martedì 1 marzo 2016

[racconti] - "Chi sei?" di Loriana Lucciarini


Chi sei?

Loriana Lucciarini



“Ecco, ora tocca a me”
Sono emozionato.
Ci dovrei essere abituato, invece ogni volta è sempre la stessa storia. Si accendono le luci, il faro mi punta proprio negli occhi. Charlie mi dà una pacca sulle spalle e mi infonde coraggio. Lo ringrazio con un sorriso teso, respiro profondamente e via. Con un balzo entro in scena e vengo accolto da urla e battiti di mani.
Non ci posso ancora credere, sono tutti miei fans, gente che mi acclama, che condivide quello che faccio, che compra i miei dischi, e viene ai miei concerti. In questo istante provo proprio tanto amore per questa platea di gente, per quei ragazzi che sventolano i loro maglioni e per quelle ragazze che saltano come grilli per vedermi bene.
Anche se ne ho fatti parecchi, ogni concerto è nuovo per me e son sempre emozionato. Forse perché mi sento in debito e non voglio deludere tutte le persone che credono in me o forse il successo mi è arrivato così di colpo, da non essere preparato psicologicamente a realizzare quanta importanza io abbia per queste persone, che vengono a vedere me, solo me.
E’ una cosa fantastica, ed è per questo che amo il mio pubblico e so che non riuscirei a vivere senza il loro amore.
Inizio a suonare accompagnato da grida e cori. Il mio nome sale dalla platea e si estende per tutto il teatro.
Vengo percorso da un brivido. In questi momenti ho la certezza di non poter fare altro nella vita che cantare. Sì, la musica è la mia vita, la mia forza, ed è solo lei che dà un senso a quello che faccio, alla mia intera esistenza.
Molte volte mi assalgono dubbi e la paura di fallire. Mi chiedo se quello che faccio è giusto. Se il mio lavoro va bene così o se potrei migliorare. Ho il terrore di trasformarmi in un burattino nelle mani dei discografici e che le pressioni commerciali che subisco quotidianamente possano inquinare il naturale esprimersi della mia arte.
Le note scorrono veloci nella grandezza del teatro. La folla prima in silenzio ascolta, poi inizia a cantare con me.
Ora sì che mi sento bene, l’ansia e la tensione sono svanite, ora sono solo musica e vengo trasportato dalla mia stessa melodia, divento parte del pubblico e il pubblico parte di me.
Ad un tratto il mio sguardo viene catturato da una ragazza in prima fila. L’ho notata subito per il suo orribile maglione verde; un verde mela acerba fosforescente, un verde che spicca tra la folla. E’ davvero bella, però, nonostante il golf! Ha il viso dolce, lisci capelli castani, volto roseo, grandi occhi celesti con lunghe ciglia. La guardo, mi sorride. Sono rapito dalla sua bellezza, un alone di mistero la circonda. E’ strano, non si agita come tutti, mi guarda e basta.
Termino il concerto con l’irrefrenabile desiderio di conoscerla.

Per uscire dal Palasport ci impiego ore. I fans mi accerchiano, porgendomi penna e foglietti. Non mi irrito perché sono felice che qualcuno mi chieda l’autografo e sono disponibile a fare foto con chi me lo chiede. Tutto questo è segno di ammirazione e non lo vivo come un fastidio, però la popolarità non mi dà la felicità. Vivo in un ambiente falso, dove la gente è arrivista e presuntuosa, qui i valori che contano sono “mercato”, “classifica”, “vendite”, “guadagno”. Nessuno mi è vicino veramente, chi si dichiara mio amico è interessato solo a quello che rappresento, non per chi realmente sono.
Mi giro e saluto la folla, un ragazzo mi urla “Grazie per essere così disponibile con noi! Continua così, sei grande!”. Queste sono parole che mi fanno bene.
Svolto l’angolo con la macchina e mi fermo bruscamente. Eccola è lei, la ragazza del concerto!
Sta immobile vicino alla fermata dell’autobus, guarda la macchina, ha capito che ci sono io, ma non dice nulla. Nessun segno di emozione, nessun gesto per attirare la mia attenzione, guarda e basta. I suoi occhi mi si piantano dentro e non riesco più a mandare via quel suo sguardo strano, enigmatico, neanche quando riparto oltre quell’incrocio, verso la città, verso casa.
Sono già tre sere di seguito che questa enigmatica ragazza viene ai miei concerti, ma all’uscita non c’è mai. Inizio veramente ad innervosirmi ora perché me la ritrovo lontana, agli angoli della strada, vicino all’hotel dove alloggio. Certe volte mi fa persino paura, solo che non riesco a pensare male di lei, quel volto, quello sguardo seppur fisso è così dolce e gentile.
Il mistero s’infittisce. Ora non solo me la ritrovo in ogni concerto, ma ricevo anche una rosa rossa ogni giorno. Se non fossi così preso penserei che mi sta corteggiando in modo un po’ insolito.

