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venerdì 3 marzo 2017

[news] - la writer Silvia Devitofrancesco esce con un nuovo romanzo: "Essenzialmente Donna"

Bella news! 

La writer Silvia esce con un nuovo volume: la raccolta di racconti "Essenzialmente donna" che dà voce all'universo femminile! 

Imperdibile! ...Che aspettate ad acquistarlo? :-D





TITOLO: ESSENZIALMENTE DONNA
AUTORE: SILVIA DEVITOFRANCESCO
EDITORE: SELF PUBLISHING
GENERE: RACCOLTA DI RACCONTI/NARRATIVA
PAGINE: 70
DATA DI USCITA: 6 MARZO
FORMATO: UNICAMENTE EBOOK
PREZZO: 0,99 EURO / GRATIS CON KINDLE UNLIMITED



 

SINOSSI

"Essere donna è essere una delle creature più poliedriche del Creato".
Sette racconti che spaziano dal Romance all'indagine psicologica, dalla problematica familiare al genere storico, dal ricordo adolescenziale al Chick lit.
Sette personaggi femminili raccontano le loro storie ed esprimono il loro modo di essere donna.
Completa il testo una piccola guida ironica per essere donne vincenti nel XXI secolo.

BIOGRAFIA: Silvia Devitofrancesco è nata a Bari nel 1990. È laureata in Lettere (curriculum “Editoria e Giornalismo”) e ama scrivere e leggere sin da piccola. Dopo aver pubblicato racconti in antologie, approda al romanzo con "Lo specchio del tempo" col quale vincerà il premio letterario "Autore Possibile 2016".
Nel 2016 pubblica l'opera umoristica "Ultimo accesso alle..." e la commedia romantica "Un secondo, primo Natale"
Gestisce il blog letterario www.ragazzainrosso.wordpress.com

lunedì 14 marzo 2016

[Recensioni] - L'ultima settimana di settembre di Lorenzo Licalzi (a cura di Silvia Devitofrancesco)


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Pietro Rinaldi, scrittore genovese, è giunto alla veneranda età di ottant’anni. Solo, dopo aver perso la moglie Sara e aver deciso di non avere grandi contatti con la figlia Roberta, vorrebbe suicidarsi proprio il giorno in cui spegnerà le ottanta candeline. Tuttavia tale piano non potrà essere attuato. La morte improvvisa della figlia e del genero, costringerà Pietro a confrontarsi con Diego, il quindicenne figlio della coppia nonché suo nipote, accompagnato dal fedele cagnone Sid. 
L’uomo non vuole però assumersi la responsabilità di un adolescente e così si mette in contatto con Marcello, zio del ragazzo, residente a Roma. Il viaggio Genova – Roma a bordo di Dea, una vecchia Citroen DS Pallas decappottabile è per Pietro una vera e propria rivelazione sul suo ruolo di nonno. 
“L’egoismo vince su tutto, perde soltanto contro l’amore, l’unica forza in grado di annichilirlo.; ma di amore non ce n’è a sufficienza, mentre l’egoismo è molto più diffuso e radicato in noi. È l’egoismo il motore del mondo, per questo va avanti male; in ogni caso, se non ci fosse ci saremmo già estinti.” 
In un primo momento ho pensato che questo romanzo fosse incentrato sul tema del conflitto generazionale nonno vs nipote, invece, sin dalle prime pagine, ci si accorge che non è così. 
L’opera sviluppa numerose tematiche: la solitudine, la morte, il suicidio, il senso di responsabilità, la famiglia. Pietro Rinaldi è un uomo in continua lotta col mondo (i titoli dei suoi romanzi lo dimostrano ampiamente), convinto che ormai per lui non c’è più posto. Si rifiuta di usare il computer, il cellulare e di frequentare la famiglia. Quando, suo malgrado, si trova a dover fronteggiare un’emergenza di così grande portata, ecco che Pietro inaspettatamente dimostra di saper tenere le redini. 
Il viaggio Genova – Roma rivela ben presto il suo senso metaforico. Nonno e nipote iniziano a guardarsi con occhi diversi, imparando a conoscersi reciprocamente. Gli incontri con personaggi dai tratti caratteriali decisamente singolari (l’amico di un tempo Cesare e lo sconosciuto autostoppista Luigi con relativi amici) che sembrano rallentare un viaggio nel quale la meta coincide con una nuova separazione, permettono ai due protagonisti di vivere esperienze di condivisione. 
Attraverso il rapporto con Diego, Pietro cresce, imparando a conoscere meglio se stesso, fino ad arrivare ad apprezzare la vita. Quella vita che gli ha tolto una figlia, ma gli ha regalato un nipote. Diego appare sin dal primo momento un quindicenne maturo. Non piange mai (o almeno non lo fa mai vedere), asseconda il nonno nella scelta di affidarlo agli zii, si preoccupa delle sue responsabilità. 
Non mancano certo, nel corso della storia, momenti in cui il suo lato ancora bambino prende il sopravvento ed è proprio durante questi momenti che il legame nonno – nipote si consolida, divenendo qualcosa d’importante. 
Con uno stile semplice, ironico e un ritmo abbastanza serrato (ci sono momenti in cui le descrizioni lo rallentano considerevolmente) l’autore riesce a dare vita a ritratti psicologici ben definiti. 
La sua opera è un lungo flusso di coscienza nel quale i personaggi si perdono, soffrono, sorridono, si amano e si odiano. Il lettore è abbastanza coinvolto dalle vicende. Sembra avvertire anch’egli i turbamenti di Pietro, vorrebbe provare a dare risposta alle sue domande e non può non rimanere spiazzato dinanzi all’incredibile decisione finale di Pietro. 
Un romanzo interessante. Un’opera che consegna un messaggio di speranza e tenerezza. Una dimostrazione d’amore.
(recensione a cura di Silvia Devitofrancesco)

