  presso il bar “Frulez”, la nostra writer, Silvia Devitofrancesco, ha incontrato un gruppo di signore alle quali ha illustrato il progetto sostenuto dalla cooperativa sociale Befree in favore delle donne vittime di violenza. Ottima partecipazione e buoni riscontri di supporto hanno fatto in modo di far sbocciare anche qui le rose rosse di 4 Petali…
Grazie alle intervenute per l’interesse, la viva attenzione a questo tema e la possibilità offerta di far conoscere il nostro progetto! | (...) continua a leggere qui


lunedì 14 novembre 2016

#UnaComeMe: ecco le writers che aderiscono alla campagna!




#UnaComeMe
http://www.ontheroadonlus.it/2016/unacomeme-non-ha-paura-di-mostrarsi-cosi-come/

#UnaComeMe: anche le 4writers aderiscono! :-D





Raccontateci come siete davvero, in modo autentico e naturale.
Semplice e libero. Come siete voi.
#UnaComeMe è una splendida iniziativa. Al femminile ma "non rosa".
Di selfie e non, con un'unica regola: scattate l'autenticità.
Sana e naturale. Senza filtri. Perchè siete bellissime così.
Partecipate, condividete, taggate.
#nonunadimeno
#ontheroadonlus




Maggiori informazioni sull'iniziativa qui:

martedì 26 aprile 2016

[Ritratti] - Ci sono due autrici, una libraia, una blogger e... una cascata di bouganville




Ci sono due autrici, una libraia, una blogger e... una cascata di bouganville.


Questa storia inizia quasi come una barzelletta.

Perché ci sono giorni in cui o ti fai una risata, o sei perduto.

Come quando, alla vigilia di una presentazione, metà della tua maglietta preferita si disintegra sotto la piastra ionica del ferro da stiro soft-touch nuovo di zecca. Che, aveva spergiurato l'infingardo commesso, sarebbe stato superscorrevole con i tessuti, trattandoli con estrema delicatezza.

Prima di arroventare altro, ripongo il  ferro carnivoro, ma una nuova bad news, annunciata in pompa magna dalla folgore di messenger, è già pronta per me: l'ingresso della libreria dove si terrà l'incontro è stato transennato, causa impellente e improcrastinabile make up del manto stradale.

La colata ristrutturante ovviamente non riguarda l'edicola poco distante che, forte del suo asfalto liscio e levigato, proprio lo stesso giorno sfodera un duetto composto da autrice nuova proposta + big giornalista, e tre pacchetti di figurine panini in omaggio, tanto per gradire.

Ma noi siamo pulzelle dal sorriso errante e decidiamo di combattere la sfiga a colpi di Hakuna Matata: questa presentazione s'ha da fare!  E non saranno certo un'edicola vip e una spalmata di catrame ad ostacolarci.  Che il karma si regoli e vada a fare sgambetti altrove.

Venghino Signore e Signori.

Perché qui ci sono delle storie che vale la pena raccontare.


Come quella di quella di Paola, libraia appassionata e controcorrente che indossa magliette a pois per colorare l'umore e va a caccia di libri con lo stesso fiuto di un lagotto Romagnolo: lei, di ingozzare i lettori con un paté di dozzinali best-seller, non ci pensa nemmeno.  Paola condivide con Viola sia le vertigini sia quella voglia di saltare per acciuffare il proprio desiderio. Per questo, quando un un anno fa scopre che quella libreria sta per essere ceduta, non ci pensa due volte: si licenzia, ridipinge le pareti, scrive messaggi colorati sulle lavagnette, appende cartelli in vetrina e... preme il tasto start per uno dei mestieri più belli e coraggiosi del mondo.


Poi c’è Baba, la blogger con le All star ai piedi che per amore ha imparato a conoscere i segreti del tannino e dei beccucci da travaso e, mentre gestisce L'enologo assetato divora libri,  perché è di pagine che hanno sete i suoi sogni. Barbara, in realtà, prima di parlare in pubblico un prosecco lo gradirebbe volentieri, perché è timida e ogni tanto, come Viola, si lascia mettere all'angolo. Ma quando parla di libri gli occhi le si illuminano, l'imbarazzo scivola via e le parole volteggiano come ali di farfalle e tu resti lì, incantata. Ad ascoltare.


E Alice, che una come lei puoi solo sperare di incontrarla nella vita. Quando accade tu  non guardi i gatti ma guardi lei, e ci vedi il sole e poi da lì non torni più indietro. Vorresti solo portartela a casa. Lei, il suo taglio di capelli splendidamente libero, i suoi libri e anche un paio delle rock band in cui suona. Perché sfrigola di simpatia effervescente, contagiosa e multivitaminica. Alice ha scritto uno dei romanzi più belli dell'anno e potrebbe tranquillamente fregiarsi dell'aura delle migliaia di copie vendute o giocarsi a Las Vegas le royalties. E invece no. È qui con te, a sbriciolare risate in questo sabato pomeriggio al gusto di biscotto. Alice è travolgente come Emma, capace come Matilde, dolce e umile come Viola. Tutto insieme. 


E Miranda da Mirville, che per me è come Zia Dalia, anche se in pratica siamo coetanee.

Non ha un catering di dolci ma cucina spaghetti cinesi, indossa scarpe rosse, interroga molari capricciosi, dispensa abbracci seriali e se abbrustolisci la tua maglietta preferita riesce a farti vedere il lato positivo della cosa.