Di nuovo sul palco. Questo è l’ultima serata del mio tour. Mi spiace terminare, soprattutto perché so che non vedrò più lei. Mi ha seguito in ogni città, è stata presente in ogni mia serata. Ed io… la penso continuamente. Che idiozia essermi innamorato di una ragazza con cui non ho mai parlato!
Con quest’ultimo pensiero entro in scena. La vedo subito. Di nuovo qui, in prima fila, ancora una volta, l'ultima. Le sorrido cercando di farle capire che mi è entrata nei pensieri, ma lei non ha nessuna reazione.
All’uscita firmo velocemente gli autografi e scatto qualche foto con i fan, poi mi avvio all’angolo del bus cercando di incontrarla e deciso a parlarle. Come immaginavo lei è lì. Mi guarda e sorride poi, lentamente, si gira e se ne va. Io la inseguo e la raggiungo, con una certa apprensione.
“Chi sei?” le domando con un misto di stupore e felicità, nel poterle finalmente parlare, per la prima volta. Da vicino, illuminata dalle luci della città è ancora più bella di quel che credevo.
“Chi sono?” ripete lei, con una voce talmente soave da sembrare un angelo.
“Sì, chi sei?” insisto io.
“Io sono la musica, l’ispirazione, il fluido appassionato dell’arte” mi risponde con un sorriso.
Come non crederle? Assurdo sì. Sapevo che era proprio così.
“Perché vieni a vedermi?”
“Tu fai parte della musica e la musica è il mio mondo, quindi tu fai parte di me. Ed io ti sento scivolare via, lentamente. Stai perdendo te stesso e le tue idee. Non cadere nel compromesso e nella falsità. Resta così come sei e allora io sarò salva e rimarrò con te, nel tuo cuore e nella tua vita. E tu rimarrai con me, nel mio mondo fatto di armonia e ispirazione.” Detto questo mi accarezza il volto e mi sorride, facendo scivolare una lacrima d’argento. I suoi occhi ora sono velati dalle lacrime, questo le aggiunge un fascino irresistibile.
D’istinto la bacio, il bacio più dolce che abbia mai dato.
Lei mi sussurra “la musica è la tua vita, lascia che la tua vita diventi musica. Ascolta ciò che sente il tuo cuore, trasformalo in canto e note. Sarà bellissimo!”
Le sorrido mentre la vedo andare via, con ancora in mente la sensazione e il ricordo di quel bacio. Mentre le nostre labbra si toccavano è sembrato di ascoltare un urlo di gioia, il brusio della folla in un'armonia di suoni…
Le corro dietro, ma appena svolto l’angolo lei non c’è più. Sparita! Svanita via, così velocemente, che non ho avuto neanche il tempo di poterle rubare un ultimo sorriso. Lei, evanescente come una nuvola in autunno, come la felicità.
Ha affermato di essere la musica, l’ispirazione e mi ha fatto capire che ciò che faccio è giusto e che non devo cedere le mie idee. Farò come lei mi ha suggerito, per diventare la sua casa, dove potrà vivere ed aiutarmi a donare a tutti un po’ di gioia.
Forse è vero, magari è proprio un angelo. E’ venuta dal nulla e vi è ritornata, ma… chissà, forse un giorno, tra le note di un pianoforte o tra le corde della mia chitarra, ritroverò quel suo dolcissimo sorriso. E intanto già nuova ispirazione mi scorre nelle vene…

©Loriana Lucciarini

[questo racconto è disponibile, assieme ad altri sulla piattaforma di lettura gratuita on line mEEtale a questo link ]

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