martedì 1 marzo 2016

[Recensioni] - Il sequestro Monaci – William L. Chioccini (a cura di Arianna Berna)



Il sequestro Monaci – William L. Chioccini 

 


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Il sequestro Monaci racconta la storia che nessuna famiglia vorrebbe mai vivere, il sequestro di un componente.

I personaggi sono ben delineati e costruiti, crescono pagina dopo pagina, delimitando i tratti essenziali e le sfumature.

Lucia è la figlia di un noto gioielliere e viene rapita da una banda di delinquenti nell’intento di ottenere un riscatto in cambio della libertà della giovane. Lucia subisce la prigionia in luoghi ameni, legata ad una catena come un cane, è costretta a vivere in condizioni inumane. Quel pezzo di ferro la blocca e limita la libertà di tornare alla propria vita, fatta di eventi normali, una pizza con gli amici, una vacanza, il cellulare.

Prima del sequestro Lucia era una ragazza come tante altre di buona famiglia, apparentemente viziata, ma nelle difficoltà non si è lasciata abbattere e si è adattata all’inadattabile. Sopporta la sporcizia, gli insetti, il cibo scarso, la poca acqua, le cattiverie dei suoi aguzzini, attendendo che i giorni passino, nella speranza che qualcosa accada. I giorni tuttavia trascorrono e per molto tempo, mesi, ma nulla cambia, perché subisce sulla propria pelle il braccio di ferro fra lo Stato che ha disposto il blocco dei beni e i rapitori che non intendono mollarla senza aver ricevuto in cambio denaro.

Il dramma del padre di Lucia che ama la figlia ed è disposto a pagare per riaverla a casa, ma non può e non vuole concedere quanto chiesto perché la somma è decisamente alta e in fondo i soldi li ha guadagnati a fatica pure lui. Dieci milioni di euro è una somma da capogiro e si trova nell’evidente difficoltà di raccogliere quanto chiesto anche a causa del blocco dei beni.

La madre di Lucia è all'apparenza debole, ma nemmeno tanto quanto il marito la crede, perché prende anch’ella le sue iniziative per aiutare la risoluzione positiva della trattativa.

I sequestratori sono dei delinquenti senza scrupoli e uno in particolare è una figura ambigua e non si capisce se provi empatia.

Il moderatore invece è un ex poliziotto, un uomo di fiducia della famiglia Monaci, che intavola con i delinquenti una trattativa estenuante, l’incontro delle volontà sembra impensabile, perché la richiesta è dici volte tanto quanto la famiglia è disposta a dare, finché si apre una nuova via.

La fretta della famiglia di riavere Lucia a casa e dei sequestratori di ricevere il riscatto si scontra con la lentezza della macchina della giustizia sempre troppo indietro in tutti i suoi processi, a partire dalla fase investigativa, purtroppo ingessata da regole, che ideate nell'intento di fare del bene, rischiano di ottenere il risultato opposto.

Anche la descrizione della prigionia è credibile e palpabile, i luoghi si immaginano senza sforzo, come pure l’immedesimazione nella storia avviene spontanea, proprio come deve essere quando si legge un buon libro. Inoltre l’architettura della storia non è mai scontata fino alla fine.

Il libro mi è piaciuto molto, oltre alla storia che mi ha coinvolto, ho anche piacevolmente trovato delle frasi di spessore che vale la pena leggere. Vi cito per tutte una:

"Nessuno ottiene ciò che vuole capitano. E' la condizione umana ad impedirlo. Siamo esseri incompleti, fallibili e infelici. Vogliamo troppo. Vogliamo le cose che non possiamo avere".

(recensione a cura di Arianna Berna)