Anche Miranda scrive e lo sa fare molto bene. Le parole dei suoi racconti hanno quella stessa magia delle torce infuocate dei giocolieri che ti sorprendono davanti ad un semaforo rosso: traffico e malumore svaniscono, resti lì a bocca aperta e ti ritrovi in un mondo incantato.


Paola, Alice, Baba, Miranda: donne che scrivono, raccontano, leggono ma soprattutto amano i libri e provano a contagiare gli altri con l'intensità e la bellezza della loro passione.


Donne come rigogliose bounganville, che con tenacia si arrampicano su un muro usurato dal tempo, riempiendone ogni singola crepa.

E quel muro scalcinato traboccherà di fiori colorati, che si scalderanno al sole .

Perché siamo sempre noi a decidere quando è ora di far spazio alla primavera...

©Monica Coppola  

venerdì 8 aprile 2016

[Il mondo delle donne] - In questa notte fantastica, che tutto sembra possibile (Monica Coppola e Loriana LucciarinI)





"In questa notte fantastica

che tutto sembra possibile

mentre nel cielo si arrampica

un desiderio invincibile che lascia una scia, come astronave lanciata a cercare una via

verso una nuova dimensione

un'illuminazione"


(Lorenzo Cherubini - Ti porto via con me)



In questa notte fantastica, che tutto sembra possibile...

“Esprimi un desiderio!” mi incita Loriana, sguardo cristallino in un volto da eterna bambina.

Frugo nel caos della mia tracolla alla ricerca della preziosa monetina .

L’acqua scorre rischiarata dal marmo bianco, dalla luce di una luna che riesce a brillare anche se non c’è.

Roma non ha nessuna intenzione di fare la stupida 'sta sera: mezzanotte è passata da un pezzo ma i turisti brulicano, come i selfie in pose da souvenir.

Qui è la notte di San Lorenzo sempre. Anche se non ci sono le capriole di stelle.

Tutti lanciano, sorridono, scattano.

E’ un attimo incantato anche per me. E non solo perché è l'istante che precede un desiderio.

Loriana ed io oggi ci siamo incontrate "dal vivo" per la prima volta, grazie alla presentazione di 4 Petali Rossi.

Nel corridoio della Casa delle Donne i nostri occhi si sono riconosciuti, due sorelle di anima e inchiostro; i timori sono scivolati nell’abbraccio più naturale del mondo. Due sorelle di anima e inchiostro.

Tre anni di mail , di chat, di germogli di idee da far sbocciare. E poi finalmente è primavera anche per i nostri progetti: 4petali rossi, l’antologia con i nostri racconti a sostegno della casa delle donne, diventa realtà.

Come i nostri volti, voci, mani.

Perché scrivere è svelare l’anima e io l’anima di Loriana l’avevo sfiorata tra le righe delle sue poesie, nelle pagine dei suoi racconti.

Ed era la stessa che ora ho qui, accanto a me.

L’identica dolce gladiatrice che prende dal nulla una manciata di idee, le impasta con la tenacia e ti sforna un capolavoro appetitoso.

Instancabile, infaticabile, inossidabile.

E ora sono qui, con la mia monetina.

Non c’è più molto tempo perché gli addetti alla pulizie stanno già arrivando: il camioncino arancione, la tela cerata gialla, il rastrello pronto a setacciare il tintinnio dei sogni .

“Fai in fretta, che stanno mandando tutti via!” Loriana mi riporta alla realtà.

"Dai vieni anche tu!" la chiamo "Facciamo un euro per due desideri!"

"Ma sì dài! Alla romana!" sta al gioco lei.

Ridiamo insieme con la stessa freschezza delle ragazzine dagli occhi a mandorla al nostro fianco.

Avranno la metà della metà dei nostri anni.

Ma non è tempo di calcoli in questa notte fantastica che tutto sembra possibile come direbbe Jova.

E' una notte magica che ci permette di essere spensierate come adolescenti in jeans.

Piedi e parole non stanno ferme: sono le nostre Scintille d'Anima che rischiarano questa Roma by night.

Quando rientriamo è quasi l'alba. Mi lascio cullare da Morfeo avvolta da una parete che Loriana ha ricoperto di stelle e poesie.

Al mattino mi sveglia il profumo del caffè e del pane tostato.

Sono lontana da casa eppure mi ci sento.

E' tutto delizioso.

E io sono felice.

E penso che se l'amicizia avesse un sapore sarebbe proprio questo...


Grazie Loriana!!! 



(Monica Coppola)

                                          *** *** *** ***






Dietro a un miraggio c'è sempre un miraggio da desiderare,

come del resto alla fine di un viaggio,

c'è sempre un letto da ricordare.

Bella ragazza ma chi l'ha detto che non si deve provare?

Ma chi l'ha detto che non si deve provare a provare?

....


Bella ragazza, begli occhi e bel cuore,

bello sguardo da incrociare,

sarebbe bello una sera doverti riaccompagnare.
 ....

E non avremmo più scuse allora per non uscire.

Ma che bel sole, ma che bel giallo, ma che bel blu!


(Francesco De Gregori - Viaggi e miraggi)


Bella ragazza, begli occhi e bel cuore... dal profumo di viola

Monica la conosco da anni eppure non l'ho vista mai.

Ho letto infinite volte le sue email e i suoi messaggi, dolci parole che scaldano l'anima e che sì, ti fanno capire che hai una sorella speciale in quel di Torino. Ho guardato le foto per cercare di imprimermi nella mente il volto, io che non l'ho mai incontrata, per capire se l'espressione dei suoi occhi potesse essere esattamente quella che immaginavo - vivida e intensa, specchio di un carattere esuberante -, proprio come lo è la sua voce. La voce... quella l'avevo sentita per telefono nell'ultimo periodo, quando il nostro 4 Petali Rossi è diventato realtà. 


Poi... 
Poi mi arriva un suo messaggio: "Alla presentazione di Roma ci sarò anche io!" e il mio cuore salta un colpo.

E' proprio matta! Prende un giorno di ferie e affronta un lungo viaggio in treno per esserci.
 
Emozione pura... Ci incontreremo, davvero, per la prima volta noi due
amiche e sorelle d'anima virtuali. Chissà che impressione mi farà. A volte la realtà delude e imbarazza e questo è ciò che di più temo.

Invece, appena ho sentito la sua voce inconfondibile chiamarmi per nome - quei toni leggeri e dolci sono stampati nella mia testa in modo definitivo - ho capito che lei era tutto ciò che già sapevo. Gli incoraggiamenti via sms, il confronto sui temi letterari, le confidenze che ci siamo fatte in tutti questi anni creando un'amicizia lontana ma tangibile, erano tutti lì, veri e reali, nello sguardo vivo e scintillante e nel sorriso che sapevo già sarebbe stato proprio così!

Monica, abbracciarti è stato ri-trovarti, non incontrarti per la prima volta. 


E' stato bello girare per le vie di Roma chiacchierando di mille cose, senza un filo conduttore, solo per il desiderio di parlarci. E' stato bello accoglierti in casa, nei miei spazi e nelle abitudini a me care, farti vedere pezzetti di vita che mi riguardano e sapere che li porterai un po' con te, come faccio io con la tua - pur se lontana e differente.

Ti sei sentita a casa? Anche io: l'amicizia ha casa nel cuore di chi si sostiene e si vuole bene, e per noi è così.

Sorella d'anima, ti voglio bene.



(Loriana Lucciarini)








mercoledì 3 febbraio 2016

[racconti] - Aperitivo sul piumone (estratto da "Viola, vertigini e vaniglia" di Monica Coppola)





Aperitivo sul piumone

<<Aperitivo sul piumone?>>
Emma alza il pollice e poi, con la leggiadria che la contraddistingue, si catapulta sul mio letto e accende la tv.
Mentre preparo patatine per lei e finocchi crudi per me noto che è tutta assorta nella visione di un quiz che normalmente definisce di una noia mortale.
<<Secondo te è più a nord Bolzano o Aosta?>>
<<Boh…>> io sollevo le spalle ammettendo tutta la mia ignoranza geografica.
Distrattamente prende un finocchio dalla mia ciotola <<Ah Bolzano! Pensa, avrei detto Aosta!>> prosegue sgranocchiando il vegetale <<Se mandiamo un sms possiamo vincere mille euro in gettoni d’oro.>>
No, qui qualcosa non torna.
La mia migliore amica che guarda un quiz a premi, che mangia finocchi crudi come se niente fosse…
<<Tutto bene Emma?>>
<<Oggi ho visto Edoardo>> lei sposta i suoi occhi da cerbiatta dal video e mi guarda con un’espressione improvvisamente dolce ed arrendevole.
<<Edoardo?>> aggiungo con un filo di voce <<Quell’Edoardo?>>
<<Sì, il tuo pseudo cognato. Mica ne conosco a iosa…>>
<<Ed ora la domanda da trentamila euro: di cosa si nutre lo Gnu del deserto?>> ci interrompe molesto l’audio dello schermo.
Io le sfilo il telecomando dalle mani e zittisco il video imbonitore.
<<Uffa! Volevo sentire!>> protesta Emma.
<<Ah sì? E da quanto ti sta a cuore l’alimentazione degli Gnu?>>
<<Non si sa mai. È sempre cultura generale, no?>> 

Estratto da Viola, Vertigini e Vaniglia - Monica Coppola - Booksalad editore - acquistalo qui

martedì 12 gennaio 2016

[Il mondo delle donne] - La prima vertigine (di Monica Coppola)





La prima vertigine


<<Viola>>, mi bisbiglia all’orecchio, <<puoi prenderti il resto della giornata di ferie?>>
Io resto muta e impalata, con almeno un milione di interrogativi che mi frullano nel cervello.
Primi fra tutti: perché mai questo tipo si è girato mezza città per riportarmi il manoscritto? Perché lo ha imbottito di post-it? E che diamine vorrà da me?
E quindi ora eccomi qui a dover fare una scelta.
<<Mi prendo il resto della giornata di ferie!>> declamo con un tono autorevole che quasi mi sorprende.
E che, a quanto pare, sorprende anche Mainardi.
<<Preziosi! Ma cosa crede? Mica mi può interrompere così il turno senza preavviso!>>
E come una trottola impazzita, inizia a girare su se stesso straparlando. (…)
Anche Tancredi, al mio fianco, lo osserva vagare irrequieto, tutto ansimante e paonazzo.
<<Posso occuparmene io?>> mi domanda.
Tentenno un attimo perché, all’improvviso, mi avvolge una lieve vertigine.
Quella a metà tra la paura di cadere e la voglia di volare, come direbbe Jovanotti.
E decido che per una volta, al posto di lasciarmi mordere dai dubbi, posso provare a saltare.
 
 (copyright Monica Coppola, Viola, Vertigini e Vaniglia - Booksalad ) - immagine di Maria Teresa Di Mise

giovedì 3 dicembre 2015

[Ritratti] - Arianna & Monica: due amiche, due writers, un incontro speciale


L’amicizia con Monica è nata quasi per caso, alla vecchia maniera, ma con i mezzi moderni. Siamo state amiche di penna per due anni, solo che al posto dell’inchiostro abbiamo usato le mail e le chat. Ci siamo conosciute in rete, grazie alla sua Viola. La lettura di“ Viola vertigini e vaniglia” mi aveva rapito fin dalle prime battute, accendendo la curiosità anche sulla scrittrice, che sentivo affine e non mi sbagliavo!
Sinceramente a quasi quarant’anni non credevo che mi sarebbe capitata un’amicizia che ha molto nella profondità dei legami che nascono da adolescenti, eppure ci siamo avvicinate sottovoce, quasi in punta di piedi, una mail dopo l’altra. Aspettavo le sue mail come un dono prezioso e ci siamo avvicinate giorno dopo giorno. In due anni di amicizia via web mancava soltanto la fisicità, ma ammetto che inizialmente avevo timore di togliere il velo di internet.
Quando il desiderio di incontrarla è stato più forte delle paure, ho preso il coraggio a due mani e le ho proposto di vederci con l’occasione delle ferie estive, che entrambe trascorriamo da anni in Sardegna e poco importava se eravamo quasi agli antipodi dell’isola.
Incontrarci non è stato semplice, pareva il viaggio della speranza, ho tirato giù dal letto Nicola e Sebastiano all’alba per partire puntuali ed essere a destinazione a un’ora decente. Nonostante i chilometri macinati, la strada sembrava essere infinita e, se non bastasse, nella convinzione di prendere una scorciatoia ci siamo imbattuti in una strada di montagna che non ha nulla da invidiare a un passo alpino. La ciliegina sulla torta è stato l’Hotel, che invece di essere in riva al mare, come avevo mal capito dalle recensioni su Booking, era disperso nell’entroterra ai piedi delle montagne.
Ero sfinita ancora prima di iniziare, e l’ho incontrata in parcheggio in un afoso mezzo giorno di fine agosto, in una Tortolì che pareva deserta.
Ero tesa e percepivo anche l’ansia di Monica, ma un ottimo gelato ha smorzato le paure e abbiamo iniziato a conoscerci nella dimensione più bella, quella della fisicità. Parlare e guardarsi negli occhi non ha pari, per quanto le moderne tecnologie abbiano accorciato le distanze, non c’è paragone.
Avevo già visto alcune sue fotografie, quindi sapevo com’era, ma dal vero era decisamente un’altra storia. Abbiamo trascorso il pomeriggio a chiacchierare distese sulla sabbia rosa con il mare turchese negli occhi, non potevamo avere una cornice migliore per il nostro primo incontro.
Dalla foga di non perdere nemmeno un minuto del poco tempo che avevamo a disposizione, ci siamo ricordate di scattarci una foto insieme alla fine della giornata, con i capelli scarruffati e pieni di salso, ma felici.
I minuti si sono mangiati le ore e quando ci siamo salutate, ho avuto la sensazione che il tempo fosse scivolato fra le dita troppo velocemente.
Che cosa è cambiato da quel giorno? Tutto e niente. Niente perché ci sentiamo quanto prima forse anche con maggiore intensità, tutto perché la sento ancora più vicina.
Alla prossima volta Monica, dobbiamo inventarci un’altra scusa per incontrarci!

(copyright Arianna Berna)

lunedì 2 novembre 2015

[Ritratti] - Karin Losco- La malattia mi ha insegnato a vivere (di Arianna Berna)


Karin Losco è una giovane donna che a soli diciotto anni è in grado di dare una importate lezione di coraggio, maturità e tenacia nel governare una malattia per la quale non esistono cure.
Karin è afflitta da una grave forma di patologia all’intestino che ha lasciato una testimonianza toccante in un’intervista a Vanity Fair a febbraio 2015*.
«Affrontare ogni giorno una malattia contro la quale non esistono cure significa combattere contro un mostro che alcune volte ti distrugge completamente. Ti toglie le energie e purtroppo in certi momenti riesce a strapparti anche la speranza e la voglia di vivere».
Nella sua giovane vita Karin ha dovuto già affrontare l’umiliazione di non essere compresa e non curata per il male che la divorava dentro, poiché la sua malattia era stata scambiata per un’altra e per questo erroneamente curata. «Credevano che fossi anoressica. In realtà non capivano perché non riuscivo né a mangiare né a bere nulla e allo stesso tempo a sentirmi piena. Ma se bevevo stavo male per ore, e se mangiavo qualcosa ancora peggio. Ho subito in quegli anni umiliazioni e trattamenti che non dimenticherò mai».
Il calvario era incominciato da bambina, a soli 8 anni, e nel tempo, invece di migliorare i sintomi non hanno fatto che aggravarsi. La scoperta giunge dopo sette anni, in cui il suo male prende un nome e un cognome: displasia neuronale intestinale, che come spiega la stessa Karin è «Una patologia che non consente al all’intestino di funzionare come dovrebbe».
Karin ricorda il giorno in cui le comunicarono la diagnosi «Con me – ricorda Karin – quel giorno c’erano i miei genitori che rimasero spiazzati dalla notizia. Si sente spesso parlare di malattie rare, ma si pensa sempre che essendo rare non possano capitare mai ai tuoi familiari o amici e che siano cose lontane da te e dalla tua vita, e invece non è così. Sapere di essere affetta da una malattia rara e grave, non è una bella prospettiva di vita, ma  mi ha fatto sentire risollevata. Mi ha tolto quel peso e quell’incertezza in cui ho vissuto per anni tra corsie di ospedali e cure sbagliate».
Karin ha reagito affrontando con coraggio la malattia, non lasciandosi sopraffare dallo sconforto.
«La malattia mi limita in molte cose. Mi costringe – racconta - a vivere alla giornata non programmando nulla. Poi passando dodici ore al giorno attaccata a un filo di flebo, molte notti ho difficoltà ad addormentarmi e di conseguenza di giorno sono molto stanca».
«Approfitto quando i dolori si attenuano per fare ciò che mi piace. Adoro leggere. Mi piace uscire e divertirmi. Quando invece sto troppo male a farmi compagnia c’è la musica. Quando sei affetta da una malattia rara non ricordi nemmeno quali siano i ritmi di una giornata normale. Quando vado a dormire spero sempre che il giorno che verrà sia accettabile e senza troppo dolore. Quando mi sveglio al mattino, invece, penso che ho a disposizione un nuovo giorno per poter vivere e che quel giorno non merita di essere sprecato. Mi spaventa il fatto che la mia malattia possa peggiorare e che potrei non riuscire più a mangiare e  a bere neanche quel poco che posso ora».
L’intervista alla giovane e saggia Karin finisce con parole di speranza e di entusiasmo che mi hanno personalmente toccato.
«Una malattia rara è vero, sconvolge l’esistenza, ma ogni giorno ti ricorda di non mollare. A volte non è facile, lo ammetto. La malattia mi ha cambiato la vita e il mio modo di affrontarla. Mi insegna ogni giorno che non bisogna lasciarsi andare. Ho imparato ad apprezzare ogni attimo di  serenità. Ogni piccola cosa che prima poteva sembrare insignificante ora  capisco che è preziosa. La vita, in fondo, anche con una malattia rara è una splendida avventura nella quale vale la pena di tuffarsi a capofitto».   

Dolce e bella Karin, dopo aver letto la tua importante testimonianza non posso che dimostrarti la stima che provo per te, augurandoti di non mollare mai.
Un in bocca al lupo infinito.

©Arianna Berna

*Notizia tratta dal sito http://www.vanityfair.it/news/italia/15/02/28/giornata-malattia-rara-storia-foto, articolo del 20 febbraio 2015 di Angela Altomare e fotografia del primo piano i Karin del medesimo articolo

mercoledì 2 settembre 2015

[il mondo delle donne] - TIPE DA SPIAGGIA 2015 - parte 2 (di Monica Coppola)



Tipe da Spiaggia #2

La spremitrice intrepida




Facilissima da riconoscere: potete individuarla con le gambe solitamente in posizione yoga e le braccia avvinghiate sulla schiena del povero tapino seduto davanti a lei. Ma non fatevi ingannare, non si sta prodigando in effusioni estive bensì in qualcosa di molto diverso.

Forse in un'altra vita voleva fare l'estetista ma poi qualcosa è andato storto e siccome le grandi passioni non muoiono mai, il suo passatempo preferito, in barba a beachvolley e snorkeling è la spremitura di punti neri, foruncoletti e affini degli sventurati che le orbitano intorno.

Potete anche avvistarla gattonare irrequieta a carponi sullo stuoino di rafia intorno al malcapitato che, per dare tregua alla sua martoriata schiena si è disteso supino e, sfinito e dolorante, è sprofondato in una pennichella. Lei invece, non dorme mai e anzi, approfitta del torpore delle sue vittime potenziali per studiarle più da vicino. E infatti ora il suo volto è a due centimetri dal naso del malcapitato dormiente, alla ricerca di comedoni come porcini in Val Vigezzo.

Dotata di pinzetta e kleenex, è pronta a colpire tutti indiscriminatamente. Indipendentemente da età, sesso, squadra del cuore o ideali politici

Vuoi che non ci sia un peletto impertinente che abbia deciso di spuntare all'improvviso dove non deve?

Un puntino nero da detonare?

Un brufoletto da torchiare come una biancolilla di Siracusa?

Se l'avvistate statele alla larga. Sopratutto se avete un bulbo pilifero fertile, con picchi di ricrescita o, peggio ancora, figlioli adolescenti che potrebbe avviluppare con le sue unghie laccate e restituirvi arrossati e scoppiettati come rotoli di pluriball dopo l'uso.




Tipe da Spiaggia #3
L'untuosa contorsionista


Anche lei, come (l'ex) casta spogliarellista, teme i batteri del bagnasciuga più delle rate della TARSU.
La riconoscerete perché possiede un intero kit di creme, sieri, stick a protezione totale e non appena prende posto sull'arenile inizia a sfoderare tutto l'armamentario.
Il punto è, e lei lo sa bene, che il sole colpisce a tradimento proprio laddove non te lo aspetti.
E allora prima di crogiolarsi sotto il solleone è necessario espletare a dovere il rituale della "spalmatura".
Si inizia con la posizione del fenicottero, in piedi sulla gamba sinistra, flette e distende la destra per essere certa di raggiungere anche talloni e alluci. Poi torce il collo dietro la schiena, nemmeno lo avesse snodabile, e con la mano destra, alacremente, si spalma generosamente la parte sinistra della schiena. E viceversa.
Piega il busto in avanti e fa roteare le mani tra l'interno cosce per essere certa di proteggere anche quelle parti dove, normalmente, non batte il sole.
Non contenta, estrae dalla sua fornitissima pochette, un olio viscido che distribuisce sulle sue folte chiome, che al tocco si trasformano come se avesse appena ricevuto delle affettuose leccate di cammello.
Infine arraffa lo stick per la protezione delle zone perioculari e inizia a disegnarsi tratti obliqui sul volto.
Decorata come una Zo'è del Sud America si avvia ponderata verso la riva.
E finalmente, tutta untuosa e soddisfatta, si tuffa in mare anche lei, diffondendo inquietanti chiazze galleggianti e oleose stile frittura di paranza appoggiata su uno scottex da discount.
Così, dopo aver dato il suo personale contributo di biossido di titanio, ossido di zinco, parabeni, trifosfato di pentasodio e affini, a danno dell'ecosistema marino, si dà una scrollatina e dopo qualche istante, poiché i bugiardini raccomandano di ripetere l'applicazione da capo, ricomincia con i suoi spalmamenti.
Se la vedete siate prudenti, e nuotate al largo da lei: se non volete restare invischiati nelle sue chiazze galleggianti. E tenete a portata di mano il numero di GreenPeace!

(copyright Monica Coppola - tutti i diritti riservati)


martedì 4 agosto 2015

[il mondo delle donne] - TIPE DA SPIAGGIA 2015 - parte 1 (di Monica Coppola)







Tipe da Spiaggia #1
La nuda per caso





Di solito si aggira per le spiagge avvolta in parei multistrato e grandi cappelli di paglia. Seguita da un infelice omuncolo portatore di costume a slip.

Osserva meticolosa l'ambiente circostante la playa e, quando si accorge dell'assenza di cabine destinate alla s-vestizione, è preda del panico.

Resta lì impalata e tenace, ghermita dai multistrati di stoffa indecisa sul da farsi.

Ma il sole è cocente, la sabbia rovente e il tempo tiranno, per cui, a meno di non tuffarsi tra le chiare e dolci acque con tutto il suo ambaradan tessile non ha alternativa: deve spogliarsi.

Si guarda intorno timorosa e, non appena vede sfilare sulla battigia due marmoree vichinghe in topless, che calamitano gli sguardi degli spiaggiaioli, marito compreso, coglie l'attimo per disfarsi dell'ingombrante outfit da yeti. È allora che svela un osceno olimpionico parigamba dalla fantasia che ricorda tanto un girotondo allegro di spermatozoi ma che lei, ignara, ha comunque acquistato al volo perché i costumi moderni li reputa quantomeno oltraggiosi.

La casta spogliarellista si sa, le sue grazie le mostra soltanto al fedele consorte che, infischiandosene altamente delle sue manovre pudiche, sta fissando i ballonzolanti glutei delle turiste crucche che hanno deciso di sollazzarsi giocando a racchettoni.

Ignara del rischio che il suo matrimonio sta per correre, protegge le sue chiome con un ignobile cuffietta in lattice con margheritone tridimensionali e, in tutta fretta prende il largo, per evitare che qualche sguardo bramoso possa soffermarsi sulle sue carni, pressurizzate dal costumone vintage. Ovviamente il coniuge ne approfitta per socializzare con le turiste in monokini.

Dopo la nuotata rigeneratrice che le ha fatto dimenticare l'onta del primo spogliarello, deve però affrontare un'altra spinosa questione: il costume bagnato.

E nella sua testolina bigotta si dipana un amletico dubbio: rischiare la proliferazione di funghi e batteri nelle parti "innominabili" o tentare un'impresa ardua e rischiosa, come quella del cambio costume sulla pubblica playa?

Alla fine, poiché nella preservazione delle sue grazie rientra anche l'evitare accuratamente malattie trasmissibili che sicuramente proliferano in luoghi della pubblica perdizione come quelli, e di cui, ne è certa, le spilungone bionde che ora si stanno intrattenendo con il suo uomo sono sicuramente portatrici sane, non le resta alternativa che dare il via al secondo spogliarello di quella infame giornata.

Si arrotola in un telo mare come un kebab e poi inizia a dimenare le anche tentando di liberarsi del virulento indumento da mare. Si contorce, si divincola, si sbraccia, ma il costume le resta attaccato alla pelle come una tutina in lattice.

Tuffa la testa dentro l'asciugamano, afferra l'elastico e tira con tutta la forza che ha e il costume si arena, indisponente e testardo, in un punto imprecisato tra chiappe e cosce e non ne vuole sapere di andare né su né giù.

Sfinita chiede aiuto al suo consorte che però non se la fila di striscio, tutto intento a scattarsi selfie con le sventolone dai capelli color miele.

Così, imprecando contro l'estate, le spiagge senza cabine, le crucche, e soprattutto per quello stronzo di suo marito, è costretta a fare da sé.

Nella foga della missione recupero costume, l'asciugamano le scivola e in un attimo si ritrova nuda per caso sulla pubblica playa, con le chiappe coperte a metà dal costume arrotolato, il seno prorompente e latteo e la cuffietta con i fiori in rilievo ancora in testa.

In quel preciso istante passano in contemporanea un inglese, un francese, un tedesco e un venditore di cocco napoletano, che posa il suo cestino di frutti esotici insabbiati e in un nanosecondo immortala e condivide le sue grazie su tutti i social.

Postilla: convertita e sedotta dal milione di like ottenuti, manda a cagare marito e senso del pudore e diventa fashion blogger, e opinionista fissa a Temptation Island.

(copyright Monica Coppola - tutti i diritti riservati)

lunedì 2 marzo 2015

[il mondo delle donne] - Per favore non soffiate sulle candeline (Monica Coppola)



Per favore non soffiate sulle candeline… 

Monica Coppola

 

La sveglia suona e io la metto a tacere all’istante.

Ha poco da fare casino tanto sono già sveglia.

Praticamente non ho chiuso occhio visto che la notte appena trascorsa era segnava il fatidico passaggio dagli “enta” agli “anta”.

Per documentarmi a dovere ho navigato su internet alla ricerca dei possibili effetti collaterali del passaggio di decina. L’insonnia era uno dei primi in effetti…

Seguita in buona compagnia da: irritabilità, aumento della pressione arteriosa, vampate di calore, osteoporosi, tachicardia e ovviamente aumento ponderale.

Sì certo, non è una tragedia. Esistono cose di gran lunga peggiori.

Compiere gli anni il giorno del derby (se hai un marito tifoso), o della finale di Amici (se hai figli adolescenti) ad esempio. In questo caso nessuno dei tuoi cari si filerebbe le tue candeline, nemmeno per sbaglio.

Ma l’essere nata in un giorno diverso da questi non mi consola un gran che …

Il punto è che ora sono costretta a fare i conti con una dolorosa verità. Perché se fino agli sgoccioli dei trenta ti crogioli nell’illusione di essere una ventenne con un po’ di esperienza di vita in più, dopo non c’è appiglio che tenga…

E le blande consolazioni che ti propinano le amiche più giovani, ben lontane dall’infame traguardo, sono tutte palle consolatorie senza nessun barlume di verità.

Per questo ho fretta di alzarmi per constatare di persona tutto il devasto che si è portata dietro la notte appena trascorsa.

Mi guardo allo specchio e mi sembra di vedere squadre di radicali più liberi che mai scorazzare intorno al mio contorno occhi, più plumbeo del solito.

Desisto e passo alla fase di ispezione due: controllo del peso.

Salgo sulla pesa che non dà cenni di vita perché funziona soltanto se esposta a luce solare. Così esco sul balcone e sporgo fuori la bilancia alla ricerca dei primi pallidi raggi di sole.

La signora di fronte è affannata a sbattere i tappeti ma, non appena si accorge di me, in pigiama a litigare con la bilancia, mi indirizza uno sguardo compassionevole, che mi convince a battere in ritirata. Vorrà dire che vivrò il mio primo giorno da quarantenne con l’illusione di essere in forma perfetta.

Mentre mi vesto cerco qualcosa che in qualche modo camuffi l’anno in più: un abito che non lasci scoperte le gambe (che già noto afflitte da ricrescita villosa e precoce sicuramente dovute al fatidico passaggio), che scenda morbido sui fianchi e che magari abbia anche un effetto push up. Sposto le grucce ma ovviamente non trovo niente del genere. In compenso dallo specchio dell’armadio noto, con disappunto, che l’umidità mi arriccia tutto il carrè rendendolo simile al pelo di un gatto randagio dopo un temporale estivo.

Comunque è ora di uscire e quindi,tutta afflitta mi incammino verso la fermata e salgo sul bus.

“Signora vuole sedersi?”

Un’adolescente con il capo rasato a metà mi sorride cedendomi, inaspettatamente, il posto.

E qui i casi sono due: o la ragazzina è squisitamente gentile o io inizio ad apparire decisamente più, come dire, matura ecco.

Perché sono almeno vent’anni che scorrazzo sui bus e ‘sta cosa non mi è mai successa prima…

“No, grazie. Sono quasi arrivata” mento spudoratamente visto che mancano ancora ventidue pressanti fermate.

Per distrarmi dai pensieri sbriciola autostima, mi metto ad origliare la discussione un gruppetto di ragazzine.

“Ma che davvero?” sta chiedendo una di loro, masticando un chewingum dietro l’altro “Uhh che situazione da sclero. Io mi seppellirei.”

“Ti dico di sì. Viene a fare zumba con me. E mette pure le foto su instangram!” si lamenta l’altra continuando a far scorrere i pollici sullo smartphone

“Ma chi tua madre?” le fa eco la tipetta rasata che mi aveva ceduto il posto

“Madoi raga vorrei morire…” ribatte sconsolata l’altra “Voglio dire. Mi è pure simpatica. Ma a saltare in leggins e top, alla sua età, giuro, è imbarazzante…”

“Eh sì…meno male che la mia fa pilates a casa con you tube così non la vede nessuno.” miss chewing-gum scoppia l’ennesimo fragoloso palloncino.

“Beata te…” sospira l’altra sconsolata.

Mentre memorizzo a caratteri cubitali che, semmai mi saltasse il guizzo di andare in palestra, la scelta dovrà assolutamente ricadere su fitness centre distante almeno 50-60 km dall’area in cui bazzica mia figlia con le sue amichette, mi accorgo di essere arrivata a destinazione.

Scendo di corsa con il fiato corto e il cuore che sembra schizzare fuori.

Eh sì, wikipedia lo diceva chiaro: affanno e tachicardia, gli altri compagni molesti dell’invecchiamento precoce.

Mentre boccheggio cercando di riprendere fiato mi ritrovo davanti alla parafarmacia del corso che, invitante, mi ammalia con le sue beauty offerte promozionali.

Forse è arrivato il momento di agire.

Una giovane e levigata commessa mi sorride benevola.

“Buongiorno. Posso fare qualcosa per lei?”

Decido di essere sincera anche perché il tempo corre, in tutti i sensi purtroppo.

“Ehm salve… può consigliarmi qualche crema anti età’?”

“Certamente. Quanti anni ha?”

“ ‘ranta…” bisbiglio sottovoce.

“Cinquanta?” solleva le sopracciglia perfettamente delineate con aria stupita.

“No, quaranta…” preciso indispettita “Compiuti solo da qualche ora eh…”

“Ohhh mi spiace tanto.” Ribatte sinceramente rammaricata “Però non si preoccupi. Ora vediamo di rimediare ehm… il rimediabile” mi lancia un’altra occhiata furtiva e poi ancheggia sinuosa da uno scaffale all’altro, svuotandoli per metà.

Mentre io sto ancora meditando su quale sia l’esatto significato di “rimediare il rimediabile” lei depone una montagnola di flaconi, blister e tubetti sul bancone “Diciamo che per iniziare questi dovrebbero bastare…”

“Mi serve tutta questa roba?” domando esterrefatta.

“Come minimo. Deve combattere l’invecchiamento in modo massiccio, le servono antiossidanti, leviganti, esfolianti, miorilassanti e ristrutturanti di barriera.” Ad ogni definizione mi mostra un prodotto e poi aggiunge con delicatezza “Sa, avere quarant’anni non è mica come averne venti…”

Ma va? Grazie per la perla di saggezza!

“Però lei è fortunata. La cosmesi ha fatto progressi enormi e anche lei ne potrà beneficiare” le sue labbra lucenti di gloss si piegano all’insù “Grazie ai poliidrossiacidi come il gluconolattone e il lattobionico potrà tornare ad avere la pelle di una ragazzina…”

Non so perché ma il termine “lattobionico” mi fa venire in mente un supereroe muscoloso tutto intento a poppare da una tettarella siliconata e la cosa mi fa alquanto ridere.

Lei invece è serissima. “Guardi che la lotta ai segni del tempo è una cosa seria…” si affretta a rimproverarmi.

“Ehm sì… E quanto mi costerebbe tutto questo?” chiedo indicando quel pout pourri che mi garantirà eterna giovinezza.

Le sue dita affusolate dalla perfetta french manicure scansionano meticolose ogni confezione. “Soltanto ottocentocinque euro e novanta…”

Al ferale annuncio divento più pallida del suo camice “Ehm … E solo il glucolattone quanto costa?”

“Il gluconolattone intende?” mi corregge lei “Il minisiero da 5 ml novantasette euro. Ma se non me l’abbina all’acido lattobionico non mi sento di assicurarle il pieno funzionamento delle proprietà ossidirliche sull’epidermide l’avviso…”

“Sarebbe a dire?”domando piuttosto confusa.

“Sarebbe a dire che le rughe se le tiene” ribatte spazientita una signora con gli zigomi push up in coda dietro di me.

L’orologio intanto batte le nove e io capisco che devo sbrigarmi.

“Beh senta, magari ci penso eh… Grazie.”

“Ecco sì, faccia così che è meglio per tutti…” mi scavalca già senza troppi complimenti Miss Zigomo Alto.

“Ma non vuole nemmeno la crema antiossidante alla quercetina?” ritenta ancora la commessa “Oggi è in offerta a settantacinque euro!”

Io penso alle mie rughe e poi a tutte le cose belle che potrei fare con quella cifra.

Allora arraffo dallo scaffale un pacco di caramelle fuxia per combattere la flora batterica e le porgo alla commessa “Ci ho ripensato. Prendo solo queste”.

Esco accompagnata da una scia di dissensi di sottofondo senza alcuna nostalgia per la mancata adozione di glucolattoni e affini.

Mi specchio in una vetrina e crucciata osservo la ruga vicino alle sopracciglia.

Sul cellulare intanto vibrano i primi messaggi di auguri che mi mettono di buonumore.

Rincuorata dalle manifestazioni d’affetto che arrivano dall’etere mi ritrovo a sorridere. Accarezzo la mia ruga pensando che, in fondo, fa parte di me. E forse, con un pizzico di spensieratezza, potremmo anche diventare buone “compagne di viaggio”.

©Monica Coppola